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Raccuglia: il sacrificio degli agenti, le spese anticipate di tasca propria

Per favore, non chiamateci eroi perché arrestiamo i boss latitanti“, sussurra uno dei ragazzi della Catturandi mentre si sfila il mefisto che domenica hanno visto le televisioni di mezzo mondo. “Questo è il nostro lavoro. Piuttosto, chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio“. Da mesi, non ci sono soldi per le missioni fuori sede dei poliziotti più famosi d’Italia, quelli che hanno arrestato Raccuglia, e prima di lui Lo Piccolo e Provenzano.

Le indagini per la cattura di Mimmo Raccuglia sono state un vero e proprio slalom per i poliziotti della squadra Catturandi della Mobile palermitana. E non solo perché il padrino di Altofonte sembrava imprendibile, tra fidati postini, favoreggiatori e insospettabili complici. “I tagli al comparto sicurezza sono stati il peggiore ostacolo che i poliziotti hanno dovuto fronteggiare in questi mesi“, dice Franco Billitterisegretario provinciale del sindacato di polizia Siap. I rimborsi per le missioni fuori città sono ormai bloccati da mesi, gli straordinari vengono pesantemente decurtati e i rimborsi per i pasti durante le missioni arrivano con nove mesi di ritardo. “In realtà, i tagli hanno determinato un effetto paradossale – sostiene Billitteri – le indagini antimafia sono proseguite con i risultati di sempre, grazie agli operai che lavorano nel cantiere dell’antimafia. L’operaio, però, non ci mette soltanto passione, anche i suoi soldi“.

In questi mesi di indagini senza sosta fra Palermo e Trapani, passando per gli appostamenti nei luoghi più impensabili, persino in montagna, gli imprevisti non sono mancati. “Anche in questo caso, imprevisti non di mafia, ma di antimafia“, dice ironicamente Nicolò Caronia, anche lui componente della segreteria del Siap. Qualche esempio. La Catturandi si è ritrovata nel giro di poco tempo solo con due auto civetta: tutti i mezzi necessari sono stati allora noleggiati dal Servizio centrale operativo.

Tempo fa, poi, è accaduto davvero l’imprevedibile nella storica palazzina che ospita la squadra mobile di Palermo: si è rotta la colonna di scarico dei servizi, ci volevano 4.500 euro per le riparazioni, ma i soldi non erano immediatamente disponibili. Per un mese, tutti i poliziotti in servizio alla Mobile sono dovuti uscire dall’ufficio e andare in questura per trovare un servizio igienico. “A questi e tanti altri imprevisti quotidiani, i vertici della Mobile e della questura hanno risposto con prontezza e soprattutto con tanta fantasia – dice Caronia – alla fine i soldi per le riparazioni si sono trovati. Ma quanta fatica“.

Sostiene Billitteri, che è anche uno degli investigatori della squadra mobile: “Siamo d’accordo con il ministro Brunetta quando parla di produttività ed eccellenza, ma francamente non capiamo perché ai dipendenti di uno degli uffici più efficienti d’Italia sia stata pagata solo la metà della voce produttività del 2008“. I ragazzi e le ragazze della Catturandi hanno aspettato due anni per vedere in busta paga gli straordinari fatti sulle montagne di Corleone a caccia di Provenzano. E altri due anni hanno atteso gli straordinari dopo l’arresto di Lo Piccolo: “Ma è arrivato soltanto il 50 per cento di quanto dovuto“, denuncia il Siap.

La lotta alla mafia prosegue nel fortino della squadra mobile di Palermo. Gli investigatori stanno anticipando i soldi per un’altra missione importante, a Trapani, per l’arresto del superlatitante Messina Denaro. “Davvero curioso – dice il sindacalista Billitteri – la sezione Criminalità organizzata ha competenza interprovinciale, ma non dispone di fondi per le missioni fuori Palermo“.

I ragazzi che hanno arrestato Raccuglia, quelli che domenica sera hanno esultato davanti alla Mobile, hanno fatto nell’ultimo mese 100 ore di straordinario. “È stato un mese massacrante – racconta Caronia – ma i poliziotti sanno già che nonostante i complimenti di tutti i politici verranno riconosciute ad ognuno di loro solo 55 ore di straordinario. E ne verranno pagate solo 36“.

 

Fonte:repubblica.it

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