UILP: INTERVISTA ESCLUSIVA A ROMANO BELLISSIMA DOPO L'ASSEMBLEA DEI QUADRI DI QUESTA MATTINA |
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di: Redazione Nsd
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mercoledì 18 marzo 2009 |
(NSD) - Si è tenuta questa mattina a Roma l'assemblea nazionale dei quadri della Uil Pensionati organizzata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficili condizioni di vita degli anziani e dei pensionati italiani. A margine del dibattito, ai nostri microfoni è intervenuto il Segretario generale della Uilp, Romano Bellissima, che ha spiegato quali iniziative intende mettere in atto per cercare di ridare potere d'acquisto alle pensioni.
INTERVISTA A ROMANO BELLISSIMA
"Facciamo uscire dalla crisi un’Italia migliore". Questo il titolo che avete scelto per l'assemblea nazionale dei quadri della Uilp che si è tenuta oggi a Roma e che ha dato il via ad una grande campagna di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento e dell’intero Paese sulle difficili condizioni degli anziani e dei pensionati italiani. Quali sono i principali obiettivi che vi siete prefissati?
In una situazione di grave crisi come quella che ha investito tutto il mondo e anche il nostro Paese, chi subisce i danni maggiori sono le categorie più deboli come gli anziani, i pensionati e tutte quelle persone che perdono il posto di lavoro. In questa situazione i più deboli pagano il prezzo più elevato. Noi vorremmo convincere il Governo ad assumere iniziative più consistenti verso queste categorie che altrimenti rischiano di cadere nella povertà più assoluta e nella disperazione. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare il Governo passando attraverso una sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Noi siamo convinti che il problema degli anziani e dei pensionati sia un problema dell'Italia. I consumi continuano a scendere perché il potere d'acquisto delle pensioni e dei salari si è abbassato troppo e non ci sono interventi volti a ripristinarlo. Se vogliamo uscire dalla crisi, è importante ridare fiato al potere d'acquisto dei pensionati, dei lavoratori e dei dipendenti in modo da poter alzare la domanda interna.
Oggi avete lanciato anche l'iniziativa denominata "Manda una cartolina al Governo insieme a noi" e ne avete stampate un milione di copie per coinvolgere la società civile. Da dove nasce l'idea di questa provocazione?
L'idea è quella di evitare le solite manifestazioni che non riescono più a sensibilizzare le persone. Troppe manifestazioni finiscono con il passare nella distrazione e nell'indifferenza collettiva. Noi vogliamo utilizzare uno strumento che faccia assumere consapevolezza in primo luogo ai cittadini. Quello degli anziani, dei pensionati e delle persone non autosufficienti è un grave problema sociale e nazionale. I cittadini devono rendersene conto e insieme a noi devono provare a sensibilizzare il Governo su questi temi. Per questo abbiamo pensato di inviare una cartolina sollecitando il Governo ad interventi immediati e consistenti a sostegno delle categorie più penalizzate e più in difficoltà. Con questa iniziativa vogliamo far sentire al Governo anche la pressione della società civile.
La crisi economica non può certo essere risolta con colpi ad effetto o con la bacchetta magica. Voi, come Uil Pensionati, quale ricetta proponete per cercare di dare respiro alle categorie più deboli e per difendere meglio il potere d'acquisto?
In una situazione di grave crisi come quella che sta attraversando il nostro Paese non è facile reperire risorse e distribuirle a tutti. Bisogna scegliere quali sono le priorità e noi riteniamo che tra queste ci sia quella di sostenere i consumi e di ripristinare il potere d'acquisto di pensioni e salari. Noi non diciamo di dare “tutto e subito”; quello della rivalutazione delle pensioni è un problema reale del Paese ed è anche un problema di giustizia sociale ma soprattutto è un mezzo attraverso il quale si può ridare potere d'acquisto alle pensioni e quindi ai consumi per aiutare l'Italia ad uscire dalla crisi. Chiediamo al Governo di stabilire quanto può dare per gli anziani, i pensionati e le persone non autosufficienti. E con queste risorse cominciamo a stabilire le priorità e a mettere in cantiere un progetto di rivalutazione delle pensioni che deve essere attuato con le dovute gradualità ma deve aiutare tutte quelle pensioni che sono state duramente penalizzate sia dalle riforme di risanamento economico del Paese del passato che dalle speculazioni derivanti dall'entrata in vigore dell'Euro. Non si tratta, quindi, di un atto di “arroccamento” dei pensionati, ma della ricerca di una soluzione graduale che porti a risolvere il problema. Ridare potere d'acquisto alle pensioni e con esso contribuire ad elevare la domanda interna e quindi a difendere l'economia del Paese.
Parliamo di "non autosufficienza". Prima della caduta del Governo Prodi erano state messe in cantiere alcune iniziative interessanti. Poi il cambio di legislatura ha stravolto i piani. Attualmente a che punto siamo. Ci sono stati passi avanti o è ancora tutto fermo?
Purtroppo bisogna dire che è ancora tutto fermo. Giace in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che noi abbiamo presentato molto tempo fa per una legge organica di tutela delle persone non autosufficienti. Abbiamo sollecitato il Presidente Fini per metterla in discussione alla Camera ma al momento non è stato fatto ancora nulla. Il problema va assumendo il carattere di gravità davvero insostenibile: ci sono famiglie alla disperazione perché chi ha un congiunto non autosufficiente è di fatto lasciato solo a se stesso. Ci sono alcune iniziative locali, messe in atto anche grazie all'intervento dei sindacati dei pensionati, che stanno spingendo le Regioni a dotarsi di leggi per tutelare le persone non autosufficienti. Ma in assenza di una legge nazionale si corre il rischio che in una Regione si sia tutelati e in un'altra no, creando degli squilibri e delle disparità di trattamento. Si crea così una situazione a “macchia di leopardo” molto brutta e molto difficile da gestire e che rischia di incrinare la coesione del Paese. Proprio per questo sollecitiamo il Governo ad emanare una legge nazionale che garantisca il diritto alle persone non autosufficienti di avere le tutele minime. Poi, le Regioni possono dare di più in base alle loro condizioni economiche ma tutti devono avere garantito almeno un diritto minimo.
In una sua dichiarazione di qualche settimana fa, Lei ha proposto di “utilizzare una logica costruttiva invece della solita logica della contrapposizione”. Questo invito alla concordia era rivolto un po' a tutti, sia alla politica che al mondo sindacale che negli ultimi mesi ha vissuto rotture ed incomprensioni?
In una situazione di così grave difficoltà non bisogna arroccarsi e pensare al “si salvi chi può”. Bisogna pensare che l'intero sistema Paese deve reagire in modo coeso e solidale per il superamento della crisi. Quindi, vanno ricercate soluzioni condivise che portino ad incidere sulla situazione economica del Paese. Tralasciando i vecchi strumenti e la vecchia idea della mobilitazione e i classici “braccio di ferro” tra le parti in causa. Si tratta di spingere con il Governo per capire quale priorità privilegiare e in che direzione spendere i pochi “quattrini” che questo Paese ha. Non possiamo commettere errori perché l'Italia ha un debito pubblico tra i più grandi del mondo e non possiamo aumentarlo ulteriormente. Questo ci condiziona nelle scelte. Chiedo che il Paese reagisca in modo più concorde per uscire dalla crisi. E non è certo con gli egoismi di parte o con i corporativismi che questo si può realizzare. Il Governo deve dimostrare maggiore sensibilità verso le parti sociali e aprire con coraggio una discussione per la ricerca delle soluzioni più condivise e più utili per far uscire il Paese dalla difficile situazione economica in cui si trova.
di Marco Cecconi
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