Terzo appuntamento con la nostra nuova trasmissione dedicata alle problematiche del Comparto Sicurezza e Difesa. Ai nostri microfoni è intervenuto l'On. Francesco Bosi, responsabile della sicurezza dell'Udc, ex sottosegretario alla Difesa e membro dell'attuale Commissione Difesa della Camera. L'on. Bosi ha risposto alle domande inviate dai nostri ascoltatori e ha parlato dei tagli alle risorse delle forze dell'ordine, della specificità, del riordino delle carriere e della Riforma della Rappresentanza.
INTERVISTA A FRANCESCO BOSI (UDC)
Il suo partito è sempre stato molto sensibile al tema della sicurezza e si è sempre schierato dalla parte delle forze dell'ordine. Ormai da anni però vengono destinate poche risorse al Comparto Sicurezza qualunque sia il Governo in carica. Perché non si riesce a destinare fondi sufficienti alla forze dell'ordine? E che cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi? (E-mail inviata da Gianluca da Torino)
Sicuramente l'autore della mail ha ragione. C'è questo trend di contenimento della spesa pubblica che riguarda in verità tutti i Comparti, però credo che le questioni della Sicurezza e della Difesa debbano stare al riparo dai tagli di risorse. Bisogna stare molto attenti a come si procede perché al momento questi tagli hanno determinato contraccolpi negativi sulle forze dell'ordine e sulle forze armate. Si tratta, infatti, di strutture che hanno bisogna di certezze sui tempi e sui numeri e non possono essere di anno in anno rimesse in discussione per evitare che si generino inefficienze. Bisogna mettere al riparo questi Comparti dagli andamenti delle Finanziarie e dalle esigenze di far quadrare il bilancio. A questi settori devono essere date continuità e certezza perché quando si cominciano a togliere le risorse con tagli quasi sempre mirati sul personale, significa buttare all'aria un sistema organizzato e pagare delle conseguenze altissime, forse non nell'immediato ma sicuramente nel giro di qualche anno.
Alla Camera è passato il provvedimento riguardante la specificità delle forze dell'ordine. Come giudica questa misura e quali altre eventuali migliorie vorrebbe apportare? (E-mail inviata da Enrico da Prato)
A dire la verità la questione della specificità è sempre esistita. Il Comparto Sicurezza e Difesa è sempre stato tenuto fuori dal resto del pubblico impiego perché si tratta di attività di servizi particolari e speciali che li differenziano fortemente dagli altri. Quindi, l'errore è stato nel famoso decreto fiscale di Tremonti (approvato a fine luglio) di non contemplare questa specificità che poi è stata recuperata con l'approvazione di emendamenti anche da parte nostra e così si è ricostruito un quadro di normalità. Quindi non c'è nulla di eccezionale, perché questa è e deve essere la normalità. Basti un esempio per tutti: quando si penalizzano le assenze per malattia ad un dipendente pubblico civile dello Stato o degli enti locali o di qualunque altro comparto che non usufruisca di una indennità di servizio, sostanzialmente non sono penalizzati per niente. Quelli, invece, che nella loro retribuzione vedono quella parte dell'indennità di servizio che corrisponde a quasi la metà della retribuzione, se gli tagli quella gli dimezzi lo stipendio. E questa è una profonda ingiustizia, non si possono trattare allo stesso modo situazioni così diverse.
Il provvedimento sulla specificità ha suscitato diverse opinioni molto contrastanti tra loro. C'è chi l'ha considerato una svolta storica, oltre che un giusto riconoscimento, e chi lo ha considerato come uno “spot del Governo” visto che manca la necessaria copertura finanziaria. Lei che idea si è fatto a riguardo?
Io ho una sufficiente esperienza di vita parlamentare e di Governo, essendo stato anche Sottosegretario alla Difesa, per sapere che l'importante è fissare i criteri ed i principi perché, poi, le risorse si trovano e, comunque, ci sono mille occasioni per reperirle. Il nostro compito è fissare principi e diritti e questo è stato affermato con quella norma sulla specificità che è stata approvata.
Da troppi anni ormai si parla di Riforma della Rappresentanza Militare, ma poi nessuno fa nulla. Qual'è la posizione dell'Udc sull'introduzione del sindacato nelle forze armate? Siete favorevoli o contrari? (E-mail inviata da Mario da Udine)
Sono contrario al sindacato nelle forze armate perché anche qui c'è una specificità delle quale bisogna tener conto. Ci sono elementi di natura gerarchica ed elementi di carattere tipicamente militare che non possono essere trasportati su altri piani. Credo che il Cocer sia ancora oggi uno strumento importante; eventualmente alla luce dell'esperienza di questi anni si può vedere di apportare dei piccoli aggiustamenti laddove si è visto che le cose non funzionano. Ma ben altro è parlare di sindacalizzazione che per me rimane antitetica con lo status di militare.
Com'è il clima in Commissione Difesa alla Camera? Anche lì si risente delle tensioni che ci sono a livello di politica generale o riuscite a portare avanti i lavori senza ostruzionismi particolari?
Assolutamente no. Il clima che si è instaurato in Commissione Difesa è molto diverso da quello che si respira a livello nazionale. Tra l'altro non è una novità perché tradizionalmente funziona sempre così. Tutti hanno la percezione che le forze dell'ordine e le forze armate rappresentano anche il simbolo dell'unità nazionale e, quindi, anche quando emergono pareri discordanti si discute con grande serenità e serietà su queste problematiche.
Si sta muovendo qualcosa per risolvere il problema del precariato nelle forze armate (in particolare per quanto riguarda gli ufficiali precari)? E sul riordino delle carriere cosa ci può dire? (E-mail inviata da Franco da Roma)
Sul precariato nelle forze armate qualcosa si farà e penso che riusciremo a risolvere il problema. Certo si vive con maggior ansia la questione perché c'è questo taglio alla spesa. Il meccanismo che c'era era quello di poter poi alla fine mettere a ruolo un numero abbastanza consistente di persone. Quando si bloccano, come è accaduto recentemente, il reclutamento e poi l'addestramento si reca indubbiamente un danno a tutto la struttura organizzativa e tra i danni c'è anche quello di coloro che acquisiscono lo status di militari o di ufficiale dell'Arma poi se ne devono andare via. Siamo tutti consapevoli che debbano essere fatti degli sforzi e sono moderatamente ottimista. Sul riordino delle carriere, invece, mi sembra presto perché il discorso è stato appena avviato ed è stato messo all'ordine del giorno e, quindi, sarebbe prematuro fare delle previsioni. Comunque, io confido in un clima buono. Sicuramente è migliore rispetto a quello che c'era nella scorsa legislatura quando in Commissione Difesa c'erano presenze antimilitariste che a volte creavano delle turbative. Ora mi sembra che grandi differenze non se ne trovino e che ci sia da parte di tutti i membri della Commissione la consapevolezza di dover cercare nei limiti del possibile le soluzioni più confacenti alla salvaguardia della forza e dell'efficienza del Comparto Sicurezza e Difesa.
Quali sono le prossime iniziative che l'Udc ha in programma in tema di Sicurezza?
Noi vogliamo capire bene dal Governo cosa si vuol fare delle forze armate sia a livello interno che a livello internazionale. Promuoveremo un convegno per capire cosa bolle in pentola perché in effetti il taglio di risorse che è stato fatto è molto forte: siamo scesi per la prima volta nella storia italiana attorno allo 0,8% del Pil per le forze armate che è un numero inferiore a tutti Paesi più importanti e industrializzati che sono anche nostri partner nelle organizzazioni internazionali. Cerchiamo delle forme di razionalizzazione che facciano risparmiare, però non tocchiamo tutte le volte il “modello”, sennò non avremo mai la garanzia dell'efficienza delle forze armate. Stabiliamo quante risorse servono al Comparto e poi però lasciamolo in pace il più a lungo possibile al riparo da tagli, modifiche ed “irruzioni” di vario tipo. Tags: bosi udc sicurezza radiosicurezza intervista specificità commissione difesa |