NAPOLITANO ALLA FESTA DELL'ESERCITO. CONTESTAZIONE PER LA RUSSA E COTA |
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di: Redazione Nsd
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giovedì 05 maggio 2011 |
(La Stampa) - Bandiere tricolore e la folla assiepata fin dal mattino ai lati di piazza Castello, in pieno centro a Torino. Così il capoluogo piemontese ha accolto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita per partecipare alla cerimonia dei 150 anni dalla fondazione dell’Esercito Italiano. Una festa segnata però dalle polemiche per i fischi nei confronti del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e del governatore della Regione Piemonte, Roberto Cota. Fischi che fanno però da contraltare ai lunghi applausi tributati, invece, al Capo dello Stato....
Così la festa si trasforma ancora in palcoscenico politico. La cerimonia prevede il conferimento, da parte del presidente Napolitano, delle "Croci alla Memoria" ai familiari di militari morti in servizio e la decorazione di ’Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia alla bandiera del 9/o Reggimento paracadutisti d’assalto ’Col Moschin’. Il cerimoniale esclude che Napolitano, che ricopre il ruolo di Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, prenda la parola. Ma in un messaggio sottolinea come oggi l’Esercito Italiano concorra, in ambito Onu, Ue e Nato, «ad interventi di pacificazione e stabilizzazione di complesse situazioni conflittuali in cui vengono violati i diritti umani più elementari e sono posti a rischio la sicurezza comune e lo sviluppo globale».
Secondo il Capo dello Stato, inoltre, «grazie alla professionalità ed alla dedizione dimostrate nelle numerose missioni di cui è stato ed è protagonista, l’esercito è divenuto, insieme alle altre Forze Armate, strumento essenziale della comunità internazionale a garanzia del rispetto di principi e regole condivisi, in una concreta prospettiva di crescita e di cooperazione tra i popoli». Dello stesso tenore le parole del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Giuseppe Valotto, e del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Biagio Abrate, che sottolineano «l’accresciuto ruolo dell’esercito nella politica estera italiana» e si augurano che «non manchino mai le risorse adatte ed i mezzi per servire il Paese».
Prende poi la parola il ministro della Difesa. La Russa inizia il suo discorso ma dalla folla subito un gruppo di contestatori fa partire una selva di fischi. Sono gli stessi che poco prima hanno fischiato il governatore Cota quando le immagini sugli schermi in piazza inquadravano la sua stretta di mano con Napolitano. La reazione di La Russa è immediata: «Sono poveri, piccoli fischiatori di professione», spiega. Il ministro continua a leggere il suo discorso, qualche fischio si ascolta ancora ma dal palco parte un applauso a sostegno del responsabile della Difesa. Il ministro va avanti e non si scompone: nel suo intervento sottolinea che l’Italia «contribuisce a salvare vite umane in Libia ed a evitare una carneficina da parte dei militari di Gheddafi». L’Italia «è tra le prime per il contributo date alle missioni di sicurezza - aggiunge - fino alla recente crisi libica nella quale la nostra presenza dà un contributo importante per salvaguardare tante vite che altrimenti fatte segno di un’azione che potrebbe trasformarsi in carneficina».
La Russa si rivolge poi a Napolitano, un ringraziamento «per avere saputo trasformare, in quest’anno di festa per i 150 anni dell’unità d’Italia, il sentimento nazionale in occasione di popolo». La cerimonia per commemorare la storica firma della nota dell’allora ministro della Guerra Manfredo Fanti con la quale è nato l’esercito unitario, è al termine. Il Capo dello Stato passa in parata l’esercito e conferisce le onorificenze. Termina così la sua breve visita a Torino per fare rientro a Roma, dove lo attendono impegni istituzionali. Dovrebbe tornare nel capoluogo piemontese, prima capitale dell’Italia unitaria, il prossimo 20 settembre nell’ambito dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
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