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LE FORZE ARMATE CHE SERVONO

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 09 giugno 2010
(Europa), di Roberta Pinotti - Un aneddoto raccontato da alcuni parlamentari di lungo corso ci informava che quando il Pci, grande partito d’opposizione destinato a rimanere tale, doveva fare proposte alternative alla Finanziaria, la fonte di copertura era sempre la Difesa. Lo scenario politico, da allora, è cambiato radicalmente e gli eredi di quel partito sono stati al centro di esperienze di governo importanti, gestendo crisi internazionali anche molto complicate, prime fra tutti i Balcani, la missione in Afghanistan e quella in Libano....








Chi si è trovato a fare quelle scelte ha maturato la consapevolezza che la Difesa è una funzione fondamentale dello stato; questa consapevolezza, molto chiara nel gruppo dirigente, non è però diventata opinione ampiamente condivisa dall’elettorato di riferimento. Del resto, gli italiani, siano di destra, sinistra o centro, per motivi storici e culturali, non paiono subire particolarmente il fascino della divisa. O meglio, siamo i primi a commuoverci di fronte alle bare dei nostri soldati caduti nelle missioni all’estero, ma davanti agli oneri connessi alle politiche di Difesa e di sicurezza, sia a livello di classe politica che di opinione pubblica, l’imperativo sembra sempre essere quello di non spendere.

Per questo ho condiviso il coraggio di Europa che con l’articolo del 3 giugno di Federico Cerruti: “Le giuste spese militari” prende una posizione in controtendenza a una facile demagogia, richiamando invece la necessità per chi governa di assumere responsabilità anche scomode.

Questo significa che le spese militari siano comunque giuste? Ci mancherebbe! Interrogarsi se un sistema d’arma sia efficace e utile ai fini di difesa è un obbligo e in un periodo di crisi finanziaria e di richiesta di sacrifici al paese lo è ancora di più. Ma se l’interrogativo si trasforma nell’opportunità stessa dell’esigenza degli armamenti, allora bisogna più coerentemente porsi una domanda più radicale: servono o no le Forze armate?

Lo stesso vale su quanto scritto da Gramellini sulla Stampa che, con il suo stile ironico ma sferzante, si è chiesto se, di fronte a criminalità e corruzione, la risposta efficace sia uno stormo di cacciabombardieri. Senza aerei non esiste l’aeronautica. È giusto discutere e valutare quanti velivoli servano, per quali funzioni e di quale tipologia; ma se si decide che quello è un acquisto improprio la conseguenza logica sarebbe quella di abolire l’aeronautica. Salvo poi essere sprovvisti d’intercettori in caso che qualcuno decidesse, incubo degli incubi, di attaccarci dal cielo, per il quale basta essere sguarniti una volta e si è finiti.

Purtroppo ci troviamo a discutere di quali programmi d’arma siano necessari in totale assenza da parte del governo di una definizione di un modello di difesa, che risponda alle nuove sfide della sicurezza e ridefinisca gli obiettivi anche in conseguenza dei tagli che, a partire dal decreto legge 112, hanno notevolmente decurtato le spese per la Difesa. I cali più pesanti sono stati sugli investimenti intermedi, cioè addestramento e manutenzioni, cuore quotidiano dell’attività di Forze armate destinate a missioni impegnative, quali quelle in cui il nostro paese è coinvolto.

In Francia, Sarkozy ha rivisto il modello di Difesa, riducendo notevolmente il numero degli addetti e rimodulando gli investimenti; lo ha fatto dopo un intenso lavoro di una commissione di esperti e aprendo ad un largo dibattito nell’opinione pubblica, al termine del quale sono stati stabiliti nuovi obiettivi di difesa e sicurezza. La Merkel, in Germania, sta compiendo scelte analoghe arrivando forse ad abolire la parte di leva obbligatoria che era ancora una componente importante nell’organizzazione delle Forze armate federali.

In Italia la commissione di alta consulenza e studi che aveva il compito di proporre una riorganizzazione ha concluso in ritardo i propri lavori, portati avanti in segretezza: il parlamento ne è stato informato con una relazione che ha di nuovo riproposto domande, piuttosto che risposte e proposte. La montagna ha partorito un topolino. Ma su questo il Pd può dare battaglia.




Tags:  europa difesa esercito forze armate bilancio della difesa roberta pinotti pd

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