LACRIME PER COLAZZO: "UN VERO EROE". L'ULTIMO ABBRACCIO DI GALATINA ALL'AGENTE UCCISO A KABUL |
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di: Redazione Nsd
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giovedì 04 marzo 2010 |
(La Repubblica.it), di Alessandra Bianco - Una folla silenziosa e commossa ha dato l'ultimo saluto ieri pomeriggio a Galatina a Pietro Antonio Colazzo, il funzionario salentino dei servizi segreti ucciso durante l´attentato a Kabul venerdì scorso. La chiesa matrice era gremita e chi non è riuscito a entrare ha guadagnato un posto nella piazza centrale dove sono stati oscurati tutti i manifesti elettorali e le saracinesche abbassate in segno di rispetto. In prima fila, accanto alla bara avvolta nel tricolore, circondata dalle corone di fiori (la prima ad arrivare è stata quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), la sorella Stefania, insieme agli zii e ai nipoti. Tra loro c´è Simone che per lo zio ha messo ai piedi del feretro un cuore di rose bianche.
A presenziare i funerali per il governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro per gli Affari regionali Raffalele Fitto, il sottosegretario all´Interno Alfredo Mantovano, il prefetto Gianni De Gennaro. Numerosissime le autorità militari, tanti i gonfaloni e i sindaci, tra cui il primo cittadino di Lecce, Paolo Perrone e quello di Bari, Michele Emiliano.
Colazzo aveva lasciato Galatina da più di 20 anni, ma per lui c´erano i bambini delle elementari "Giovanni XXIII" e i liceali del "Colonna", gli istituti che hanno avuto il funzionario studente. «Molti non hanno avuto il privilegio di conoscere personalmente Pietro Antonio - ha detto Enzo Pelvi, arcivescovo Ordinario militare per l´Italia che insieme a Donato Negro, arcivescovo di Otranto, ha celebrato la cerimonia: «Dalle testimonianze ho colto in Colazzo un innato senso di protezione nei confronti di quanti erano affidati alla sua responsabilità; ferito, è riuscito ad aiutare gli altri italiani a salvarsi prima di essere ucciso».
Un eroe sconosciuto, Colazzo, raccontato dalla nipote, a fine celebrazione. «Questo squarcio tragico ha aperto una luce su quello che sono i nostri servizi - ha detto Letta - I nostri servizi avevano già guadagnato sul campo la stima e l´ammirazione degli alleati e anche degli avversari: con la pagina scritta il 26 febbraio hanno dimostrato al mondo il valore degli uomini, la professionalità dell´impostazione del servizio di Intelligence italiano».
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