LA POLITICA E FINMECCANICA: IL NODO E' SALVARE L'INTERESSE NAZIONALE |
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di: Redazione Nsd
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giovedì 22 luglio 2010 |
(Il Sole24Ore) - Quando ieri a Londra il nostro ministro degli Esteri si è detto sorpreso che "in Italia ci sia qualcuno che fa il tifo per la concorrenza a Finmeccanica e non per Finmeccanica", ha toccato un punto politico delicato. Stordita dalla tempesta di parole che da tempo sostituisce un dibattito serio, l'opinione pubblica tende a dimenticare che compito della politica dovrebbe essere anche questo: sostenere, o almeno non danneggiare, un grande gruppo industriale la cui presenza nel mondo è strategica per l'interesse nazionale; evitare che esso sia travolto da beghe di potere o che paghi, a causa dell'incertezza delle istituzioni, la durezza di una competizione a volte sleale....
In fondo, quando s'invoca la "coesione nazionale" è ai casi concreti come questo che si pensa. All'estero lo fanno, senza guardare troppo per il sottile. Ed è bene che l'Italia sia attrezzata per affermare la propria industria della difesa sulla scena internazionale: dove è essenziale saper giocare secondo le regole del mercato, ma è altrettanto importante avere le spalle coperte da un adeguato sostegno politico-diplomatico, specie nel momento in cui i tagli di bilancio rendono la gara più aspra e impongono livelli di eccellenza ancora più alti.
Sotto questo aspetto, Frattini ha bene interpretato il suo ruolo nella capitale inglese, insieme al collega La Russa. L'incontro con gli omologhi del nuovo governo conservatore è servito a rinsaldare un rapporto vitale per i destini di Finmeccanica nel prossimo futuro. Senza dimenticare che in questo futuro c'è anche la Francia; per cui si dovrebbe parlare di una sorta di "triangolazione" dell'industria europea in cui i momenti di collaborazione vanno calibrati con la tutela, appunto, dell'interesse nazionale e con la difficile conquista di nuovi mercati. Le parole di Frattini hanno un senso proprio perché alludono a una partita complessa in cui i passi falsi possono essere letali. Non è un caso se a Londra sono state pronunciate espressioni di grande rispetto e stima nei confronti del presidente del gruppo, Guarguaglini. Esiste infatti il rischio che il lavoro positivo di questi anni possa essere compromesso per leggerezza o perché qualcuno non si accorge che la posta in gioco è molto alta.
Non ci si riferisce, è ovvio, all'inchiesta giudiziaria in corso, che sta facendo il suo corso e che dovrà rovistare in tutti gli angoli bui. Del resto, se ci sono zone d'ombra è bene che siano rischiarate. La trasparenza è nell'interesse di tutti, a cominciare dai manager coinvolti. Il sospetto sarebbe una zavorra troppo pesante per le ali di Finmeccanica. Ma il richiamo alla trasparenza non può diventare lo strumento di un'operazione che punta a tutt'altro. Magari a infangare il vertice di un gruppo che ha ben meritato, ma che, maneggiando molto potere, ha creato tante inimicizie, all'interno e all'estero.
Su questo punto il sistema politico dovrebbe essere compatto, più di quanto non sia stato fino a oggi. Nella consapevolezza che non ci sono conti da saldare, ma solo un orizzonte industriale da preservare. Se Finmeccanica s'indebolisce, a ricavarne un vantaggio sono solo i nostri concorrenti, con conseguenze economiche evidenti. E pazienza se questo squilibrio avviene nella cornice del mercato: sono le regole. Ma se invece avviene per ragioni extra-mercato, magari per una forma di autolesionismo, allora sarebbe imperdonabile. È corretto invece che le istituzioni chiedano a Finmeccanica, proprio nel rispetto della sua funzione strategica, un tasso di efficienza sempre maggiore.
Stefano Folli
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