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INTERCETTAZIONI, PDL AD ALTA TENSIONE. "L'ITALIA RINUNCI": GELO OSCE-GOVERNO

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 16 giugno 2010
(La Stampa) - L’Italia "rinunci o modifichi" il ddl sulle intercettazioni che potrebbe "seriamente ostacolare il giornalismo investigativo" nel Paese. La critica arriva da Vienna, sede dell’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che considera il provvedimento un serio rischio per la libertà di stampa. Immediata è la risposta della Farnesina che giudica "inopportuno" l’intervento dell’organizzazione su un provvedimento il cui iter non è ancora concluso....








Dopo le parole di alcune settimane fa del vice sottosegretario del Dipartimento della giustizia Usa Lanny Brauer, che aveva definito le intercettazioni «essenziali» per le indagini, il ddl torna quindi sotto i riflettori internazionali, con l’intervento di Dunja Mijatovic, responsabile dell’Osce per la libertà dei media. «Sono preoccupata - ha detto - che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia. I giornalisti devono essere liberi di riferire su tutti i casi di pubblico interesse e devono poter scegliere come condurre una indagine responsabile».

Parole che hanno fatto immediatamente muovere la diplomazia italiana che ha fatto notare «con fermezza» a Vienna «l’inopportunità » di un intervento del genere su un ddl il cui iter non è ancora concluso, visto che dopo il via libera del Senato, per entrare in vigore dovrà essere approvato dalla Camera e firmato dal Presidente della repubblica. Il rischio quindi, secondo il portavoce della Farnesina Maurizio Massari, «è di interferire e turbare il dibattito democratico in parlamento». L’intervento dell’Osce del resto è immediatamente entrato nel dibattito politico italiano. «Il governo Berlusconi ha esposto l’Italia a una umiliazione», ha tagliato corto Enrico Letta, mentre Anna Finocchiaro si è detta convinta che questo .


Un passo indietro

Prosegue intanto la polemica politica nel centrodestra sul ddl. Di ieri la notizia che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non vede di buon occhio un’approvazione lampo del ddl a Montecitorio e che meglio sarebbe occuparsi di manovra economica prima e di intercettazioni poi. E proprio oggi i finiani si sono riuniti e hanno studiato una serie di emendamenti al ddl manovra firmati da tutta la "pattuglia", che verranno presentati nei prossimi giorni, dando vita così alla propria "contromanovra" e iniziando a delineare le strategie di quella che sarà - insieme al ddl intercettazioni - la battaglia dei prossimi mesi. Una tempistica, quella con si sono mossi gli onorevoli fedelissimi del presidente della Camera, che non ha stupito più di tanto gli uomini più vicini al premier.

Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo oggi si affannava a spiegare che «se ci saranno cambiamenti alla norma, dovranno essere deliberati dall’ufficio di presidenza del Pdl. Finché non ci sarà un nuovo pronunciamento dell’ufficio di presidenza non è possibile modificare il ddl intercettazioni, ma questo è difficilissimo, se non impossibile». Per carità, Giulia Bongiorno, presidente della II commissione di Montecitorio ha spiegato chiaramente che «iniziare prima l’esame del ddl non vuol dire finire prima. Tutti - ha aggiunto - hanno interesse all’approfondimento, quindi tutti in ufficio di presidenza sono stati d’accordo a iniziare prima per fare una seduta in più». Solo che i consiglieri del premier è proprio a quella «seduta in più» che guardano con sospetto. «Più il testo rimane fermo alla Camera - è la tesi che domani esporranno al premier - più si possono avere sorprese dall’interno e pressioni dall’esterno», di cui quella dell’Osce di oggi «è solo un esempio».

Ecco quindi che domani Ghedini e altri, insieme ai coordinatori del partito (La Russa, Verdini e Bondi), i capigruppo di Camera e Senato (Cicchitto, Gasparri e Quagliariello), andranno probabilmente a dire a Berlusconi che meglio sarebbe «fare presto» ed approvare il ddl alla svelta, anche concedendo qualcosa, su altra materia, ai finiani. Finiani che, dal canto loro, non mancano di far presente, tramite Farefuturo, che la minaccia di elezioni anticipate, sventolata dal premier in caso di ’sabotaggì, «è solo una minaccia. Vedremo - è la tesi della fondazione presieduta dall’inquilino di Montecitorio - se le minacce diventeranno realtà. Per ora sembra impossibile. Per ora sembrano piuttosto le minacce di chi sa di non poterle mettere in pratica». Se poi ci fosse ancora qualche dubbio, ci pensa Carmelo Briguglio a far presente che «è meglio mantenere il cantiere aperto, perché il Pdl ora è a un bivio: trovare alla Camera le soluzioni ai problemi innegabili che il ddl ancora presenta, prevenendo le obiezioni che potrebbero essere manifestate dal Capo dello Stato al momento della firma. Oppure, come sentiamo dire dai grandi strateghi della soluzione finale, prepararsi a uno scontro istituzionale col Quirinale».

«Uno scenario di guerra», avverte il vicepresidente dei deputati Pdl che «nelle intenzioni degli strateghi che l’hanno pensato, porterebbe al redde rationem delle elezioni anticipate». Scenario evocato anche da Italo Bocchino («Non vorrei che qualche falco berlusconiano volesse lo scontro istituzionale») che Sandro Bondi liquida come «argomenti risibili e inappropriati» e sul quale ironizza invece Farefuturo, che cita Totò per dire «ma mi faccia il piacere» e osserva «e poi chi glielo dice a Bossi?». Dall’opposizione è invece Pier Ferdinando Casini a dire no a una legge «sicuramente sbagliata, che rischia di favorire i delinquenti. Per tutelare la privacy non possiamo permetterci di compromettere la lotta alla delinquenza. È umorismo, nemmeno politica». Di intercettazioni dovrebbe occuparsi il presidente del Consiglio, già domani, prima di partire Bruxelles. Dall’altro lato, l’opposizione, con Anna Finocchiaro in testa, non manca di cogliere la sponda offerta dall’organismo europeo e ribadisce che «La richiesta dell’Osce, una richiesta che ci viene dall’Europa, rende ancora più forti i motivi della battaglia che abbiamo condotto in Senato e che continueremo alla Camera». Anche l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro non rinuncia alla propria «opposizione durissima» e annuncia che «Proseguirà la battaglia in difesa dell’articolo 21 della Costituzione», ricorrendo, se necessario, alla Consulta e al referendum.





Tags:  intercettazioni osce pdl farnesina

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