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INTERCETTAZIONI: MAGISTRATI E SINDACATI POLIZIA CONTRO DDL

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di: Redazione Nsd   
giovedì 13 maggio 2010
(Asca) - La richiesta più esplicita è arrivata dal Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia il quale ha chiesto, di fronte alle profonde modifiche che si dovrebbero apportare al ddl intercettazioni, per ''annullarne i problemi pratici che porterebbe alle indagini, anche di mafia'' che questo venga ''direttamente ritirato per tornare alla legislazione attuale''. E l'applauso convinto dei poliziotti in sala non ha dato spazio a molte interpretazioni. Le critiche al provvedimento governativo sull'uso delle intercettazioni hanno visto uniti sia magistrati che rappresentanti delle forze dell'ordine....





Le critiche al provvedimento governativo sull'uso delle intercettazioni hanno visto uniti sia magistrati che rappresentanti delle forze dell'ordine in un convegno promosso a Roma dal sindacato Silp-Cgil ed al quale ha partecipato anche il capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, e il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi.

A dare voce alle contrarietà delle toghe al ddl oltre al procuratore Ingroia è stato anche il Procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro.

''Se ci fosse stata la norma sulle intercettazioni Riina e Provenzano sarebbero ancora in libertà'' è partito l'affondo di Ingroia che ha negato che gli effetti delle limitazioni delle intercettazioni non influirebbero anche sui reati di mafia. ''Chi fa il mio mestiere sa - ha infatti detto il magistrato anti-mafia - che molti dei processi a Cosa Nostra non partono come processi di mafia ma da cosiddetti 'reati-satellite' non sempre inquadrabili all'inizio come processi contro le cosche. Se questo provvedimento andrà avanti - è stato il grido di allarme di Ingroia - si potranno perseguire i soliti noti ma non più i mafiosi ignoti: colletti bianchi, collusi o riciclatori''.

Non meno dura la presa di posizione di Spataro secondo il quale anche le indagini per terrorismo, sia interno che internazionale, ''verranno fortemente condizionati dalla normativa''. ''Se c'è stata una 'tracimazione' giornalistica o un certo 'vojeurismo mediatico' - ha detto il procuratore aggiunto di Milano - risolviamo il problema, ma non usiamo questo per toccare lo strumento delle intercettazioni e la sua utilità per le indagini''.

Anche da parte degli investigatori le riserve non mancano.

Il segretario generale del Silp, Claudio Guardullo ha detto di temere ''un preoccupante arretramento delle condizioni in cui gli organismi inquirenti dovrebbero effettuare il controllo di legalità nel nostro Paese, e una grave compressione del diritto all'informazione, cioè di uno di quei diritti considerati imprescindibili per poter definire democratico un paese''. Da qui la convinzione di dover proseguire ''la battaglia contro lo svuotamento delle intercettazioni e la limitazione del diritto di informazione, che è - ha sottolineato Giardullo - battaglia per la legalità e i diritti e, quindi, per difendere la democrazia nel nostro paese''.

Una battaglia, ha garantito Anna Finocchiaro, che potrà contare sul sostegno del suo partito e dell'opposizione. ''Il lavoro in Commissione - ha detto il capogruppo Pd al Senato - va avanti ma in modo non soddisfacente per la maggioranza perché noi pretendiamo di discutere su ogni emendamento...''. Secondo la senatrice Pd, il provvedimento è inaccettabile non solo ''tecnicamente'' ma anche perché rappresenta ''l'occasione per comprimere le libertà''. Un provvedimento, ha concluso la Finocchiaro, ''che non solo tocca spetti del codice penale ma pone una questione seria per la democrazia nel nostro paese e che fa affermare una concezione del potere che non vuole essere controllato dai cittadini''.




Tags:  intercettazioni indagini antonio ingroia silp sindacati di polizia

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