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IL GOVERNO BLOCCA GLI STIPENDI AGLI STATALI

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di: Redazione Nsd   
martedì 18 maggio 2010
(L'Unità), di Bianca Di Giovanni - Una mossa populista, tanto per depistare e guadagnarsi qualche titolo di giornale: un taglio del 10% sugli stipendi che superano i 75mila euro annui per la dirigenza pubblica. Questo con una mano. Con l’altra il governo si prepara a colpire anche chi guadagna appena 1.300 euro al mese. I tecnici del Tesoro, infatti, stanno studiando l’ipotesi di congelare le retribuzioni pubbliche ai livelli del 2009: nessuno potrà guadagnare di più. Niente scatti di anzianità (per le categorie che ancora ce l’hanno), niente rinnovi, niente progressioni di carriera. Per il pubblico impiego, scuola, Università, magistratura e militari si sta preparando una «cura» a due facce......






La prima riguarderà i vertici: una platea di circa 20mila lavoratori. Una sparuta minoranza sui tre milioni e mezzo di statali, che però gode di emolumenti sostanziosi. Il taglio del 10% riguarderà la somma eccedente i 75mila euro lordi di reddito annuo. Dunque, un mini-prelievo. La soglia è ancora mobile: potrebbe anche assestarsi attorno agli 80mila. Quell’asticella include quasi tutti i magistrati, i professori universitari, i dirigenti pubblici di prima fascia e nel caso degli enti previdenziali e delle agenzie anche quelli di seconda fascia, i prefetti. Non si escludono deroghe per figure con funzioni particolari. In ogni caso questa platea subirà una sforbiciata progressiva: perderà di più chi si discosta molto dai 75mila euro.

Da questa misura, tuttavia, è improbabile che lo Stato riuscirà a incassare molto, visti i numeri ridotti della platea. La vera manovra si concentrerà su tutti gli altri dipendenti, che dovranno rinunciare a tutte le parti «mobili»: scatti e progressioni, oltre che i rinnovi contrattuali. Tra le categorie che ancora godono di scatti di anzianità c’è la scuola, con gradoni che scattano ogni 8 anni,. È un bacino molto popoloso: oltre un milione di lavoratori se si contano anche i supplenti annuali. Ad avere progressioni automatiche anche i magistrati. Ancora da decidere se le norme in questione riguarderanno anche i militari.

La doppia operazione consentirà ai leghisti barricaderi di dire che si colpiscono i ricchi e a Renato Brunetta che non si taglia (si congela, ma in realtà è lo stesso). La verità è che a pagare davvero sarebbero i soliti noti, per cui salteranno tutte le regole contrattuali, mentre i furbi (gli evasori in primis) resterebbero al riparo. certo, la manovra sui dipendenti delle pubbliche amministrazioni (incluse quelle decentrate, come ha chiesto ieri Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera) sarà solo una delle voci della «manovra-monstre» che sfiora i 28 miliardi.

Queste le carte sui tavoli tecnici di Via Venti Settembre. Nel frattempo il dibattito politico si dipana sui soliti slogan. Brunetta assicura che «ci sono sprechi da tagliare, ma il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani». Sarà, ma finora gli sprechi sono rimasti e le tasche dei cittadini si sono svuotate. Il ministro garantisce che «non ci sarà nessun taglio agli stipendi pubblici». Evidentemente per Brunetta eliminare uno scatto o bloccare il rinnovo significa non tagliare. Non la penseranno così i tre milioni di dipendenti pubblici. Oltre al capitolo dei pubblici, resta aperto quello previdenziale. Tra le ipotesi quella del taglio alle pensioni d’oro, su cui si valuta l’ipotesi di un prelievo di solidarietà. Una misura già adottata in passato: la Finanziaria 2004 aveva inserito un contributo del 3% e nel protocollo sul welfare, del 2007, si prevedeva per il 2008 il blocco della rivalutazione delle pensioni di circa 200mila pensionati con assegni superiori a 3.489,12 euro al mese, ovvero a otto volte il minimo.




Tags:  statali tagli governo

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