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ELEZIONI EUROPEE: IL PDL NON SFONDA E IL PD PERDE 6 PUNTI. CRESCONO LEGA E IDV. FUORI LA SINISTRA

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di: Redazione Nsd   
lunedì 08 giugno 2009
(NSD) - Il giorno dopo il voto per le elezioni europee tutti i partiti fanno i conti con i risultati ottenuti. Il responso delle urne non ha portato grandi stravolgimenti nel panorama italiano: il Pdl non riesce a sfondare la quota del 40% auspicata dal Premier Berlusconi ma resta saldamente il primo partito italiano. Il PD perde 6 punti percentuale ma non crolla. Bene la Lega (10%) e l'IdV (8%), mentre la Sinistra non supera lo sbarramento del 4% anche a causa delle sue divisioni interne.






Lo sbarramento al 4% ha lasciato fuori dal Parlamento europeo i Radicali, la lista promossa da Prc e Pdci, la lista di Sinistra e Libertà e la lista formata da MpA e dalla Destra di Storace. Anche in Italia c'è stato un forte astensionismo con il 66,5% di votanti rispetto al 72,9% del 2004, anche se il nostro Paese è stati il più "virtuoso" rispetto alle altre nazioni europee.

In Europa, il PPE si conferma come il gruppo più consistente, arretrano i socialisti, mentre si registra una buona affermazione dei Verdi. Record di astensionismo con il 43,09%.


I COMMENTI POLITICI


PDL (Paolo Bonaiuti) - "Il risultato delle elezioni europee non cambia i rapporti di forza nella maggioranza. Il rapporto Pdl-Lega rimane esattamente lo stesso, perché non c'è un'alternativa di governo possibile. C'è quindi la situazione di prima, con la Lega che ha preso qualche punto, ma che per esempio non è riuscita a sorpassarci in Veneto. Si diceva da giorni e giorni che Berlusconi avrebbe ceduto il Veneto alla Lega e invece il sorpasso non c'è stato. C'è un pesante arretramento del Pd che è sceso dal 33% al 25-26%. Sicuramente quindi perde molto più di quei due punti e mezzo che vengono tolti a noi da un astensionismo molto forte, soprattutto in Sicilia, dove c'è stato solo il 49% dell'affluenza. La Sicilia è una regione in cui noi siamo particolarmente forti, quindi l'astensione ci punisce nella misura dei circa due punti che andiamo a riscontrare a livello nazionale. Non uno, ma tutti i sondaggisti prevedevano che il Pdl avrebbe raggiunto il livello del 40%, proprio perché non avevano tenuto conto della grande variante dell'astensionismo dovuto alla disaffezione verso l'Europa".


LEGA NORD (Umberto Bossi) - "Sì sono soddisfatto. Ho espresso cautela sul risultato della Lega alle Europee perchè un conto sono le sensazioni, un conto è il ragionamento, e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche. Il buon risultato ottenuto dalla Lega nelle regioni tradizionalmente rosse è importante: lo avevo detto che la Lega ottiene voti anche da coloro che votavano a sinistra e che non si sentono più rappresentati e poi in quei posti sono andato io in campagna elettorale a fare i comizi. Rispetto a ieri, però, in Italia non cambia niente".


PD (Dario Franceschini) - "In questi giorni ho toccato con mano una disparità enorme di soldi, di mezzi, di tv, di giornali tra il Pde Berlusconi. Non c'è una sola democrazia al mondo in cui il confronto politico sia così squilibrato. Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe mai battuto McCain. Non mi dimetto. Perché dovrei? Sono segretario da tre mesi e dieci giorni, ho un mandato sino a ottobre, farò il mio dovere sino in fondo. Scissioni? Non mi pare proprio l'aria. Non è in gioco la sopravvivenza del partito. Tornare indietro non avrebbe senso. Tutti hanno fatto il loro dovere in campagna elettorale. Certo, anche Rutelli ed Enrico Letta. D'Alema si è dato molto da fare. Ho avuto tutti al mio fianco, dal mio predecessore Veltroni al fondatore, Prodi. Non mi sono sentito solo, anche se forse l'impressione dall'esterno può essere stata quella, visto che ero io ad andare in tv. Il governo è ben sotto il 50%. Oggi è minoranza nel Paese, visto che i voti del Pdl e della Lega messi insieme raggiungono il 45,2%. Questa avanzata straordinaria non c’è stata. Siamo 10 punti sotto i sondaggi sbandierati. Oltretutto, in un contesto europeo di avanzata delle destre. Sono stati loro a impostare la campagna come una verifica del governo, e oggi si ritrovano incontestabilmente minoranza. E poi c’era anche il referendum sulla figura del premier, anche questo negativo: dopo un anno di governo, quando chi guida il Paese è in genere all’apice della popolarità, la destra italiana è l’unica in Europa ad arretrare".


IDV (Antonio di Pietro) - "E' indubbio che il risultato indica che Italia dei Valori sta dalla parte dei cittadini perché abbiamo pressoché raddoppiato i nostri risultati. Ma io mi proietto già verso il domani. Da domani non saremo più parte dell'opposizione ma della alternativa al governoBerlusconi che per noi resta fascista, piduista e razzista. Ci sono le condizioni per costruire l'alternativa: vedremo con quale partito e con quali uomini. Sentiamo la responsabilità di non perdere tempo per essere i cofondatori di una nuova coalizione".


UDC (Pier Ferdinando Casini) - "L’Udc è stato premiato e siamo soddisfatti, mentre il bipartitismo ha avuto una dura lezione. Quella trascorsa è stata una brutta campagna elettorale, non si è parlato dei bisogni degli italiani, mentre ci si è occupato di veline e altro. Noi abbiamo chiesto un voto in più per capire se la nostra sfida, di creare un partito della nazione, aveva gambe per andare avanti. E abbiamo avuto una conferma. C’è un 15% di elettori che non ha rappresentanza e questo è il segno che questo bipartitismo non c’è. Pd e Pdl insieme hanno il 60%, Di Pietro si gonfia di un voto di protesta a danno del Pd, mentre dall’altra parte c’è la Lega che è diventata un partito di protesta e di proposta. Il Pdl paga la scelta sbagliata di individuare un alleato privilegiato nella Lega. Noi abbiamo parlato dei problemi degli italiani con serietà e costanza. Per questo siamo stati premiati".





Tags:  elezioni europee pdl lega pd idv udc

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