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DIFESA: RIFONDARE I TRIBUNALI MILITARI OPPURE SOPPRIMERLI. DISCIPLINA AD HOC PER LE MISSIONI

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 11 febbraio 2009
(NSD) - La cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario militare è stata l'occasione per trattare due temi molto delicati: i tribunali militari e la disciplina da utilizzare nelle missioni all'estero. Il presidente della Corte militare d'appello, Vito Nicolò Diana, ha invitato le istituzioni a decidere in modo definitivo sulla sorte dei tribunali militari e a predisporre con urgenza una disciplina ad hoc per le operazioni militari all'estero.


TRIBUNALI MILITARI

In tema di giustizia militare il legislatore ha tenuto una linea di politica legislativa incerta, irresoluta, ondivaga - ha spiegato Diana. La legge 244 del 2007, che ancora una volta ha voluto conservare i tribunali militari, può rappresentare un momento di necessaria riflessione per una prossima rifondazione più solida dell'istituzione. Se i tribunali militari meritano la fiducia dell'ordinamento sia data loro una ragionevole congrua competenza; in caso contrario non possono essere conservati e però tenuti in gran sospetto: se così è, tanto vale sopprimerli del tutto.

La giustizia militare rischia di naufragare per disinteresse generale, con i magistrati ad operare in un quadro pirandelliano di personaggi in cerca d'autore. Un settore che si trova a pencolare tra il vecchio e pur sempre tenace pregiudizio negativo da un lato e dall'altro un'amara verità, rappresentata dalla assoluta incongruenza della competenza e progressivo immiserimento del carico di lavoro
".

Il procuratore generale presso la Corte militare d'appello, Fabrizio Fabretti, ha sottolineato che  "dopo la drastica riduzione di tribunali militari operata con la legge 244 del 2007, negli ultimi mesi il flusso delle notizie di reato si è consistentemente ridotto determinando in definitiva una flessione del carico di lavoro dei loro uffici che in tempi non eccessivamente lunghi, in perdurante assenza di adeguate riforme legislative, già da tempo invocate, si riverbererà inevitabilmente sul futuro impegno dei rispettivi organi giudicanti militari e quindi, in ultima analisi sulla complessiva attività espletata dall'autorità giudiziaria militare".


DISCIPLINA MISSIONI MILITARI


"E' opportuno predisporre con urgenza una disciplina ad hoc per le operazioni militari all'estero, che ne colga la peculiare natura e metta capo a soluzioni che forniscano garanzie di adeguata tutela in relazione a tutti gli interessi coinvolti, compresi ovviamente quelli dell'efficace, puntuale e sereno svolgimento del mandato operativo - ha spiegato il presidente della Corte militare d'appello, Vito Nicolò Diana. Con la legge 4 agosto 2006 è stata infatti stabilità l'applicabilità della legge penale militare di pace a tutte le operazioni militari all'estero, mentre in precedenza, con la legge 6 del 2002 relativa alla missione internazionale 'Enduring Freedom' e con la normativa del 2003 sull'intervento in Iraq era stata stabilita l'applicabilità del codice penale militare di guerra alle missioni internazionali.

A parte determinate eccezioni, i reati previsti dal codice penale militare di guerra sono perseguibili su disposizione ed iniziativa del comandante dell'unita' militare, del comandante supremo o del ministro, cioè a seguito di una valutazione tecnico-politica. E non è difficile comprendere la ragione di questa significativa deroga allo statuto dell'obbligatorietà dell'azione penale, deroga che tiene conto delle indubbie peculiarità del contesto bellico e recepisce l'esigenza di un adeguato filtro all'instaurazione automatica del procedimento penale
".



Tags:  anno giudiziario militare tribunali militari vito nicolò diana codice militare di pace codice militare di guerra fabrizio fabretti

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