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DDL "SVUOTA-CARCERI": BOTTA E RISPOSTA TRA MARONI E ALFANO. I SINDACATI DI RISOLVERE L'EMERGENZA

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di: Redazione Nsd   
giovedì 06 maggio 2010
(NSD) - Clima rovente nella maggioranza sul cosiddetto disegno di legge "svuota carceri", che consentirebbe ai detenuti di scontare l'ultimo anno di pena ai domiciliari. Il Ministro dell'Interno Maroni ha definito il provvedimento (che è all'esame della commissione Giustizia della Camera) "peggio di un indulto, visto che gli effetti non sarebbero una tantum, ma varrebbero sempre". Immediata la replica del Guardasigilli Alfano che ha ribadito come il Governo si appresta a varare misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza senza indulti o amnistie. E intanto anche i Sindacati di Polizia Penitenziaria....






ANGELINO ALFANO: "Dal governo no a indulti o amnistie, ma misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza. Com'è noto non vogliamo svuotare le carceri e nessun detenuto sarà messo in libertà. Vogliamo realizzare 21.479 nuovi posti nelle carceri proprio perché non intendiamo procedere a nuovi indulti o nuove amnistie. Per questo obiettivo, il Governo e il Parlamento hanno previsto ben 600 milioni di euro per le nuove carceri solo per il primo anno. Si è previsto di assumere 2000 nuovi agenti di polizia penitenziaria: un record assoluto. Abbiamo previsto delle norme straordinarie per realizzare le carceri in tempi rapidissimi. In questo contesto, il 13 gennaio, il Consiglio dei Ministri ha approvato all'unanimità il disegno di legge che è parte di un piano complessivo che esclude indulti e amnistie. Così come esclude l'applicazione dei domiciliari se il condannato non abbia un domicilio ritenuto effettivo e idoneo (art. 1 comma 3 ddl esame in Commissione). Intanto, ogni mese le carceri segnano il record storico delle presenze e l'estate si avvicina preannunciandosi molto calda. E' mio dovere istituzionale, politico e morale affrontare questo tema che investe la sicurezza dei cittadini e la dignità delle persone. Per tale ragione, venerdì riferirò in CdM sulla situazione nelle carceri, nella convinzione che anche in questa circostanza, come sempre avvenuto fin qui, si saprà individuare la soluzione concreta, ragionevole e di buon senso come la grave emergenza necessita''.


ROBERTO MARONI: "Abbiamo una valutazione negativa sull'impatto che avrebbe il cosiddetto disegno di legge svuota carceri, che consentirebbe ai detenuti di scontare l'ultimo anno di pena ai domiciliari. Peggio di un indulto, visto che gli effetti non sarebbero una tantum, ma varrebbero sempre. Noi non siamo in grado di controllare le circa 10 mila persone che ora, se fosse approvato il ddl andrebbero ai domiciliari: la metà è costituita da stranieri e molti sono clandestini, senza casa, dove dovrebbero scontare i domiciliari?. Un controllo, per un numero così elevato di persone sarebbe possibile solo se fosse disponibile una tecnologia sul modello del braccialetto elettronico, che però ancora non dà adeguate garanzie".


ANFP: "Condividiamo le preoccupazioni espresse dal ministro dell'Interno Roberto Maroni a proposito degli effetti devastanti che provocherebbe il cosiddetto Ddl svuota carceri se venisse approvato. Riteniamo in particolare che, se anche ci fossero le risorse, umane ed economiche, per controllare i soggetti che verrebbero fatti uscire dalle carceri sarebbe un autentico spreco destinarle a questo servizio. Ma soprattutto, se dovesse passare il Ddl sarebbe un ulteriore colpo alla certezza della pena, uno dei nodi irrisolti della questione sicurezza nelle città. Le vittime dei criminali hanno bisogno di maggiore rispetto".


UILPA PENITENZIARI: "La posizione assunta dal Ministro Maroni potrebbe bloccare di fatto l’iter del DDL sulle norme accompagnatorie al piano carceri, e questo non è un bene. Ciò potrebbe significare togliere la spoletta alla bomba carceri e accelerarne la deflagrazione. Ognuno, quindi, si assume le proprie responsabilità. Oggettivamente ci pare che il Ministro dell’Interno abbia ecceduto nel paragonare ad un indulto le proposte di prevedere la detenzione domiciliare per i residui pena di un anno e la possibilità di affidamento in prova. In ogni caso su materie di cotanta delicatezza sarebbe utile discuterne in maniera più discreta e non apparire per propagandare. Proprio il titolare del Viminale dovrebbe aver ben presente quale rischio rappresenti per l’ordine pubblico nazionale una eventuale stagione di violenze e rivolte nelle carceri. Possiamo anche comprendere che le condizioni disumane e incivili in cui sono ristretti i detenuti o le infamanti condizioni in cui lavorano i  poliziotti penitenziari lascino indifferente il celodurista Maroni, ma non possiamo consentire che ci si pronunci con estrema superficialità su una drammatica realtà sociale del Paese e non si contribuisca, da quella posizione di responsabilità, ad individuare possibili soluzioni. Il pacchetto proposto dal Ministro Alfano trova la nostra condivisione. Sia perché aiuta, nell’immediato, a  deflazionare il sovrappopolamento, sia perché rappresenta un passo di avanzata civiltà giuridica. La probation (messa in prova) ha già dato ottimi risultati nell’ambito della giustizia minorile, pertanto non si capisce l’ostracismo ad applicarla anche nell’ambito degli adulti. Non sfuggirà, al Ministro Maroni in testa, che nell’ultimo mese in diversi penitenziari si è assistito alle prove generali di rivolte, che potrebbero avere una deriva ancora più violenta. A Porto Azzurro due agenti sequestrati; a Vicenza il personale minacciato di morte con bastoni acuminati; al  Beccaria è stata data alle fiamme un’ala del minorile; A Fossano divelte suppellettili e  sfasciate alcune celle. In molti penitenziari la protesta, per ora solo rumorosa, è pronta a trasformarsi in rivolta. Il Ministro Alfano ha ben compreso la gravità della situazione ed ha voluto proporre un percorso compatibile con il principio della certezza della pena e a difesa della dignità delle persone detenute. Non possiamo che confermare il nostro convinto  plauso al Ministro Alfano, sollecitandolo ad accelerare sulle assunzioni straordinarie nel Corpo di Polizia Penitenziaria. La gravità della situazione penitenziaria è tale che non possiamo non rivolgere l’ennesimo appello al premier Berlusconi affinché garantisca quelle soluzioni, benché non esaustive, che potrebbero riportare a livelli accettabili la gestione dell’emergenza penitenziaria".


SAPPE: "Le dichiarazioni del Ministro Maroni, alle quali fa eco l’onorevole Donati dell’Italia dei Valori, non ci sorprendono più di tanto, poiché ci siamo abituati da tempo all’assoluta assenza di sensibilità istituzionale verso i problemi del carcere. Ci dispiace molto dover fare queste affermazioni, perché abbiamo stima del Ministro dell’Interno e di quello che sta facendo nella lotta alla criminalità organizzata. Bisogna però rendersi conto che dopo che la persona viene arrestata inizia un nuovo percorso, quello in carcere, che dovrebbe portare il condannato alla rieducazione. Proprio a tal proposito, le statistiche ci dicono che coloro che scontano tutta la pena in carcere, nell’80% per cento dei casi tornano a delinquere, al contrario di coloro che usufruiscono di misure alternative al carcere. Il D.L. Alfano prevede proprio un modo diverso di espiazione dell’ultimo anno di pena. Quindi, tale provvedimento non deve essere considerato un indulto, ma una modalità diversa di esecuzione della pena. Ci sorprende inoltre il fatto che il Ministro Maroni faccia riferimento al braccialetto elettronico, visto che è stato proprio lui, nel recente passato, a dichiararsi contrario all’uso di tale strumento che, peraltro, costa allo Stato italiano ben 110 Milioni di euro per dieci anni di contratto con la Telecom. Ci risulta che proprio al Ministero dell’Interno ci siano 400 braccialetti inutilizzati. Il Ministro della Giustizia Alfano non si scoraggi e prosegua su questa strada, avrà tutto il nostro sostegno".





Tags:  carceri ddl svuota carceri indulto amnistia roberto maroni angelino alfano sindacati di polizia penitenziaria sappe uilpa penitenziari anfp

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