HomePOLITICA DDL LAVORO: OK A NORMA SU ARBITRATO. SINDACATI ED OPPOSIZIONE: AGGIRATO "ART. 18"
DDL LAVORO: OK A NORMA SU ARBITRATO. SINDACATI ED OPPOSIZIONE: AGGIRATO "ART. 18"
di: Redazione Nsd
giovedì 04 marzo 2010
(Il Messaggero.it) - Via libera del Senato all'articolo 31 del disegno di legge collegato sul lavoro in materia di conciliazione e arbitrato. Palazzo Madama ha approvato con 144 voti favorevoli, 106 voti contrari e 3 astenuti, l'articolo sul quale si sono sollevate le critiche dei sindacati e dell'opposizione, secondo cui aggirerebbe l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il ddl lavoro è stato poi approvato in via definitiva con 151 sì, 83 no e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l'altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l'apprendistato e le controversie sul lavoro.
Sindacati e opposizione accusano il governo di voler aggirare le garanzie dei lavoratori previste dall'articolo 18, grazie alla norma che allarga il ricorso all'arbitrato nei contenziosi. Un modo, secondo la Cgil, per rendere più facili le procedure per i licenziamenti. Il ministro del Lavoro, Sacconi, però, respinge al mittente le accuse, parlando di "malafede dei soliti noti", assicurando che il rioro all'arbitrato rappresenta semplicemente una possibilità in più di risolvere le controversie.
Epifani: è una controriforma del diritto del lavoro. «Lo denunciamo da tempo. Questo ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano»: in questo modo il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, bolla il disegno di legge sul processo del lavoro in via di approvazione al Senato. «Questo ddl - dice Epifani - porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte. In questo modo, naturalmente, si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro, lo si segna per tutta la vita. Per questo siamo contro questo principio e speriamo che non venga approvato. In ogni caso faremo ricorso, se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale».
Angeletti: in caso di danni non staremo a guardare. «Questo tema, così come i temi del mercato del lavoro, devono essere oggetto prima di confronto e discussione con i sindacati e le associazioni di impresa, che sanno trovare soluzioni più efficaci del Parlamento, e per evitare danni - dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - Negli anni scorsi c'era l'intenzione di abrogare l'articolo 18, ora c'è quella di trasformare il reintegro in rimborso o in una penale ai lavoratori, quindi la questione è diversa. In caso di danni seri non staremmo con le mani in mano».
Bonanni: queste materie vanno affidate alle parti sociali. «L'unica cosa da fare è che queste materie siano affidate alle parti sociali - sostiene il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni - Vedo iniziative a destra e a sinistra, la politica regoli se stessa, visto che è già tanto sregolata. Sono d'accordo solo se le parti sociali possono regolarsi sulle questioni sociali. Il resto sono palloni mediatici che si sgonfiano».
Sacconi: malafede dei soliti noti. «La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento, dopo due anni di esame, è l'ennesima prova della malafede di chi vuole sempre accendere la tensione sociale - replica il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - Il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all'arbitrato e tutto sarà regolato dai contratti collettivi. Non per nulla, tutti tranne la Cgil hanno condiviso questa norma. Punto».
«In caso di controversia con il datore di lavoro, non solo per i licenziamenti, il lavoratore - sottolinea Sacconi - avrà davanti a sè due strade: adire al giudice ordinario oppure all'arbitrato. L'arbitrato potrà essere applicato solo se il contratto collettivo nazionale di lavoro lo prevederà. L'arbitrato non potrà essere applicato in caso di licenziamenti discriminatori. In questo caso varrà solo la strada del giudice ordinario». Alla domanda se il datore di lavoro potrà imporre la strada dell'arbitrato per i contratti dei nuovi assunti, Sacconi spiega che vale «solo per i contratti certificati» e «servirà un certificatore che attesti la reale volontà delle parti». All'obiezione che un giovane pur di strappare l'assunzione accetterebbe qualsiasi cosa, il ministro del Lavoro risponde che «non si deve pensare che il lavoratore sia un minus habens. Ad ogni modo se le intenzioni del datore di lavoro fossero queste, probabilmente non assumerebbe neppure» sostiene Sacconi.
Treu: Sacconi distratto, legga meglio la norma. «Non c'entra nulla la campagna elettorale. Che questa norma fosse devastante per i lavoratori, il Pd lo denuncia da più di un anno e per verificarlo basta guardare i resoconti parlamentari e le agenzie di stampa», replica il senatore del Pd Tiziano Treu, vicepresidente della commissione Lavoro a Palazzo Madama, al ministro del Lavoro. «Il ministro Sacconi - dice Treu - è evidentemente distratto. Che l'arbitrato possa essere stabilito solo in presenza di contratto collettivo nazionale è una possibilità e noi la abbiamo auspicata. Però invito il ministro a leggere bene la norma, in particolare il comma 5 dell'articolo 31 del provvedimento oggi all'esame del Senato, secondo cui qualunque lavoratore individualmente può chiedere l'arbitrato in qualunque stadio di eventuali controversie. Quindi, anche di fuori dei contratti collettivi nazionali e, in tal caso, anche senza certificazione. Dire, come sostanzialmente fa Sacconi, che c'è "la volontà del lavoratore" che "non è un minus habens" significa dimenticare la storia del diritto del lavoro che è stato costruito proprio per proteggere i lavoratori nei momenti di debolezza. Penso ad esempio al momento prima dell'assunzione, prima del rinnovo di un contratto a termine. In questi momenti il lavoratore potrebbe essere costretto a firmare un mandato in bianco a un arbitro e il certificatore potrebbe anche accertare una volontà che, in questo caso, sarebbe coatta».
Lumia (Pd): attacco alle garanzie dei lavoratori. «Il governo vuole indebolire il sistema di tutele e garanzie dei lavoratori e rafforzare la posizione dominante dei datori di lavoro. Un modo per aggredire indirettamente l'articolo 18 - dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia - Con questa legge il lavoratore licenziato potrà rivolgersi o al giudice o ad un soggetto terzo, ma mentre il primo giudica secondo legge, il secondo giudica in base alla sua idea di giustizia. Il provvedimento va a scapito della parte più debole, ovvero il lavoratore, che potrebbe essere costretto già nel contratto di assunzione ad accettare il ricorso all'arbitrato, piuttosto che al giudice».
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