CONSIGLIO DI DIFESA: "RIVEDERE LE MISSIONI ALL'ESTERO". E LA LEGA FRENA SUL RIFINANZIAMENTO |
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di: Redazione Nsd
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giovedì 07 luglio 2011 |
(Il Corriere.it) - Sulle missioni militari all'estero la Lega impone un deciso stop al governo. Al Consiglio dei ministri di oggi era in programma l'esame di un decreto legge che prevede il finanziamento del secondo semestre 2011. Ma il ministro Roberto Calderoli ha inviato a Palazzo Chigi una lettera in cui definisce "assolutamente inopportuno" avviare una discussione sull'argomento. Chiede che prima si arrivi a un "chiarimento politico" sul numero delle missioni, sui costi, sull'utilità e sulla durata...
CALDEROLI - La Lega ha più volte reclamato la chiusura di alcune missioni come quelle in Libano e Kosovo, è stata contraria fin dall'inizio agli attacchi sul suolo libico e insiste da tempo sulla necessità di ripensare la presenza italiana in Afghanistan. Ora, Calderoli minaccia in pratica di bloccare la concessione dei finanziamenti per il secondo semestre se le richieste della Lega non verranno accolte.
LA RUSSA «Ma la Lega non deve preoccuparsi - ribatte il ministro della Difesa Ignazio La Russa -. I risparmi ci sono. E le riduzioni dei contingenti anche». Il piano per contenere le spese è stato illustrato ieri da La Russa al Quirinale, durante la riunione del consiglio supremo di Difesa. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha apprezzato il lavoro teso a limare le spese, ma ha ribadito che, nonostante «le risorse siano diminuite», la presenza militare italiana nello scacchiere internazionale rimane essenziale.
IL COSTO - Nei primi sei mesi del 2011 il costo delle missioni ammonta a 668 milioni di euro, ai quali si sono aggiunte le spese per la partecipazione agli attacchi contro la Libia. La guerra a Gheddafi è costata finora 142 milioni di euro. Cifra che fa balzare il bilancio del primo semestre a 810 milioni. «Per il secondo semestre - spiega il ministro La Russa -, abbiamo studiato l'abbattimento di varie voci, riuscendo così a contenere i costi delle missioni entro i 700 milioni, l'esatta somma prevista da Tremonti nella manovra. Un bel risparmio, nonostante l'aggiunta di una spesa in più rispetto al primo semestre: la spesa di 15 milioni per offrire ai militari maggior protezione e sicurezza».
I RISPARMI - I risparmi verranno in buona parte dall'operazione Libia, che si prevede assorbirà 60 milioni nei tre mesi fissati dalla Nato per mettere fine alle ostilità. E' stata ritirata la Garibaldi coi suoi aerei, rimane nel Canale di Sicilia una sola nave per eventuali emergenze, mentre le incursioni sul suolo libico sono affidate unicamente ai jet dell'Aeronautica. Dall'inizio del conflitto, Eurofighter, F16, Tornado e Harrier della Marina hanno effettuato circa 1500 sortite. E hanno sganciato bombe contro circa 250 obiettivi. «Abbiamo colpito carri, aerei di Gheddafi e altri mezzi militari - dice il ministro La Russa -. E questo ha permesso di bonificare una lunga fascia costiera della Libia. Le zone da cui Gheddafi faceva partire gli immigrati verso le coste italiane, adesso sono in gran parte pacificate, gli uomini del regime ne sono stati espulsi. Al contrario di quello che temeva la Lega, gli attacchi hanno ridotto l'afflusso dei migranti. Se fossimo rimasti inattivi avremmo assistito a un'invasione dieci volte superiore». Non sono previsti rientri dall'Afghanistan fino all'inizio dell'anno prossimo. C'è però una riduzione dei supporti dislocati nei Paesi del Golfo Persico, dove sono basati principalmente aerei da trasporto che fanno la spola fra Kabul ed Herat. Il risparmio è calcolato sui 15 milioni.
LE MISSIONI - Sarà ritirata una nave con mille uomini che perlustra le acque davanti alle coste libanesi. E' inserita nella missione della Nato Active Endeavour che ha lo scopo di bloccare traffici di armi e movimenti di terroristi nel Mediterraneo. Alcune delle 28 missioni complessive in corso saranno chiuse, per esempio quelle in Georgia e in Congo. D'intesa con l'Onu si progetta di portare a 1100 uomini, dagli attuali 1780, la presenza degli italiani che fanno parte della missione Unifil in Libano. Molto ridimensionata a breve la missione in Kosovo: dai 650 militari si passerà a 375 dal prossimo gennaio.
Marco Nese
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