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ALT DI BOSSI ALLE MISSIONI ALL'ESTERO: VIA DA LIBANO E BALCANI

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 06 luglio 2011
(L'Unità) - Smantellare la «missione D'Alema». Liquidare, sia pur gradualmente la nostra presenza nelle due missioni Nato nei Balcani. Per una media potenza qual è l'Italia, presidiare aree geopoliticamente significative, come Medio Oriente e Balcani, dovrebbe essere un imperativo. Dovrebbe. Perché nell'italietta del Cavaliere e del Senatur, la logica non ha diritto di cittadinanza. Tanto meno gli interessi nazionali, inesistenti se non coincidono con gli affari personali di Silvio Berlusconi e con l'isolazionismo della ridotta padania...







Via dal Libano. Via dal Kosovo. E sulla Libia, fissare paletti temporali: non oltre settembre-ottobre. È il «lodo Bossi» sulle missioni italiane all'estero. Gli occhi della politica sono puntati sul Consiglio supremo di Difesa convocato per oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il vertice presieduto dal capo dello Stato servirà a fare il punto non solo sulle missioni in Afghanistan ed in Libano in cui sono impegnati i militari italiani ma anche sull'impegno in Libia al fianco del Cnt che contrasta il colonnello Gheddafi. All'indomani della morte del caporale Tuccillo, sull'Afghanistan la Lega non poteva essere più chiara reclamando un «ritiro graduale» delle nostre truppe. Con Calderoli che lancia un sostanziale «aut aut» al governo: «O ci danno il ritiro graduale o non votiamo il rifinanziamento. Troppi soldi e troppi morti. Abbiamo sperimentato l'esportazione della democrazia, ma non funziona», sbotta il ministro del Carroccio. Che aggiunge, con parole che suonano come un messaggio diretto a Silvio Berlusconi: «non possiamo essere i secondi o terzi per impegno e i settimi per importanza nel mondo. Non vorrei che qualcuno avesse manie di grandezza».


Quel «qualcuno» ha le fattezze di Ignazio La Russa. Parole, quelle del collega ministro ed alleato di maggioranza, che bruciano non poco al ministro della Difesa. «Ridiscutere la presenza italiana in Afghanistan in relazione alla morte di un soldato è quanto di più cinico e inutile si possa fare», dice rilevando: «Quando la Lega o una parte della sinistra (non il Pd), si avvale di una tragedia per sostenere che bisogna ritirarsi dalle missioni, quella tesi è pelosa». La mina va disinnescata. Dando un contentino ai leghisti. Non sui soldi (la copertura per i prossimi sei mesi delle missioni dovrebbe sfiorare i 700 milioni di euro, una ventina in più degli attuali 680) ma sul ritorno a casa dei «nostri ragazzi». L'Afghanistan è troppo sotto i riflettori, e poi c'è già un programma di rientro che non permette alla Lega di proclamare vittoria. E allora è meglio guardare altrove e attaccare quelle missioni che il centrodestra non ha mia sentite come «sue». Il lascito del centrosinistra: Libano e Balcani. «Per primo ho chiesto il ritiro dalla missione in Libano. Continuo a ritenere che le missioni nelle quali siamo impegnati siano troppe ed in troppi Paesi: in alcune realtà siamo addirittura più rappresentati degli Stati Uniti»: così Calderoli il 27 maggio scorso.


Un concetto che il vulcanico ministro leghista aveva enunciato già un mese e mezzo prima: «La ricetta della Lega Nord -spiega Calderoli- per affrontare il problema immigrazione conseguente ai sovvertimenti in corso nel Paesi del Maghreb si può' sintetizzare in tre punti: aiutiamoli a casa loro, svuotiamo la vasca e chiudiamo un rubinetto che, purtroppo, ancora sgocciola». «Per fare questo - prosegue - occorrono mezzi e risorse e proprio per reperirli proporrò al prossimo Consiglio dei Ministri, il ritiro delle nostre truppe dal Libano. Siamo là dal 2006, siamo inspiegabilmente il contingente più numeroso e ancora oggi non capisco che cosa siamo là a fare. A casa e subito dal Libano: pensiamo a difendere i nostri confini prima che sia troppo tardi». Oggi nella missione Unifil 2 l'Italia schiera 1780 militari. A quanto risulta a l'Unità, la nostra presenza sarà portata a 1000 (-780). Per i Balcani, si tratta di calendarizzare l'azzeramento della nostra presenza nelle due missioni Nato nei Balcani: Nato Kfor (533 militari) e Eulex Kosovo (111).


Nessuna intenzione «di abbandonare unilateralmente il Libano, ma 1.780 soldati impegnati nella missione sono troppi». Dopo l'attentato che iil 27 maggio ha ferito sei caschi blu italiani a sud di Beirut, il ministro della Difesa Ignazio La Russa spiega in un'intervista a Repubblica che «non avendo più il comando della missione» occorre «scendere a 1.100 uomini al più presto». Quel «presto» è arrivato. E per accontentare la Lega la «discesa» a 1.100 cala di altre 100 unità. L'Italia ha già' avviato una discussione per ridurre la presenza militare in Libano. «Siamo intenzionati a farlo, troveremo le modalità , che non può essere quella di dire che da domani ce ne andiamo, è una graduale riduzione», fa eco a La Russa il suo collega di governo, ministro degli Esteri, Franco Frattini.




Tags:  missioni all'estero rifinanziamento consiglio supremo di difesa bossi berlusconi

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