SUICIDI: FORTI TENSIONI NEL CARCERE DI SULMONA. PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI DI POLIZIA |
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di: Redazione Nsd
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lunedì 11 gennaio 2010 |
(NSD) - "Il fenomeno dei suicidi in carcere, quattro detenuti in questi primi giorni del 2010, ci preoccupa: la carenza di personale di Polizia penitenziaria e di educatori, di psicologi, di personale medico specializzato e il sovraffollamento delle carceri italiane sono concause di questi tragici episodi". Queste le parole del Sappe dopo che 300 detenuti del Supercarcere di Sulmona hanno dato vita a una rumorosa protesta in seguito al tentativo di togliersi la vita di un 28enne salvato dagli agenti di polizia penitenziaria e dal medico in servizio. Importante sentenza in Francia dove la Renault è stata condannata per il suicidio di un suo ingegnere, ucciso a causa dello stress provocato dall'imposizione di orari di lavoro troppo duri.
"Anche il passaggio della sanità penitenziaria al servizio nazionale pubblico ha indubbiamente determinato problemi all'assistenza anche psicologica ai detenuti - ha sottolineato il Segretario Generale del Sappe Donato Capece. Per colpa di queste scelte sbagliate, il personale di Polizia penitenziaria è stato ed è spesso lasciato solo a gestire all'interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale. Non si può e non si deve chiedere al personale del Corpo di accollarsi la responsabilità di tracciare profili psicologici che possano eventualmente permettere di intuire l'eventuale rischio di autolesionismo da parte dei detenuti, E' assolutamente necessario che, alla ripresa dell'attività politica, l'emergenza carceri sia messa all'ordine del giorno degli impegni di Governo e Parlamento, potenziando maggiormente il ricorso all'area penale esterna e limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari".
DIPENDENTE SUICIDA PER TROPPO STRESS: CONDANNATA LA RENAULT
(Fonte Inail) - Si tratta di una sentenza che potrebbe fare scuola. La casa automobilistica Renault è stata condannata dal tribunale di sicurezza sociale di Nanterre per il suicidio di un suo ingegnere, ucciso a causa dello stress provocato dall'imposizione di orari di lavoro troppo duri. "Spero che sia un segnale forte per tutte quelle imprese che sacrificano ogni cosa sull'altare del profitto", ha commentato la moglie della vittima. Non si tratterebbe, inoltre, dell'unico caso del genere verificatosi in Francia. Sempre alla Renaul, infatti, altri tre dipendenti del reparto progettazione si sarebbero uccisi per lo stesso motivo e, secondo i sindacati, sono tante le grandi imprese - da Citroen a France Telecom - che, a causa dei sistemi manageriali aggressivi o dei trattamenti degradanti adottati, avrebbero indirettamente spinto a questa scelta numerosi elementi del proprio personale. Per tutti loro ora potrebbero spalancarsi le porte del tribunale.
L'ingegnere della Renault - 39 anni, con moglie e figlio minorenne - il 20 ottobre 2006 si gettò dal quinto piano del Centro tecnologico di Guyancourt, alle porte di Parigi. "Per raggiungere gli obiettivi che gli avevano fissato, mio marito lavorava tutte le sere, tutte le notti, tutti i week end", afferma la moglie. "Negli ultimi mesi dormiva solo due ore per notte e mi diceva continuamente che comunque non sarebbe mai riuscito a farcela". Anche i suoi colleghi non nascondevano la propria preoccupazione, per un amico che vedevano "inquieto e ansioso, ed anche dimagrito". Campanelli d'allarme che, tuttavia, rimasero inascoltati, dal momento che - come si legge nella sentenza - i superiori "non avvertirono il medico del lavoro".
Nel 2007 già la Cassa primaria di assistenza sanitaria dell'Hauts-de-Seine aveva riconosciuto il suicidio come "incidente sul lavoro". Ora la sentenza del tribunale di sicurezza sociale (Tass) di Nanterre è inequivocabile: "la Renault avrebbe dovuto essere consapevole del pericolo al quale il dipendente era esposto", hanno scritto i giudici, fissando la massima indennità per la vedova e il figlio. " Si tratta di una negligenza ingiustificabile".
Renault adesso ha un mese di tempo per presentare ricorso: "Esamineremo in dettaglio il dossier", dicono i legali della casa automobilistica. Ma la serie preoccupante di suicidi ha già spinto l'azienda a riorganizzare radicalmente i propri centri ingegneristici, riducendo l'orario di lavoro e istruendo il personale su come individuare i colleghi in difficoltà. Lo stesso amministratore delegato Carlos Ghosn, durante un'assemblea generale, ha ammesso che tra i dipendenti di Guyancourt si registravano "tensioni oggettivamente molto forti" e che sarebbe necessario "identificare le situazioni nelle quali i collaboratori sono lasciati soli di fronte ai problemi".
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