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SAPPE: SERVONO RIFORME STRUTTURALI PER LE POLITICHE PENITENZIARIE ITALIANE

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di: Redazione Nsd   
martedì 09 dicembre 2008
(NSD) - "Una riforma organica del sistema giustizia del Paese sembra ormai non più rinviabile. In tale contesto, un ruolo fondamentale dovrà essere dedicato alla rivisitazione delle politiche penitenziarie italiane, che necessitano di riforme strutturali non più rinviabili. Il nostro auspicio è che una riforma della giustizia e del sistema penitenziario nazionale avvenga con il contributo sinergico di maggioranza ed opposizione parlamentare, atteso che su queste priorità le formazioni politiche devono far prevalere gli interessi del Paese agli schematismi ideologici di parte". E’ quanto ha dichiarato Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.


Svanito l'effetto insulto, le carceri italiane sono tornate a riempirsi. Ed è di nuovo emergenza, visto che è stata già ampiamente superata la soglia dei 58mila detenuti. Ben oltre il livello di massima capienza, con una media di 113 presenze per 100 posti. Fisiologico dunque che, con questo ritmo, alla fine dell'anno ci ritroveremo al punto di partenza, alla vigilia dell'approvazione della legge sull'indulto, quando le carceri scoppiavano con 60mila reclusi. Il fallimento delle politiche penitenziarie del Paese è ben evidente nei numeri attuali. Sono infatti ormai quasi 59mila i detenuti presenti nei 205 penitenziari italiani (Case circondariali, di reclusione, istituti per le misure di sicurezza) a  fronte di una capienza regolamentare di circa 43mila posti. E anche sul fronte Personale che lavora nelle carceri i dati sono altrettanto allarmanti. La differenza tra il Personale di Polizia Penitenziaria effettivamente in forza e quello previsto registra una carenza di 4.425 Agenti uomini e 335 Agenti donne. Le carenze di Baschi Azzurri più consistenti si registrano in Lombardia (circa 1.200 unità), Piemonte (900) Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Liguria. Anche il Personale amministrativo e tecnico è fortemente sotto organico di ben 2.300 unita.

E’ quindi evidente come la mancata adozione di provvedimenti strutturali da parte di Governo e Parlamento per modificare il sistema penitenziario contestualmente all’approvazione dell’indulto abbia riportato le carceri italiane a livelli di sovraffollamento insostenibili. Il SAPPE, la prima e più rappresentativa Organizzazione sindacale della Polizia Penitenziaria, rinnova quindi l’invito (già formulato in più occasioni) a Governo e Parlamento di porre la questione penitenziaria tra le priorità d’intervento della riforma della giustizia, prevedendo una modifica del sistema penale – sostanziale e processuale – che renda stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale. Che si trovino soluzioni concrete al problema degli stranieri detenuti (che rappresentano oggi circa il 40% della popolazione carceraria) mediante accordi internazionali che consentano concretamente l'espiazione delle pene nei Paesi di origine. Ma soprattutto che si impegnino ad assumere almeno 3.000 nuovi poliziotti penitenziari, stante la grave carenza di Personale che si registra nel Paese
”.

Capece
sottolinea che "se la strada del Governo sembra essere quella di affidare a privati la costruzione di nuove carceri vorremmo capire come ci si intende muovere, fermo restando che la gestione dei penitenziari deve restare un compito dello Stato affidato al Corpo di Polizia penitenziaria. Costruire nuovi carceri vuol dire assumere nuovo Personale, di Polizia e del Comparto Ministeri (oggi entrambi nettamente sotto organico), vuol dire stanziare fondi e risorse. Vorremmo sapere come il Governo intende muoversi, visto che è addirittura previsto, nella Finanziaria approvata quest’estate, una netta riduzione ai fondi riservati all’Amministrazione penitenziaria. La questione generale del sovraffollamento, infatti, non può trovare esclusiva risposta nello sviluppo dell'edilizia penitenziaria. Ciò non solo per la mancanza di risorse economiche proporzionate alle esigenze e per i tempi lunghi di esecuzione dei lavori, ma anche per la carenza di risorse umane, specificamente Polizia penitenziaria e personale del Comparto ministeri, necessarie per la gestione delle nuove strutture. Se, quindi, le attuali dotazioni organiche sono già insufficienti per le esigenze relative all'epoca della loro individuazione, non vi è dubbio che la situazione sia andata ancor di più aggravandosi a seguito dell'apertura, dopo il 2000, di nuove strutture penitenziarie, della realizzazione dei nuovi padiglioni detentivi e della ristrutturazione di sezioni detentive inutilizzate".

L’auspicio del SAPPE conclude Capece "è una espansione dell'esecuzione penale esterna, ossia il sistema delle misure alternative, che può essere incentivata offrendo garanzie di sicurezza credibili sia dal giudice che le dispone, sia dalla stessa collettività. Sto parlando di un controllo permanente, cioè di una verifica puntuale di dove il condannato si trovi e di che cosa faccia coinvolgendo sempre di più la Polizia penitenziaria. Altro impulso allo sviluppo dell'area dell'esecuzione penale esterna potrebbe essere dato anche avvalendosi di sistemi di controllo tecnologici come, ad esempio, il braccialetto elettronico".

Roma, 8 dicembre 2008



Tags:  sappe donato capece carceri politiche penitenziarie

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