SAPPE: GRAVE LA DECISIONE DEL GOVERNO BRASILIANO SU CESARE BATTISTI |
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di: Redazione Nsd
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mercoledì 14 gennaio 2009 |
(NSD) - "Riteniamo gravissima la decisione del ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro che ha concesso lo status di prigioniero politico a Cesare Battisti, leader dei proletari armati per il comunismo condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi, per il quale l'Italia aveva chiesto l'estradizione”. Queste le parole del Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, Donato Capece.
Se è vero che la decisione di Genro si basa "sul fondato timore di persecuzione per opinioni politiche”, il ministro brasiliano è proprio fuori strada. Battisti è stato riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo perché è un assassino, è l’esecutore materiale di diversi omicidi. Tra questi, vorrei ricordare quello del 6 giugno 1978 a Udine, nel Nord Italia, quanto ammazzò il povero maresciallo degli allora Agenti di Custodia Antonio Santoro, comandante del carcere udinese di via Spalato, freddato all’età di 52 anni sotto casa, mentre andava al lavoro. Santoro lasciò una moglie e tre figli. Gli spararono alle spalle, gli assassini vigliacchi. L’assassino Cesare Battisti è stato riconosciuto autore materiale di quel delitto e condannato all’ergastolo. Altro che " timore di persecuzione per opinioni politiche”! Dopo essere stati svillaneggiati dalla Francia nel caso Petrella, ora è il caso del Brasile, che concedendo a Battisti lo status di rifugiato politica identifica indirettamente l’Italia come una tirannia. Una offesa che il Paese non può accettare e che merita una forte presa di posizione del Governo.
Una vita spezzata, quella del povero maresciallo Santoro – e non è stata l’unica – da chi non si è mai costituito, si è rifugiato molti anni all’estero e oggi, anziché essere estradato in Italia per scontare l’ergastolo al quale è stato condannato, per la decisione odierna del ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro addirittura rifugiato politico. Si è tentato di farlo passare prima (quanto era latitante in Francia) per uno scrittore raffinato e oggi, in Brasile, per un rifugiato politico. Ma Battisti altro non è che un assassino, come hanno riconosciuto diverse sentenze passate in giudicato. Riteniamo quindi quella odierna sia una pagina buia per le istituzioni brasiliane.
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