HomeFORZE DI POLIZIA NAPOLITANO ALLA FESTA DELLA POLIZIA PENITENZIARIA. "SERVONO INTERVENTI PER SUPERARE CRITICITA'"
NAPOLITANO ALLA FESTA DELLA POLIZIA PENITENZIARIA. "SERVONO INTERVENTI PER SUPERARE CRITICITA'"
di: Redazione Nsd
martedì 18 maggio 2010
(NSD) - La Polizia Penitenziaria ha festeggiato questa mattina il 193° anniversario della sua fondazione a Roma presso l'Arco di Costantino. Dopo le note dell'Inno nazionale, è stato osservato un minuto di raccoglimento in ricordo dei due militari italiani rimasti uccisi ieri in Afghanistan. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. ha chiesto "interventi normativi e organizzativi per superare le criticità del sistema penitenziario italiano" che da mesi denunciano i Sindacati di Polizia. Il Ministro della Giustizia Alfano ha ribadito che il "Piano Carceri" del Governo va avanti e ha auspicato una piena armonizzazione delle carriere degli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria con il modello rappresentato dalla Polizia di Stato.
Presenti alla cerimonia il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il capo del Dap, Franco Ionta, il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Corte costituzionale, Francesco Amirante, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, il governatore della Regione Lazio, Renata Polverini, ed il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo.
GIORGIO NAPOLITANO:
"Con sensibilità, dedizione e competenza, la Polizia Penitenziaria contribuisce in modo determinante al perseguimento delle finalità della pena delineate in Costituzione e a fronteggiare - in stretta collaborazione con tutti gli altri operatori del settore - le situazioni di disagio, sofferenza e grave rischio che la realtà del carcere comporta; anche quando - come oggi accade - le carenze di organico e il continuo aumento della popolazione detenuta rendono più complesso l'esercizio dei compiti istituzionali pur restando ineludibile l'attuazione di interventi normativi e organizzativi per il superamento delle molte criticità ormai manifeste. Il Parlamento e il Governo stanno affrontando queste esigenze di multiforme intervento: auspico che il loro impegno conduca al più presto a risultati concreti che soddisfino le attuali esigenze del sistema di gestione della pena e rendano meno oneroso il quotidiano svolgimento delle attività demandate alla Polizia Penitenziaria. Esprimo alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria la gratitudine e l'apprezzamento miei e della intera Nazione per l'impegno e la professionalità con i quali assolvono alle loro funzioni garantendo negli istituti la sicurezza e il rispetto della dignità e dei diritti delle persone detenute. Nel rendere omaggio alla memoria degli appartenenti al Corpo che hanno assolto ai propri compiti fino al sacrificio della vita, esprimo ai loro familiari sentimenti di commossa vicinanza, nel comune ricordo di tutti i caduti nell'esercizio del loro dovere, tra i quali quelli che ancora nella giornata di ieri hanno dolorosamente registrato le nostre Forze Armate impegnate in missioni internazionali di pace. A voi e ai colleghi non più in servizio rinnovo la riconoscenza di tutti i cittadini, insieme con l'apprezzamento più sentito per le vostre famiglie, che con voi hanno condiviso e condividono rischi e sacrifici".
ANGELINO ALFANO:
"Il piano carceri messo appunto dal governo per fronteggiare il sovraffollamento degli istituti penitenziari va avanti. Abbiamo già operato e continuiamo a operare affinché possa trovare concreta attuazione. La tutela della dignità del detenuto, così come quella dell'agente di polizia penitenziaria che sovrintende all'esecuzione della pena, passa in primo luogo per la soluzione del problema del sovraffollamento carcerario. In tal senso, dal giugno 2008 a oggi, attraverso la ristrutturazione di padiglioni preesistenti e l'edificazione di nuovi, sono stati creati 2.223 nuovi posti detentivi. L'obiettivo è di ottimizzare l'utilizzo dei fondi già stanziati, pari a 500 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria 2010, oltre i fondi già disponibili presso il ministero della Giustizia. Inoltre, è prevista l'assunzione straordinaria di 2.000 agenti di polizia penitenziaria, reclutamento necessario a rendere funzionali e funzionanti i nuovi padiglioni e istituti. Nell'anno appena trascorso, abbiamo registrato un'importante inversione di tendenza nel flusso di ingressi in carcere: il trend di crescita annuale rispetto al 2008 si è ridotto del 17% nel 2009 e del 62% nel 2010. Se tra il 2007 e il 2008 la popolazione detenuta era cresciuta di 10.670 unità e nel maggio 2009 rispetto al 2008 di 8.797 unità, la crescita complessiva tra il maggio 2009 a oggi è di 4.051 detenuti. In particolare, la presenza di stranieri negli istituti penitenziari è oggi pari al 37% dell'intera popolazione carceraria. L'obiettivo è sempre quello di ottenere il trasferimento dei detenuti nei loro paesi d'origine per l'espiazione della pena.
Nelle carceri italiane, i detenuti in attesa di giudizio definitivo rappresentano il 44% del totale, di cui il 21% in attesa della sentenza di primo grado, mentre gli internati sono il 3% e i condannati con sentenza definitiva rappresentano il 53% dell'intera popolazione carceraria. A loro è rivolto anche "l'impulso che il dicastero sta dando al lavoro all'interno delle carceri, nel presupposto che l'apprendimento di un mestiere durante la detenzione permetterà al detenuto di avere un futuro lavorativo dopo avere riconquistato la libertà. Le statistiche testimoniano che la percentuale di soggetti che tornano a delinquere una volta scontata la pena è assai più alta fra quei detenuti che non hanno mai svolto attività lavorative in carcere. E' interesse dello Stato fare tutto ciò che è possibile, per offrire al detenuto un'altra chance nella vita: se il detenuto continuerà a conoscere solo la strada che lo ha portato in carcere, una volta uscito tornerà a seguire la strada del crimine; se lo Stato lo porrà di fronte a un bivio, aiutandolo a trovare la strada di un lavoro onesto, il detenuto probabilmente non delinquerà più e l'Italia sarà un Paese ancora più sicuro.
Il carcere non è più e non deve assolutamente tornare ad essere una accademia del crimine. E' di fondamentale importanza che all'interno del carcere non sia consentito a nessuno di affermare, con intollerabili privilegi o sopraffazioni, il proprio rango criminale. All'interno degli istituti penitenziari devono essere riconosciuti i soli valori che reggono la nostra democrazia. Tuttavia è ben noto che tale controllo diventa ancora più delicato e rischioso allorquando i detenuti facciano parte di consorterie criminali di tipo mafioso, le quali per loro stessa natura tendono a mantenere forme di visibilità e di potere anche all'interno degli istituti penitenziari. Proprio per evitare che l'attività delinquenziale continuasse anche all'interno delle carceri, in non poche occasioni il senso dello Stato degli uomini della Polizia Penitenziaria si è spinto fino all'estremo sacrificio, quando è stato necessario frapporre alla prevaricazione mafiosa la propria integrità morale e l'adempimento del dovere. Proprio in tal senso, dò atto alla polizia penitenziaria di essere costantemente impegnata al fianco delle strutture antimafia giudiziarie e di polizia, per garantire la corretta e rigorosa applicazione del regime speciale previsto dall'articolo 41 bis, che contribuisce a smantellare queste consorterie ponendo una netta separazione tra i boss detenuti e gli affiliati ancora presenti sul territorio.
C'è la necessità di eliminare le disarmonie costituite dal mancato allineamento dei funzionari direttivi e degli ispettori ai loro omologhi delle altre forze di polizia a ordinamento civile. Pieno riconoscimento a chi, lontano dai riflettori, svolge quotidianamente un lavoro difficile e delicato: il Corpo della Polizia Penitenziaria rappresenta una solida istituzione dello Stato e un presidio di legalità sul quale fare affidamento per la sicurezza di noi tutti".
FRANCO IONTA (DAP):
“Servono nuove strutture carcerarie e un incremento dell'organico della polizia penitenziaria. Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri italiane, occorre 'mettere a punto un piano di medio e lungo termine che poggi su tre pilastri ovvero l'aumento dei posti letto, l'incremento degli organici ma anche nuove misure deflattive della detenzione. In particolare, 'la costruzione di nuovi istituti penitenziari è un punto ineludibile per continuare a garantire la rieducazione della pena e anche condizioni di lavoro dignitose per gli agenti della polizia penitenziaria, del cui sacrificio sono perfettamente consapevole. Bisogna ricordare il contributo fondamentale che la polizia penitenziaria fornisce non solo nel garantire la sicurezza nelle carceri ma anche l'assistenza sanitaria, i rapporti con le famiglie, la tutela della genitorialità e la prevenzione delle aggressioni. E' importante anche 'rinsaldare la dialettica interna sindacale''.
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