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INTERNO E GIUSTIZIA: DUE DONNE ALLA GUIDA DEI MINISTERI. I SINDACATI DI POLIZIA CHIEDONO RIFORME

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di: Redazione Nsd   
giovedì 17 novembre 2011
(NSD) - Due donne, Anna Maria Cancellieri e Paola Severino, sono state messe a capo di due ministeri "chiave" come quelli dell'Interno e della Giustizia. Entrambe dovranno affrontare nei prossimi mesi sfide molto delicate che vanno dalla gestione dell'ordine pubblico, ai tagli imposti dalla crisi finanziaria fino al riassetto dei settori di loro competenza. I rappresentanti sindacali della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria hanno già chiesto alle nuove ministre di porre l'attenzione sull'ammodernamento ed il rilancio del sistema sicurezza e sull'emergenza carceri che sta raggiungendo livelli insostenibili (67.510 detenuti a fronte di una capienza di circa 45mila posti letto)...








SIULP: "'L'alta professionalità e la storia che accompagna il neo ministro dell'Interno, pur in un momento di grande difficoltà economica, sono gli ingredienti essenziali per ammodernare, ottimizzare e rilanciare il sistema sicurezza italiano sulle fondamenta e il principio ispiratore della legge di riforma della Polizia, tutt'oggi valido. Il Siulp, e' pronto, come sempre, a fare la sua parte e a lavorare da subito con il nuovo ministro, in una logica ispirata al principio di leale collaborazione affinchè, ministro e sindacato, ciascuno entro i propri ambiti, possano operare nell'interesse della sicurezza dei cittadini, delle istituzioni e dell'intero Paese, considerato che la sicurezza, intesa come condizione imprescindibile per la legalità e quindi per lo sviluppo sociale ed economico, non è una variabile indipendente del sistema Paese ma una delle condizioni che costituiscono la conditio sine qua non della sua funzionalità. Auspichiamo che il neo ministro, in linea con il programma anticipato dal nuovo Governo Monti, razionalizzi al massimo i tempi affrontando immediatamente le questioni che, oggi, stanno mettendo duramente a prova la funzionalità e la garanzia della sicurezza nel nostro Paese".


SAPPE: "Ci auguriamo che il nuovo Guardasigilli e il nuovo governo Monti mettano concretamente mano alla situazione penitenziaria del Paese, ormai giunta ad un livello emergenziale. La situazione di tensione che si sta determinando in molti istituti penitenziari del Paese rischia di degenerare e non si può perdere ulteriore tempo per interventi urgenti e non più procrastinabili, considerato anche che il Corpo di Polizia penitenziaria è carente di più di 7mila unità. Oggi ci sono in carcere ben 67.510 detenuti a fronte di una circa 45mila posti letto. Bisogna dunque proporre soluzioni concrete. Suggeriamo al neo ministro Severino di percorrere la strada di una riforma del sistema penale - sostanziale e processuale - che renda stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale, prevedendo che i compiti di controllo sull'esecuzione penale e sulle misure alternative alla detenzione siano affidati alla Polizia Penitenziaria. Oggi circa 20mila degli attuali detenuti sono condannati a pene inferiori a 3 anni. Esclusi gli stranieri, da espellere per far loro scontare la pena nel Paese d'origine, gli italiani detenuti con pena inferiore ai tre anni potrebbero essere affidati ai servizi sociali e impiegati in lavori socialmente utili, quindi fuori dal carcere".


UILPA PENITENZIARI: "L'auspicio (persino banale) è che con l'Avv. Paola Severino si creino le condizioni per soddisfare e risolvere le istanze del personale e le criticità del sistema penitenziario, troppe volte ignorate. Non intendo addentrarmi in analisi politiche, ma non credo di essere eretico se affermo che sul fronte penitenziario il III° Governo Berlusconi (come i due precedenti) ha fatto davvero poco. Sarà pur vero, com'è vero che per due anni ha dichiarato lo stato di emergenza per le carceri. Ma ha fatto solo quello, o poco più. Volendo considerare tra le cose fatte il piano carceri c’è da sottolineare come due delle tre colonne, con cui Alfano (anche con una certa solennità) lo annunciò, sembrano definitivamente crollate. Non c'è traccia di quelle soluzioni strutturali atte a deflazionare le presenze detentive, atteso che la legge (improvvidamente definita svuota carceri) non ha svuotato un bel nulla. Tantomeno c'è traccia delle famigerate assunzioni straordinarie che avrebbero dovuto consentire l'attivazione delle nuove strutture (siano esse padiglioni piuttosto che istituti). Così come la riorganizzazione del Corpo e la ridefinizione delle piante organiche. Per onestà intellettuale nulla possiamo imputare a Nitto Palma, a cui riconosciamo l'esimente di non aver avuto il tempo per agire, ad esempio sull'incongruità e sull'inopportunità delle ingenti dotazioni di polizia penitenziaria destinate ai palazzi del potere senza che le giustificassero "plausibili motivazioni" come lo stesso Palma ha riconosciuto in più occasioni. Ora, però, dobbiamo volgere lo sguardo al futuro. Abbiamo la necessità, il dovere di guardare avanti. La situazione drammatica della galassia penitenziaria lo impone. Dopo la fiducia al nuovo Governo, non potremo non investire il neo Ministro della Giustizia delle responsabilità che dovrà assumersi e delle fatiche che dovrà affrontare per dare risposte ad una situazione che è ai limiti dell'ingestibilità. Lo faremo, come sempre, con discrezione ed educazione, ma con fermezza. Per cominciare, vorremmo tanto evitare di rivedere un film già troppe volte visto dalle parti di Largo Luigi Daga: quello del toto nomine. Noi pensiamo che applicare lo spoyl sistem ad un'Amministrazione che naviga in acque tormentate e burrascose, quando il capitano ha cominciato a delineare la rotta per uscirne, sia sbagliato. Molto sbagliato. Lo fu quando si avvicendò il Pres. Ferrara. Lo sarebbe, ancor più, ora. In questo momento, per noi, un cambio al vertice del DAP sarebbe di nocumento agli interessi generali. Di contro, però, il Pres. Ionta deve dare ulteriori segnali di un cambio di rotta. Vi sono questioni che non possono più attendere. Siano definitivamente riposte le meline, i dubbi, le incertezze ed ognuno si assuma le proprie responsabilità. Si lavori per rendere coesa un'Amministrazione frastagliata, divisa, lacerata. Ci si adoperi con passione e convinzione per restituire fiducia e motivazioni a tutto quel personale che opera nelle frontiere penitenziarie. Occorre saper recuperare il senso del dovere, a cominciare da coloro che detengono responsabilità amministrative e operative. Si perseguano senza indugi quegli atteggiamenti autoreferenziali, autoritari, disinteressati e persino immorali che alimentano la spirale di sfiducia, rabbia e demotivazione di chi quotidianamente è costretto a barcamenarsi in prima linea per garantire la funzionalità del sistema. Si metta fine alla deriva di inefficienza alimentata dalla pratica delle raccomandazioni. Si dia, finalmente, merito al merito. Si pretenda il rispetto delle disposizioni e si impongano corrette relazioni sindacali".

 



Tags:  anna maria cancellieri paola severino ministero dell'interno ministero della giustizia sindacati di polizia polizia penitenziaria sappe uilpa siulp carceri

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