GENOVA: PROTESTA DEI DETENUTI NEL CARCERE DI MARASSI CONTRO IL SOVRAFFOLLAMENTO |
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di: Redazione Nsd
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mercoledì 16 giugno 2010 |
(NSD) - Una rumorosissima protesta è stata messa in atto dai detenuti del penitenziario genovese di Marassi contro il sovrappopolamento e contro le deficienze organizzative dell’istituto. Secondo la UilPa Penitenziari, la situazione di Marassi rappresenta uno dei punti di caduta più evidenti del disastrato panorama nazionale ed il personale di polizia "sconta una carenza organica di circa 150 unità dovuta anche ad una gestione cervellotica e disarticolata delle risorse umane"....
"I detenuti protestano contro il sovrappopolamento e contro le deficienze organizzative dell’istituto. Di certo la situazione di Marassi non può definirsi ottimale, nemmeno normale. Rispetto alla capienza regolamentare di 456 detenuti, sono ristretti circa 760 detenuti. In alcune celle sono stipate otto persone, quando al massimo potrebbero contenerne quattro. Con il caldo, poi, la tensione e l’intolleranza aumentano fino a sfociare in violenza. Il Personale di Polizia Penitenziaria, infine, sconta una carenza organica di circa 150 unità dovuta anche ad una gestione cervellotica e disarticolata delle risorse umane - ha spiegato il Segretario Generale della UilPa Penitenziari Eugenio Sarno.
Credo che la situazione di Marassi rappresenti una delle criticità più manifeste e ritengo poter collocare il sistema penitenziario ligure tra i punti di caduta più evidenti del disastrato panorama nazionale. Voglio portare la mia personale vicinanza ai lavoratori di Marassi e della Liguria, ma anche approfondire alcuni aspetti di gestione del personale. Credo sia giusto approfondire le ragioni per le quali nonostante la dedizione e l’impegno dei poliziotti penitenziari della Liguria alcune Direzioni ritengano poter/dover penalizzare tale personale attraverso una revisione in peius dei giudizi annuali, che hanno dirette conseguenze sulle carriere. In questo momento così drammatico per l’intero universo penitenziario piuttosto che motivare il personale offrendo comprensione e disponibilità, persino con le classiche pacche sulle spalle, si afferma un modello di gestione autoritario che deprime, offende ed indigna. Questo modello di Amministrazione autoreferenziale, nemica e distante va contrastato con forza.
Ho già avuto modo di dire che la visione superficiale e minimalista del Sottosegretario Casellati sui suicidi in carcere non aiuta alla comprensione del grave fenomeno. E’ lampante che l’aumento esponenziale delle autosoppressioni in cella è dovuto soprattutto all'inciviltà e all'afflittività della detenzione, conseguenze dell’insostenibile sovrappopolamento. Per quanto concerne le manette, mi limito a ricordare che solo un espresso divieto delle Autorità Giudiziarie competenti può impedirne l’uso. Senza tale espresso divieto il personale ha l’obbligo di apporre la manette ai detenuti. Perquanto concerne l’affettività in carcere ritengo che sia un aspetto da approfondire con cautela e competenza. Anche qui la Casellati sbaglia tempi e modi per porre la questione, alla stregua di un dilettante della comunicazione. Occorre maggiore responsabilità nel porre questioni delicate, com'è l’affettività in carcere. Piuttosto che caratterizzarsi per una loquacità inconcludente, inviterei il Sottosegretario Casellati ad un confronto con gli esperti in materia. Alcuni percorsi vanno verificati, progettati e, poi, annunciati - ha concluso Sarno".
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