CARCERI: PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI DI POLIZIA. NEI PENITENZIARI MIX ESPLOSIVO |
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di: Redazione Nsd
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lunedì 21 dicembre 2009 |
(NSD) - Nelle carceri italiane si è creato un "mix esplosivo" dovuto all'aumento dei detenuti e alla contemporanea diminuzione degli agenti dovuta alla mancanza di turn over. Il Sindacato di Polizia Sappe ha ribadito la necessità di una riforma radicale del sistema penitenziario anche alla luce delle recenti proteste avvenute nei penitenziari di Genova Marassi e Lucca. La UilPa, da parte sua, ha sottolineato come sia trascorsa "l'ennesima settimana critica" nelle carceri italiane con sei aggressioni di detenuti ai danni di poliziotti.
SAPPE: "Sarebbe un grave e pericoloso errore continuare a ritardare ulteriormente i necessari ed urgenti interventi sul sistema penitenziario nazionale. Le feste si avvicinano, i detenuti aumentano, gli agenti diminuiscono perché non vengono adeguatamente compensati quelli che vanno in pensione. Un mix esplosivo rispetto al quale sarebbe davvero grave continuare non assumere provvedimenti concreti. Oggi, abbiamo 66mila detenuti per 43mila posti letto e già da tempo registriamo segnali di insofferenza dei detenuti verso il crescente sovraffollamento: segnali negativi, che ricadono principalmente sulle già gravose, pericolose e stressanti condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria, che lavorano con grande professionalità e alto senso del dovere a contatto con i detenuti e nella prima linea delle sezioni detentive 24 ore su 24, 365 giorni all'anno.
Ricordiamo alcuni dati significativi: il 50% dei detenuti oggi presenti è imputato (più di 15mila in attesa di primo giudizio, 9mila gli appellanti ed oltre 5mila i ricorrenti), il 40% è straniero (oltre 20mila gli extracomunitari e più di 4mila i comunitari) ed il 30% sono tossicodipendenti e/o alcooldipendenti. In questo contesto parlare di rieducazione e trattamento è pura utopia. Non solo. Oggi i detenuti che lavorano sono, più o meno, 13mila, il 20% dei presenti. Si dovrebbe arrivare a introdurre, come già avviene in molte carceri estere, il lavoro obbligatorio per tutti i detenuti. Se è vero, come è vero, che il lavoro è potenzialmente determinante per il trattamento rieducativo dei detenuti (perché li terrebbe impiegati per l'intero arco della giornata durante la detenzione, ore che oggi passano nell'ozio quasi assoluto, perché permetterebbe loro di acquisire un'esperienza lavorativa utile fuori dalla galera, una volta scontata la pena), perché non provare a percorrere anche questa strada?. Circa la loro retribuzione, poi il 50 per cento verrebbe assegnato all'interessato (che contribuirebbe così anche a sostenere una parte dei costi che la collettività sostiene per la sua detenzione) e l'altro 50 per cento destinato ad un fondo istituito dallo Stato per le vittime della criminalità".
UILPA PENITENZIARI: "Si è presto chiusa la breve parentesi della scorsa settimana che non aveva fatto registrare feriti e aggrediti tra le fila della polizia penitenziaria. Questa settimana, purtroppo, sono sei gli agenti che hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere causa aggressioni subite da parte di detenuti. A Sulmona l'ennesima aggressione (la dodicesima in 11 mesi) verificatasi ieri è stata portata a termine da un detenuto ubriaco. Considerato che molte aggressioni a poliziotti penitenziari sono compiute proprio da detenuti ubriachi sarebbe il caso che l'Amministrazione Penitenziaria, con in testa il Capo del Dap, provvedesse ad emanare opportune direttive per contrastare questo fenomeno; semmai oltre a prevedere reali limitazioni nella somministrazione di bevande alcoliche ad imporre anche divieti di accumuli delle stesse. Ma questa settimana si è caratterizzata anche per le numerose, rumorose (a volte violente) proteste messe in atto dai detenuti ristretti nel Triveneto. A Vicenza da una settimana i detenuti battono ogni tre ore e hanno comunicato l'intenzione di proseguire ad oltranza. Analogamente a Treviso e alla Casa Circondariale di Padova si sono registrate proteste violente, al limite della sommossa. Proprio in relazione alla Circondariale di Padova ci pare significativo che ieri i detenuti abbiano protestato con ancor più veemenza e violenza appena dopo la visita del Sottosegretario alla Giustizia Casellati. Questo conferma le tensioni che covano nelle carceri e l'insofferenza montante verso la stasi politica e amministrativa che determina la paralisi del sistema ma alimenta l'illegalità e l'inciviltà nelle nostre prigioni.
Purtroppo il decesso di venerdì del giovane senegalese a Teramo rinfocolerà le polemiche, in verità mai sopite, sulle presunte violenze in carcere. Un film già visto troppe volte. A Teramo l'Autorità Giudiziaria ha disposto i dovuti accertamenti e ci rimettiamo fiduciosi all'esito delle indagini e degli esami autoptici. Voglio però dire con fermezza che le decisioni della magistratura vanno sempre accettate e rispettate. Da tutti, nessuno escluso. Non comprendo ne giustifico, quindi, le polemiche scatenate dalla decisione del Gip di Perugia di archiviare l'inchiesta sulla morte di Bianzino. Non si può applaudire la magistratura quando rinvia a giudizio i presunti colpevoli e criticare quando decide di archiviare. Occorre misura ed equilibrio. Il rischio è di alimentare una ingiustificata delegittimazione di un Corpo di polizia dello Stato che è impegnato in prima linea a garantire sicurezza e legalità. D'altro canto, i 360 suicidi sventati nei primi 11 mesi di quest'anno (570 i tentati suicidi, 68 le morti per suicidio) sono la prova della professionalità e dell'attenzione che l'intero Corpo di polizia penitenziaria profonde nel difficile impegno quotidiano in una realtà molto più che difficile e in un contesto di solitudine ed abbandono".
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