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CARCERI: ALTRI DUE DETENUTI SI TOLGONO LA VITA. PER I SINDACATI LA POLIZIA E' ALLO STREMO

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di: Redazione Nsd   
lunedì 14 giugno 2010
(NSD) - Non accenna a placarsi l'emergenza carceri nonostante i continui appelli dei Sindacati di Polizia. Nel corso del fine settimana, due detenuti si sono tolti la vita a Milano e a Lecce portando a 31 il numero di suicidi in carcere dal 1 gennaio 2010 con un incremento del fenomeno del 300% rispetto agli anni '60. Un problema, dunque, che è in evidente crescita e che secondo il Sappe è dovuto al sovraffollamento nei penitenziari e alla mancanza di personale. "Come può un agente, da solo, controllare 80/100 detenuti? L'intero Corpo di Polizia Penitenziaria è allo stremo ma oggi servono iniziative concrete sia da parte dell'Esecutivo che del Parlamento - si legge in una nota...."





UILPA PENITENZIARI: "Con i due suicidi verificatisi a Milano Opera e Lecce, il numero dei suicidi in carcere dal 1 gennaio 2010 è salito a 31. A questi occorre sommare i 46 tentativi di suicidio non portati a termine esclusivamente per l'intervento in extremis dei poliziotti penitenziari. Con questi numeri ci sembra che si possa parlare di strage, senza poter essere smentiti. La visione minimalista del fenomeno fornita dal Sottosegretario Casellati, pertanto, ci appare priva di ogni fondamento e ragione. E' comunque indicativo che tali eventi luttuosi si verifichino, nella maggior parte dei casi, in strutture dove il sindacato ha da tempo lanciato l'allarme sulle condizioni strutturali e/o per le difficoltà operative. Segno che da una parte si dispone di sensori adeguati a monitorare i segnali, dall'altra ci si ostina a non tenere in debito conto le segnalazioni che si ricevono. E' certamente il caso di Milano Opera, praticamente in ginocchio per la grave deficienza organica della polizia penitenziaria. Lo è ancor più per Lecce, un istituto di cui la Uil da mesi denuncia, inascoltata, le deficienze strutturali, operative e amministrative. D'altro canto è impensabile che una regione di frontiera, sul versante penitenziario, come la Puglia sia priva di un Provveditore Regionale titolare e che invece debba essere gestita, a scavalco, dall'attuale Provveditore dell'Abruzzo e Molise.

Solo in questi primi giorni di giugno abbiamo verificato tre suicidi; tre tentati suicidi sventati in extremis dalla polizia penitenziaria; nove agenti penitenziari aggrediti e feriti, con prognosi superiore ai cinque giorni; una evasione. Senza dimenticare le innumerevoli manifestazioni di protesta registratesi a Milano San Vittore, Vicenza, Padova, Firenze Sollicciano, Novara e la rivolta di Genova Marassi. Proprio ieri a Vibo Valentia, grazie all'opera di convincimento della polizia penitenziaria, i detenuti hanno posto fine alla due giorni di protesta derivante dalla mancata erogazione dell'acqua. Questa è la situazione con cui è costretta a confrontarsi la polizia penitenziaria ogni giorno all'interno delle carceri, nel più completo abbandono e nella totale solitudine. Mediamente un poliziotto penitenziario, in orario mattutino e con le attività in corso è costretto a sorvegliare un centinaio di detenuti. Nelle ore notturne, spesso, un solo poliziotto penitenziario è preposto alla sorveglianza di interi padiglioni o reparti, dove sono ristretti centinaia di detenuti. Consequenzialmente aumentano depressione, frustrazione e insoddisfazione. Non sarà un caso se moltissimi agenti penitenziari riportano patologie invalidanti riferibili al proprio lavoro. Nel frattempo centinaia di unità sono impiegate, con compiti indefiniti, nei palazzi del potere romano. Su questo versante la Uil Pa Penitenziari non smetterà di chiedere al Ministro Alfano e al Capo del Dap di mettere in campo un tavolo di confronto perché si recuperino quegli sprechi che offendono l'impegno ed il martirio di chi quotidianamente lavora in prima linea, solo ed abbandonato
''.



SAPPE: "I due ultimi suicidi di detenuti, a Milano e Lecce, sono l'inevitabile conseguenza del risultato di un combinato disposto, un sovraffollamento penitenziario e gravi carenze negli organici della Polizia penitenziaria, che ricade pericolosamente sulle condizioni lavorative dei Baschi Azzurri del Corpo e che impedisce di svolgere servizio nel migliore dei modi. Come può un agente, da solo, controllare 80/100 detenuti? Con un sovraffollamento di quasi 68mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo questi episodi. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese 10 tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti nei penitenziari italiani. I dati parlano chiaro. Lo scorso anno, in cui nelle carceri italiane ci furono 58 suicidi di detenuti e 100 decessi per cause naturali, ci sono stati anche 5.941 atti di autolesionismo che non hanno avuto gravi conseguenze solamente grazie al tempestivo intervento ed alla professionalità della Polizia penitenziaria. Così come nei 944 tentativi di suicidio di altrettanti reclusi. E' grave che la classe politica, dopo aver visitati in massa le carceri il 15 agosto scorso, non sia ancora stata in grado di trovare soluzioni politiche e amministrative al tracollo del sistema penitenziario italiano come invece trovò nel 2006 con la legge, fallimentare, dell'indulto.

Rinnoviamo ai tanti rappresentanti dei cittadini, in particolare a quelli che si sono recati in visita nei giorni di Ferragosto in carcere, l'invito e il monito a non sottovalutare la portata storica del loro gesto. Il Corpo di Polizia Penitenziaria ha mantenuto fino ad ora l'ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato nonostante vessati da continue umiliazioni ed aggressioni, da parte di una popolazione detenuta esasperata dal sovraffollamento e da politiche repressive che non hanno avuto il coraggio e l'onestà politica ed intellettuale di riconoscere i dati statistici e gli studi Universitari indipendenti su come il ricorso alle misure alternative e politiche di serio reinserimento delle persone detenute attraverso il lavoro siano l'unico strumento valido, efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso per attuare il tanto citato quanto non applicato articolo 27 della nostra Costituzione. L'intero Corpo di Polizia Penitenziaria è allo stremo ma oggi servono iniziative concrete sia da parte dell'Esecutivo che della sovrana attività Parlamentare sulle criticità penitenziarie
".





Tags:  carceri suicidi sovraffollamento turn over sappe uilpa penitenziari

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