"TAGLI AGLI STIPENDI DIA PROPOSTI DAL DIRETTORE" |
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di: Redazione Nsd
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venerdì 28 ottobre 2011 |
(IlSole24Ore) - La decisione di tagliare le buste paga dei circa 1.300 uomini e donne della Direzione investigativa antimafia fa il giro degli uffici politici e di quelli sindacali. Per il Governo, però, i tagli non esistono. Due giorni fa una rappresentanza di dipendenti della Dia è scesa in piazza a Roma per protestare contro la previsione – contenuta nel disegno di legge stabilità – di decurtare le indennità. Se attuato, il taglio comporterebbe una riduzione dello stipendio del 20% di redditi ricompresi tra 35mila e 75 mila euro lordi all'anno....
In realtà questa decisione nei confronti della struttura investigativa antimafia – il cui padre nobile è stato Giovanni Falcone – è figlia di un paradosso. A chiedere al Dipartimento di pubblica sicurezza la decurtazione che ha poi di fatto spianato la strada alla previsione governativa - accusano i sindacati - è stato il direttore della Dia, Alfonso D'Alfonso, nominato dallo stesso Dipartimento il 16 giugno di quest'anno.
Il ministro per i Rapporti con il parlamento Elio Vito, rispondendo a un'interrogazione di Rosa Villecco Calipari (Pd) ha affermato che «nessun taglio è interessato alle spese di funzionamento della Dia e resta invariato lo stanziamento di 4,9 milioni. Con il ddl di stabilità si è intervenuti sul trattamento economico aggiuntivo, ristabilendo un principio di equità fra gli operatori di polizia».
Questo è solo l'ultimo anello di una lunga catena di paradossi nel tempo. Agli organici – inadeguati rispetto all'evoluzione criminale – mancano almeno 300 unità. Due settimane fa i sindacati maggiormente rappresentativi hanno inviato una lettera al ministro dell'Interno Roberto Maroni, lamentando la drastica riduzione di risorse. Dal 2001 i fondi sono passati da 28 milioni agli attuali 15, di cui cinque attinti dal fondo "spese impreviste" del Viminale, «non sufficienti neanche a pagare le spese correnti e i contratti in corso, stimate in nove milioni», sottolinea Marilina Licordari, rappresentante sindacale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, in servizio presso Dia.
Nel frattempo i risultati – soprattutto nella lotta ai patrimoni mafiosi – non sono mancati e i successi, rammenta Licordari, «rendono la Dia un'azienda in attivo economico-finanziario, che contribuisce in maniera consistente ad implementare le risorse dei ministeri dell'Interno e della Giustizia con il Fondo unico della giustizia».
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