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UILPA PENITENZIARI: LETTERA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. CONVOCARE TAVOLO SU CRITICITA' DEL DAP

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di: Redazione Nsd   
martedì 04 maggio 2010
(NSD) - La UilPa Penitenziari ha inviato una lettera al Ministro della Giustizia Angelino Alfano sottolineando ancora una volta il grave stato di difficoltà in cui versa il sistema carcerario italiano tenuto in piedi solo grazie al sacrificio e all'abnegazione della polizia penitenziaria costretta a lavorare in condizione estreme a causa della carenza di organico e della mancanza di turn over. La UilPa ha invitato il Ministro a il tavolo, peraltro annunciato nel corso dell'incontro del 13 aprile scorso, sulle criticità amministrative, operative ed organizzative che investono il Dap.








LETTERA DELLA UILPA PENITENZIARI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA


"Da qualche tempo è possibile leggere, a frequenza quotidiana, i “bollettini di guerra”, che giungono  da diverse realtà del territorio nazionale  che danno conto del  sovraffollamento e delle gravi carenze d’organico del personale penitenziario. Proliferano giustificatissimi  comunicati allarmanti e allarmistici. Innumerevoli sono le legittime  manifestazioni di protesta già organizzate, preannunciate e/o in corso di svolgimento.

E’ del tutto evidente che se la situazione non degenera, e non è precipitata, è perché il personale si sobbarca carichi di lavoro incredibili, ai limiti della sostenibilità fisica. Una particolare, significativa, citazione di merito deve essere rivolta a tutti coloro che operano all’interno degli istituti penitenziari e presso i Nuclei T.P. I vari servizi di sorveglianza e controllo risentono gravemente delle vacanze organiche. Alle sezioni detentive, infatti,  una sola unità è preposta al controllo di centinaia di detenuti.

L’attività di traduzione e piantonamento è svolta in condizioni di drammatica deficienza organica e con mezzi obsoleti, inefficienti e pericolosi. L’attività amministrativa è garantita grazie alla surroga di unità di polizia penitenziaria in compiti che, di norma, dovrebbero essere affidati ad altro personale. Rispetto a questa difficile situazione l’ Amministrazione Penitenziaria riesce, ancora una volta, a caratterizzarsi per l’ incapacità di fornire attenzione ,  risposte e soluzioni univoche e trasparenti.

In alcuni casi registriamo impegni più o meno formali (o dichiarati da alcune OO.SS.) di provvedimenti di mobilità per l’incremento di unità, le cui forme e modalità in genere non sono rese note alle stesse OO.SS. In altri si rimanda a piani di assegnazione del personale, ovviamente anch’essi ancora sconosciuti alle OO.SS. In altri ancora ci si affida ad improbabili annunci di assegnazioni di risorse economiche  (straordinario),  la cui gestione e controllo sembra sfuggire alle dinamiche del DAP. Questa disarticolazione degli interventi (solo supposti) non contribuisce ad affermare un auspicato metodo gestionale complessivo e razionale,  ma sembra rappresentare la più classica filosofia della gestione improntata alla tecnica del “metti una pezza”. Quasi a dire che è chi grida di più ad avere maggiori  probabilità di attenzione e (forse) di soluzioni (molto parziali). Ne è testimonianza l’indifferenza del DAP verso i problemi che affliggono alcune realtà in grave difficoltà.

Da anni, per esempio,  non manchiamo di segnalare le notevolissime difficoltà operative che condizionano il lavoro della polizia penitenziaria in Lombardia. D’altro canto all’analisi dei dati numerici emerge , inequivocabilmente, come  questa regione faccia segnare molti record a saldo negativo . Dalle presenze detentive alle deficienze organiche.

Sebbene si riscontri una sostanziale e unanime condivisione rispetto all’acclarata emergenza   non ci si può, purtroppo, nemmeno  riferire a soluzioni (temporanee) e provvedimenti (tampone)  utili a deflazionare le difficoltà. Anzi. Troppo spesso abbiamo assistito a provvedimenti che contribuiscono ad ampliare le difficoltà.

Per completezza d’informazione e di analisi non si può non sottolineare come anche al Provveditore Regionale della Lombardia debbano essere riconosciuti meriti specifici nella tenuta complessiva del sistema. La disponibilità all’ascolto, la propensione all’intervento, la consapevolezza dell’utilità di organizzazioni del lavoro condivise e partecipate, cui si coniuga un metodo di gestione apprezzato,  hanno permesso e permettono di mitigare e gestire  anche le situazioni più critiche e difficili.

Una gestione partecipata che,  nonostante qualche problema di relazioni sindacali,  coinvolge tutti i livelli istituzionali: Direttori, Comandanti, Capi Area. Il proficuo coinvolgimento e il previsto  confronto con le OO.SS. hanno prodotto accordi regionali efficaci, che ancora resistono nonostante la precarietà del sistema e delle risorse disponibili.

L’assenza di conflitti palesi non deve, però, essere fraintesa e indurre a pensare che non vi siano problemi. La Lombardia era, e resta, la Regione:
1) con il maggior numero di detenuti e con un tasso di sovraffollamento tra i più alti del Paese ;
2)  con le maggiori carenze degli organici di Polizia Penitenziaria, di personale addetto al trattamento , amministrativo e contabile ;
3)  con il rapporto detenuti/agenti più basso in assoluto ;
4) con il maggior numero di distacchi in uscita per ragioni di servizio;

La “normalità emergenziale” della situazione lombarda, però, null’altro è che il prodotto di un impegno di quanti, dal più giovane degli agenti al Provveditore Regionale, si impegnano, credendoci, per il raggiungimento degli obiettivi istituzionali,  preventivamente valutati, concordati  ed individuati. Eppure troppe volte, anche nel recente passato,  in quel territorio hanno dovuto subire l’incapacità di programmazione, d’intervento e di gestione dell’Amministrazione Centrale. Dall’apertura  di Milano Bollate,  alla modificata “destinazione d’uso”  di Monza, Voghera, Opera (senza dimenticare che a Bollate stati aperti 2 nuovi padiglioni  e a Bergamo  è stato aperto l’ istituto penale, senza che si provvedesse all’incremento di una sola unità).

Nonostante queste determinazioni unilaterali,  attraverso il confronto, la competenza, la disponibilità e la volontà le difficoltà sono state gestite, senza che si siano registrati toni alterati  e senza aver dovuto ricorrere al “muro contro  muro”. L’esempio della Lombardia dovrebbe, quindi,   orientare  l’Amministrazione Centrale a replicare quel metodo di gestione  condiviso e partecipato a tutti i livelli. Occorre avere il coraggio di cambiare il corso degli eventi e  di modificare la logica degeneratrice  della “raccomandazione” e impedire la gestione solitaria improntata alla “legge del più forte”. Serve, in sintesi, una più adeguata e moderna gestione delle risorse umane, logistiche, tecnologiche  ed economiche.

Riteniamo, pertanto, auspicabile, quanto necessario, un autorevole impulso politico affinché siano individuate intelligenti ed equilibrate soluzioni interne all’Amministrazione atte a rivitalizzare il confronto e recuperare motivazioni. Di certo la soluzione non pare essere quella di concentrare e accentrare tutte le competenze su di una persona.

Occorre rafforzare il concetto di squadra,  affidando ad ogni singola professionalità  un ruolo chiaro e definito. Decentramento, meritocrazia e competenza ci paiono concetti concreti ed adatti per il rilancio dell’Amministrazione.

Responsabilmente,  e nella consapevolezza del ruolo che siamo chiamati a svolgere in difesa dei diritti e per la funzionalità degli Uffici,   La invitiamo a voler convocare il tavolo ( peraltro annunciato nel corso dell’incontro del 13 aprile)  sulle criticità amministrative, operative ed organizzative che investono il DAP
".





Tags:  uilpa penitenziari carceri sovraffollamento angelino alfano ministro della giustizia

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