HomeFORZE ARMATE SFREGIATA DA UN'ARMA DIFETTOSA. SOLDATESSA VENTENNE FERITA AL VISO
SFREGIATA DA UN'ARMA DIFETTOSA. SOLDATESSA VENTENNE FERITA AL VISO
di: Redazione Nsd
lunedì 28 settembre 2009
(L'Unione Sarda), di Paolo Carta - Vent'anni, alta, bionda, indubbiamente carina, a differenza di tante coetanee non sognava una vita da velina o starletta: Sara Contu, di Quartu, ha sempre preferito la carriera militare. Missione compiuta: arruolata nella Brigata Sassari, sergente, il 9 dicembre del 2008. Dopo il corso di addestramento da recluta, ad Ascoli, la destinazione a Cagliari, caserma Monfenera, e il primo periodo di esercitazioni belliche, i tiri nel poligono di Teulada.
Nel Poligono il 31 marzo l'incidente che le ha cambiato la vita: le esploso in faccia il mitragliatore. Una scheggia di proiettile impazzita si è conficcata nel suo viso, le ha perforato una guancia, si è fermata poco sotto l'orecchio, a mezzo centimetro dalla vena giugulare. Viva per miracolo, con una cicatrice sul viso di dimensioni ridotte soltanto grazie all'abilità del chirurgo che l'ha operata d'urgenza all'ospedale Santissima trinità di Cagliari, il dottor Maurizio Foresti. Ma con una ferita ben più profonda nell'animo: sfregiata a vent'anni.
Addio alle armi. Adesso metterà da parte la sua voglia di proseguire la carriera militare: «Non ho presentato la domanda per la rafferma, sono ancora troppo choc». Resta comunque determinata a intraprendere la sua battaglia personale contro l'Esercito. «Come mai quel mitragliatore era difettoso? Perché a noi reclute non hanno fornito le protezioni di sicurezza utilizzate dai nostri istruttori? Non avevamo nessun occhiale per proteggere la vista, neanche un giubbotto anti-proiettile».
I tiri. Quella giornata al poligono di Teulada Sara Contu la ricorda benissimo: «Era la nostra prima sessione di tiri, contro le sagome fisse e mobili. Prima dai finestrini di una vettura fuoristrada, poi da terra, quindi seduti. L'ultima serie dal carro armato, sul quale era montata la mitragliatrice MG. Dopo aver sparato l'intero caricatore, l'istruttore che era al mio fianco mi ha ordinato di riarmare, scarrellare in gergo, ma purtroppo all'interno dell'arma, evidentemente difettosa, c'era un proiettile inesploso. Il boato è stato fortissimo, sono rimasta accecata dalla polvere da sparo, il viso è diventata una maschera di sangue. Sono stata trasferita prima all'infermeria del poligono, poi in ospedale a Carbonia. La radiografia ha evidenziato la presenza di diverse schegge di proiettile. La più grande, un pezzo di metallo affilato di un centimetro e mezzo, mi si è infilata nella guancia ed è penetrata all'interno del viso».
L'intervento. Da Carbonia il viaggio della speranza nel reparto di chirurgia maxillo facciale dell'ospedale cagliaritano di Santissima Trinità, dove il dottor Foresti e la sua equipe sono riusciti a estrarre la scheggia che si stava spostando velocemente all'interno del viso della ragazza. Due ore e mezzo di intervento chirurgico, delicatissimo. Poi la notizia più attesa: «Nessun problema a muscoli della faccia o ai tendini». Resta la cicatrice, e un lungo periodo di rieducazione da affrontare per ritornare a essere quella di prima, una bella ragazzi di vent'anni con tutta la vita davanti a sé.
Le visite. Sara Contu ancora oggi, a distanza di sei mesi dall'incidente, non riesce ad aprire completamente la bocca, il suo sorriso evidenzia il labbro storto, le parti interne della bocca e della faccia devono ancora cicatrizzarsi completamente, ha avuto problemi alle gengive e anche parlare le crea qualche problema. Tutto certificato dai medici del Santissima Trinità che l'hanno operata d'urgenza e che stanno seguendo il suo recupero psico-fisico. Eppure per gli specialisti dell'ospedale militare di Cagliari e del Celio la ragazza di Quartu è perfettamente guarita: «Abile per tornare a indossare la divisa», hanno messo per iscritto. Contro il parere dei colleghi dell'ospedale pubblico cagliaritano, che continuano a firmare certificati di malattia.
Causa du servizio. Sara Contu non se la sente di tornare nei ranghi della Brigata Sassari. «Ho altre schegge nel viso - spiega facendo vedere le radiografie - e soprattutto i medici del Sanissima Trinità mi hanno prescritto diversi cicli di fisioterapia proprio per recuperare la capacità di aprire completamente la bocca o di parlare normalmente». Sara è soprattutto delusa dalla vita in grigioverde: «Non mi aspettavo un simile trattamento da parte dei medici militari. Minimizzano, pensano che io cerchi chissà quale scusa per non tornare al lavoro oppure per chiedere un risarcimento danni. Nessuno si è preoccupato realmente delle mie condizioni di salute, di quel che si prova quando esplode in faccia un proiettile, quando vengono lesionati muscoli e tendini del volto, quando si resta sfregiati. Volevo dedicare la mia vita alla patria, ho deciso di rinunciare alla carriera militare e di iscrivermi all'Università».
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