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SALVATE LE SPESE MILITARI E GLI F-35 DA 12 MILIARDI "CANCELLATI" 2.500 SOLDATI

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di: Redazione Nsd   
venerdì 06 luglio 2012
(La Repubblica) - E' tempo di sacrifici per tutto il Paese e il ministro Giampaolo Di Paola ha già segnalato la disponibilità delle Forze Armate a bilanci più austeri. Ma alla fine i tagli della Difesa sembrano davvero poca cosa, sia nel testo della Spending Review sia nel progetto di riforma dello strumento militare, in discussione al Senato. Dal confronto fra i due documenti sembra che la scure, più che sulle spese in sistemi d'arma non sempre indispensabili, si abbatta di più sui posti di lavoro: «Il totale degli organici delle Forze armate è ridotto in misura non inferiore al 10 per cento», diceva la bozza delle Disposizioni per la revisione della spesa pubblica...



 




Nel 2013 un militare su dieci - a meno di essere riassorbito nella Pubblica amministrazione - doveva andare in aspettativa. Poi un ritocco dell'ultimo momento ha ridotto i militari «di troppo»: saranno solo 2.500 a lasciare i ranghi (ma con il 95 per cento dello stipendio, che verrà pagato sempre dal bilancio della Difesa).

Un sacrificio generalmente ben accolto è quello sulla cosiddetta mini-naja, voluta dall'ex ministro La Russa, i cui fondi vengono tagliati per 5,6 milioni di euro. Al contrario sembra tramontata del tutto la proposta di tagliare i risarcimenti per le vittime dell'esposizione uranio impoverito, un'idea che aveva suscitato indignazione fra i militari e le famiglie. Il fondo per le missioni di pace, recita il testo di legge, «è incrementato di 1.000 milioni di euro». In realtà è una riduzione di oltre 400 milioni, perché gli stanziamenti attuali prevedevano 1.430 milioni. E questo vuoi dire che i contingenti schierati in Afghanistan, nei Balcani e in Libano dovranno probabilmente essere ridotti. Non è ben chiaro come, dato che la presenza dell'Italia è concordata con l'Onu e la Nato: dall'Afghanistan, per esempio, non si potrà partire se non a fine 2014.

Nella bozza di legge è stato cancellato il comma sulla «Rimodulazione delle forniture militari», quello che avrebbe imposto al ministro «un risparmio non inferiore ai 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013-2014». Una quota già considerata modesta dagli addetti ai lavori, che però è sparita.

Se non ci pensa la legge sul risparmio, i sacrifici dovrebbero essere contenuti nel progetto di riforma complessivo, firmato dall'ammiraglio Di Paola su cui il Senato discute in questi giorni. Invece proprio su questa legge-quadro si sono indirizzate le perplessità della Ragioneria generale dello Stato. Durante le audizioni a Palazzo Madama, i rappresentanti della Ragioneria hanno definito la bozza «un documento che non comporta risparmi, ma rimodula la spesa». In altre parole, il piano della Difesa è quello di «ridurre le spese del personale, ma per aumentare le spese destinate all'esercizio e agli investimenti». La prima voce riguarda la spesa destinata all'addestramento, ridotta negli anni scorsi fino al limite, e considerata invece essenziale. La parola «investimenti», invece, è quella su cui le discussioni sono accanite: comprende anche l'acquisizione di sistemi d'arma. Di Paola parla di «alta tecnologia», intendendo di fatto due programmi: uno è quello del «soldato futuro», la digitalizzazione delle truppe, per cui si prevede una spesa pari a 16 miliardi.

L'altro - 12 miliardi - riguarda i controversi F-35, gli aerei pìù costosi della Storia, duecento milioni di dollari l'uno. I cacciabombardieri sono al centro di polemiche ovunque: negli Usa sono stati considerati «un disastro» dai commentatori politici di Foreign Policy, poi il Pentagono ha ammesso i caccia non sono protetti contro la guerra elettronica e potrebbero essere persino «hackerati». Nei giorni scorsi persino il senatore Carl Levin, presidente della commissione Forze armate, ha chiesto che Pentagono e Congresso premano sulla Lockheed perché l'azienda abbassi i suoi listini.

In Italia i caccia sono al centro della campagna «Taglia le ali alle armi», ma il ministro non è disposto a rinunciarci, anche perché gli F-35, nella versione a decollo corto, sono indispensabili per la prediletta portaerei Cavour.

Ora però i tagli previsti nella Spending review impongono una revisione anche alla legge-quadro: i risparmi ottenuti dalla riduzione del personale saranno riassorbiti, ma non potranno essere indirizzati verso «investimenti di alta tecnologia».
 
di Giampaolo Cadalanu


 

Tags:  giampaolo di paola difesa tagli

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