QUELLI DEL PUBBLICO IMPIEGO TRATTATI MEGLIO DEI SOLDATI |
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di: Redazione Nsd
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martedì 19 ottobre 2010 |
(Italia Oggi) - Due settimane fa, Silvio Berlusconi scrisse: “Il lavoro straordinario dei nostri soldati merita di essere conosciuto, considerato e di ricevere il plauso di tutto il nostro paese”. Nelle stesse ore la commissione difesa del senato riceveva dal governo, il documento DFP 2011/2013 (Decisione di Finanza Pubblica), per darne un parere. La maggioranza in commissione, alquanto imbarazzata, s'è detta favorevole, raccomandando tuttavia di inserirvi le iniziative del Governo a favore dei militari “concretamente realizzate”, come: il riconoscimento della “specificità”; il diverso trattamento delle assenze per malattia rispetto agli altri statali; 60 milioni di euro per agevolazioni fiscali ai redditi fino a 35.000 euro; 80 milioni per perequare il congelamento del trattamento economico; 100 milioni per il contratto 2008-2009; cioè 240 milioni complessivi....
La «specificità» ancora non è legge (e siamo alla quarta lettura) mentre i 240 milioni spalmati su 600 mila uomini (dei quali una piccola minoranza di militari e la più gran parte di polizie), concernono gestioni finanziarie superate. Il futuro è invece sotto la manovra finanziaria estiva che ha colpito il pubblico impiego su tre punti: congelati gli stipendi, bloccati gli incrementi dovuti alle promozioni, ristrette liquidazioni ed età pensionabile. I militari sono stati toccati in altri quattro punti: indennità operative, funzionali, di trasferimento e tagli conseguenti sulla buonuscita. Il riordino funzionale, inoltre, costato 770 milioni, è pagato con il decurtamento del budget militare, con ulteriori danni economici. I militari sono dunque colpiti in misura almeno doppia rispetto al pubblico impiego. È davvero singolare tale visione della «specificità».
L'aspetto più grave è tuttavia il più nascosto. Il Dpf 2011-2013 tratta lo strumento militare come una macchina ferma, che deve solo consumare il meno possibile. È la «vision» della Dc di Cirino Pomicino durante gli anni '80. Si dimentica che i soldati operano in teatri di pace e di guerra, impiegati dallo stesso governo che emana quel Dpf, del tutto privo d'una visione pluriennale per alloggiare, reclutare, addestrare, formare ed equipaggiare, soldati, sottufficiali, ufficiali e reparti. Questa miopia ingravescente da 15 anni ha logorato mezzi, infrastrutture ed equipaggiamenti. Quanto fu consumato non è stato ripristinato, quanto obsoleto non è stato rinnovato, le parti logorate sono sempre meno riparate. Mortificazione del personale e decadimento della struttura portano inesorabilmente a una vulnerabilità critica, il cui approssimarsi i soldati annusano con un istinto inconfondibile, sperimentato dalla concretezza dei rischi operativi.
Martedì, durante i funerali dei quattro alpini, questo sentimento era palpabile. Malessere del personale e logorio della struttura, sotto le sollecitazioni imprevedibili dei teatri di guerra, producono effetti devastanti.
di Piero La Porta
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