PARTE DIFESA SPA, GIRO D'AFFARI DI MILIARDI PER I PRIVATI |
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di: Redazione Nsd
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lunedì 16 novembre 2009 |
(L'Unità), di Bianca Di Giovanni - Ultima giornata da brivido per l’esame della finanziaria in Senato. Gli immobili della Difesa, usciti dalla porta, rientrano dalla finestra, cioè nell’emendamento del relatore Maurizio Saia: saranno gestiti dalla Difesa Spa, la società creata nella stessa manovra che di fatto espropria le strutture pubbliche dal controllo sulle voci di spesa militare. Il braccio di ferro tra Difesa e Economia (che pretendeva il completo controllo sugli immobili, anche per via di un’intesa pregressa) sembra per ora vinto dalla prima.
Difficile delimitare il perimetro effettivo della formulazione utilizzata: alla nuova Spa si affidano le attività di «valorizzazione e gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli immobili militari». Si intuisce che il giro d’affari in questo caso è enorme: caserme nei centri storici, alloggi spesso vuoti. Sotto la formula «valorizzazione» può nascondersi tutto. Lo sfondamento del duo La Russa-Crosetto è riuscito, anche se non si comprende ancora come si combinano le nuove norme, con i vecchi patti Difesa-Demanio. Da anni infatti il ministero offre all’economia i suoi immobili, come contropartita delle erogazioni. Un altro punto oscuro, in un’operazione che resta carica di ombre: si affidano a un consiglio d’amministrazione nominato dal ministro ampi poteri decisionali, anche su temi come gli armamenti e la produzione di energia.
Di fatto viene depotenziata la Consip (sempre dell’economia), finora unica titolare per gli acquisti della pubblica amministrazione. Il testo Saia (ieri riformulato) prevede anche nuove disposizioni copyright, ovvero il diritto all’uso esclusivo, sulle proprie denominazioni, stemmi, emblemi e ogni altro distintivo da parte delle forze armate, compresi Carabinieri e Guardia di Finanza. Chissà se varrà anche per le fiction Tv prodotte da Rai e Mediaset. Ancora non è chiaro. «Il business vince, il ministro Ignazio La Russa si prende la Difesa per regalarla alle imprese», commenta Carlo Podda, segretario generale Fp-Cgil.
Ma il vero giallo scoppiato nelle ore in cui i senatori pensavano di avvicinarsi al voto finale (slittato ad oggi alle 13) riguarda la Banca del Sud. Il fiore all’occhiello di Giulio Tremonti (ieri il ministro ha incontrato il mondo cooperativo per avviare il comitato promotore) è rimasto in bilico per l’intera serata. L’opposizione, infatti, ha sollevato la questione dell’estraneità di materia. Oltre tutto quell’argomento non era mai stato discusso in commissione: per prassi in Aula non possono essere introdotti temi completamente nuovi. Prassi mai infranta, con nessun presidente. Così fonti parlamentari davano ieri sera come probabile il ritiro dell’emendamento da parte della maggioranza, per evitare che Renato Schifani ne decretasse l’inammissibilità.
Il nodo gordiano è rimasto irrisolto fino a tarda sera: i lavori d’Aula sono ripresi in serata sugli ordini del giorno. Un modo per guadagnare tempo, mentre tutti i temi importanti (si fa per dire) restavano accantonati, e mentre si attendeva ancora la relazione tecnica su uno degli emendamenti del relatore. Nel testo riformulato dal relatore sono scomparsi alcuni microinterventi, come "pacchetto agricoltura, con i contributi per la produzione di prosciutto a denominazione registrata", o la "detrazione iva per gli acquisti di tartufo da raccoglitori dilettanti". Restano invece gli «spiccioli» per la sicurezza e la difesa. Certo, 100 milioni all’anno sono meglio di niente. Però a fronte dei tagli già operati al comparto sono solo spiccioli e non sono in coerenza con tutte le promesse di un governo che ha fatto della difesa e della sicurezza il centro delle sua identità politica», dichiara Roberta Pinotti (Pd).
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