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NIENTE FORZE ARMATE PER I SIEROPOSITIVI. L'OPPOSIZIONE CHIEDE CHIAREZZA

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di: Redazione Nsd   
venerdì 11 marzo 2011
(La Repubblica.it) - Forze armate off limits per le persone sieropositive. Bandi pubblici che escludono chiunque risulti positivo al test dell'hiv. Dalla Marina all'Esercito, uno stop che ha anche il benestare del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Una vera e propria discriminazione per l'Nps, il Network Persone Sieropositive, che oggi è tornato a criticare la linea adottata, a livello più o meno ufficiale, nell'ambito delle forze armate italiane. Una battaglia, quella di Rosaria Iardino, leader dell'associazione, partita già nel 2009 quando, grazie alla segnalazione-denuncia di un infermiere, era emerso che il bando di concorso per allievi di prima classe dell'Accademia Navale per l'anno accademico 2009-2010 aveva stabilito l'esclusione dei concorrenti sieropositivi....







Già allora scesero in campo alcuni parlamentari, e l'associazione scrisse una lettera a La Russa. Le risposte del ministro, di fatto, avallavano tale comportamento, con motivazioni che l'Nps, tramite il proprio ufficio legale, contesta duramente.

Ma dopo il bando dell'Accademia, altri ne sono venuti, a segnalare un nuovo orientamento complessivo delle Forze Armate. Basti vedere, a titolo d'esempio, il bando per la nomina di 14 tenenti dell'esercito (risale a novembre 2010): ai candidati si chiede esplicitamente di sottoporsi al test dell'hiv 1. Secondo l'Nps, che ha condotto mirate indagini, "l'esclusione delle persone sieropositive non avviene solo nei concorsi: è stato, infatti, scoperto un documento per uso esclusivo dell'ufficio dello Stato Maggiore della Marina, che dispone il ricorso all'accertamento della sieropositività per il personale non dirigente della Marina Militare".

Eppure, come ha fatto notare la Iardino nel corso di una conferenza stampa convocata alla Camera, questo comportamento sarebbe del tutto illegittimo e in contrasto con norme costituzionali.  "Un atteggiamento fortemente lesivo dei diritti della persona - ha attaccato la presidente dell'associazione - così come stabilito dalla legge sull'Aids del 1990, la 135/90 che prevede precise norme a tutela della riservatezza dei dati sanitari e a garanzia della non discriminazione di tutti i lavoratori e di tutti i candidati all'assunzione". Non solo. E' stato fatto notare che sul sito del ministero della Salute viene chiarito che "al lavoratore o alla persona che effettua una selezione per l'assunzione non può essere chiesto di sottoporsi all'esecuzione del test Hiv non si possono effettuare test Hiv durante la visita di leva o il servizio militare". "Una linea confermata anche dalla sentenza della Corte Costituzionale nel 1994 (la numero 218), che - viene spiegato - 'pur giustificando l'esecuzione di accertamenti sanitari in situazioni sensibili per la salute collettiva e per la protezione di terzi, ribadiva comunque che non si potessero mai attuare controlli sanitari indiscriminati, di massa o per categorie di soggetti, ma di accertamenti circoscritti sia nella determinazione di coloro che vi possono essere tenuti (...) sia nel contenuto degli esami. Questi devono essere funzionalmente collegati alla verifica dell'idoneità all'espletamento di quelle specifiche attività e riservati a chi ad esse è, o intende essere, addetto".

La Corte precisava inoltre che "i trattamenti sanitari trovano sempre un limite invalicabile nel rispetto della dignità della persona, anche al fine di contrastare il rischio di emarginazione nella vita lavorativa e di relazione". Sulla vicenda, dopo che Nps aveva già inviato una lettera al ministro della Difesa, è intervenuto anche il Parlamento che, attraverso tre interrogazioni dell'opposizione (Fiorenza Bassoli, Paola Concia e Rosa Maria Villecco Calipari), aveva cercato di fare luce sulla vicenda. Nelle sue risposte, il ministro ha insistito sul fatto che nella vicenda non si è andati contro i dettami della legge e che, di fatto, la sieropositività rappresenta una causa di inidoneità per la carriera militare. Per la Difesa, infatti,  la sentenza della Corte Costituzionale 218/94 specifica che le Forze Armate rientrano a pieno titolo nei settori a rischio contagio per cui sarebbe inapplicabile il divieto di accertamento di positività da affezione.

Inoltre, per il ministero il rischio per i sieropositivi intercorre anche nel momento in cui, per operazioni fuori area, si sottopongono i militari a campagne di vaccinazione. Vaccini che rappresenterebbero un serio rischio per la loro salute. "Una posizione che non è stata confermata dai pareri che abbiamo chiesto a esperti dell'ospedale Sacco di Milano e dell'Istituto superiore di sanità", ha denunciato Iardino. Inoltre per l'avvocato Matteo Schwarz, responsabile dell'ufficio legale Nps, "allo stato attuale la legge vieta di eseguire test dell'Hiv se il risultato è escludere una persona da un impiego. Su questo tema c'è un problema di coerenza del sistema normativo e bisognerebbe intervenire per eliminare le incertezze. Incertezze che, fra l'altro, non esistono in altri Paesi europei se non in alcuni Stati orientali di recente ingresso nell'Unione".

"Il motivo del mio impegno - ha sottolineato Rosa Maria Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati del Pd e componente della Commissione Difesa della Camera - risiede già nell'interrogazione che ho presentato a giugno quando mi sono resa conto che nel concorso per accedere alla Marina militare era stata inserita una norme che rischiavano di essere discriminatorie verso le persone sieropositive. Una norma la quale, infatti, sembra non voler tener conto del fatto che all'interno dell'amministrazione esistono molti campi d'applicazione e non tutti sono destinati a settori operativi dove invece può esserci il rischio concreto dell'emergenza con immediato bisogno di trasfusioni in loco".

La senatrice del Pd Fiorenza Bassoli ha annunciato un'interrogazione al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per chiedere come mai il dicastero da lui guidato e quello della Difesa diano informazioni discordanti sull'opportunità di eseguire il test Hiv per una procedura concorsuale. Per la Iardino il rischio è che se passasse questa linea, si potrebbe introdurre l'obbligatorietà del test anche per l'accesso ad altre professioni.

Marco Pasqua




Tags:  sieropositivi hiv concorsi forze armate discriminazione

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