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NAPOLITANO: ELEVARE LA PRODUTTIVITA' DELLA SPESA EUROPEA PER LA DIFESA

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 20 maggio 2009
(NSD) - "Concretizzare un modello di difesa collettiva e aumentare la produttività della spesa dei singoli Paesi per la difesa". Questo l'invito che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato all'Unione Europea in occasione del suo viaggio a Londra. "Ora che gli Stati Uniti hanno rinunciato all'unilateralismo, l'Unione Europea non deve sottrarsi alle sue nuove responsabilità ma deve razionalizzare le spese per la difesa, rendendole così più efficaci - ha spiegato Napolitano durante la sua visita all'Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS)".


IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

"In questo momento possiamo dire che appare sostanzialmente condiviso in Europa e sulle due sponde dell'Atlantico, un più ampio, inclusivo, multidimensionale concetto di sicurezza. E' dunque ovvio che un simile concetto di sicurezza implichi approcci flessibili e comprensivi rispetto al presente, complesso contesto globale cosi' come a specifiche aree di crisi. Tali approcci possono, in varia misura, comprendere il ricorso a mezzi militari o civili, a iniziative politico-diplomatiche o a misure di promozione dello sviluppo economico e sociale, essenziali queste ultime, insieme al sostegno alla costruzione delle istituzioni, al fine di creare le condizioni necessarie di crescita della democrazia e di affermazione dei diritti.

Vorrei però dire chiaramente che l'ampliamento e arricchimento del concetto di sicurezza, sebbene necessario, non è una buona ragione per sfuggire ad una valutazione degli aspetti militari e a un impegno congiunto di difesa collettiva. Non vi può sfuggire l'Unione Europea che, nei suoi rapporti con gli Stati Uniti, risente ancora del sospetto di voler lasciare la responsabilità e gli oneri della propria difesa e della sicurezza sulle spalle dell'alleato americano.

Dobbiamo essere ben certi che non persista nell'Unione Europea e/o nei suoi singoli Stati Membri una sostanziale sottovalutazione delle responsabilità che essi hanno congiuntamente per la tutela dei loro interessi di sicurezza individuali e di quelli dell'Unione nel suo complesso. La consapevolezza di tali responsabilità ha avuto espressione chiara e rilevante nella partecipazione europea, con mezzi militari oltre che civili, a missioni di mantenimento della pace e di stabilizzazione in aree di crisi sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, della Nato, della stessa Unione Europea. Si tratta di uno sviluppo nuovo, il cui significato e la cui rilevanza desidero sottolineare: come componente della risposta della comunità internazionale alla nuova sfida rappresentata dall'insorgenza del terrorismo internazionale.

8.500 soldati italiani sono attualmente impegnati in molteplici missioni, soprattutto nei Balcani, in Libano ed in Afghanistan. Sono un fatto innegabile anche la difficoltà e la lentezza con cui si è proceduto nel corso dell'ultimo decennio a dotare l'Unione Europea degli strumenti necessari perché essa potesse fare la sua parte a tutela della sicurezza comune.

Un altro limite che certamente pesa sull'impegno dell'Unione nel campo della difesa e della sicurezza è quello delle risorse disponibili. Il punto è che nelle condizioni difficili in cui versano, ancor più dinanzi alla crisi finanziaria ed economica globale, i bilanci pubblici degli Stati Membri, la via da battere è quella di un deciso elevamento della produttività della spesa europea per la difesa, ancora di gran lunga inferiore rispetto a quella prevista nel bilancio Usa per la difesa e che, soprattutto, sconta uno scarso livello di efficacia e coordinamento. Si impone una razionalizzazione, anche nel senso del superamento di una costosa e improduttiva duplicazione di strutture. Ogni Stato Membro dell'Ue ha la propria organizzazione di Difesa nazionale.

La spesa per la ricerca, la tecnologia e gli acquisti è tutt'altro che specializzata, dal momento che, per ragioni politiche, ciascun paese vuole mantenere una struttura di difesa completa, il che porta ad una ridondanza degli asset militari di base, ad una mancanza di moltiplicatori delle forze e, in generale, alla mancanza di capabilities di alto livello. Si tratta di superare contraddizioni e debolezze di tale natura ed egualmente di potenziare uno strumento cruciale come l'Agenzia Europea di Difesa, avendo di mira anche la crescita di un'industria europea della difesa. Si ripropone in effetti, da tutti i punti di vista, la necessità di un deciso superamento di tradizionali impostazioni e gestioni nazionali dei problemi e delle politiche pubbliche, a favore di indirizzi e assetti comuni al livello europeo.

E' questa la via per un'efficace partnership tra l'Unione Europea e la Nato, anche al fine della piena valorizzazione delle opportunità consentite dai cosiddetti 'accordi Berlin-Plus' del 2003 di accesso dell'Unione 'ai mezzi e agli assets collettivi della Nato per le operazioni a guida Ue'. Le remore verso forme di più razionale e produttiva integrazione nella fase che attraversa attualmente l'Unione europea, non possono più giustificarsi in nome di pregiudiziali e diffidenze di principio, 'ideologiche', e debbono cadere, non in omaggio a opposte dottrine e costruzioni teoriche, ma in risposta a fatti obbiettivi, a evoluzioni irresistibili del quadro mondiale, a nuove sfide alla crescita e alla sicurezza della società europea che i singoli Stati membri dell'Unione non sono, nel modo più evidente, in grado di fronteggiare. E' solo attraverso l'Unione e le sue istituzioni, da rinnovare e rafforzare sulla base almeno del Trattato di Lisbona, che l'Europa 'può portarsi all'altezza delle sue responsabilità.

Mi riferisco alle responsabilità da assolvere in seno alla sempre fondamentale partnership euro-atlantica, e in primo luogo al contributo da dare all'attuazione degli orientamenti scaturiti dall'incontro dei Capi di Stato e di governo tenutosi a Strasburgo e Kehl e della 'Dichiarazione sulla sicurezza dell'Alleanza' che l'ha concluso. Si tratterà in particolare di contribuire all'elaborazione, a dieci anni di distanza dal documento di Washington, di un nuovo Strategic Concept, 'per meglio fronteggiare le minacce di oggi e anticipare i rischi di domani.

Tra tali minacce e rischi si collocano certamente non solo quelli che vengono da uno stato di conflittualità diffusa su cui fa leva la sfida del terrorismo transnazionale, ma anche quelli che concretamente vengono oggi da tre cruciali aree di crisi : la regione Afghanistan-Pakistan, il Medio Oriente allargato e il Corno d'Africa, si pensi alla Somalia come base di una nuova forma di pericolosa pirateria. L'Afghanistan è la prima area in cui la Comunità Internazionale deve compiere il suo sforzo principale per contrastare la minaccia globale posta dal fanatismo e dall'oscurantismo. Un fallimento nei nostri sforzi di stabilizzare l'Afghanistan e promuovere lo sviluppo delle sue istituzioni e della società civile avrebbe conseguenze molto gravi nell'intera regione.

Pertanto, sono fermamente convinto che una partecipazione europea più attiva nelle operazioni di mantenimento e ristabilimento della pace in Afghanistan, come energicamente suggerito dall'Amministrazione americana, dovrebbe essere seriamente presa in considerazione, innanzitutto nel nostro interesse, tenendo presente la minaccia del terrorismo islamico fondamentalista contro l'Europa. Prendo molto seriamente il monito del Presidente Obama secondo il quale l'Europa potrebbe trovarsi sotto una minaccia di terrorismo più grave rispetto a quella che incombe sugli stessi Stati Uniti.

L'Afghanistan può sembrare molto distante da noi ma le distanze contano ben poco nel mondo odierno. E' un'illusione pericolosa credere che il futuro dell'Afghanistan non riguardi il futuro della pace nel mondo e lo stesso può dirsi della crisi ancora aperta in Medio Oriente. Di fronte a tutto ciò, all'Europa toccherà dimostrarsi, nel prossimo futuro, capace di contribuire in modo significativo agli sviluppi che come ho detto in precedenza si stanno rendendo possibili nel sistema delle relazioni internazionali anche grazie alle nuove iniziative dell'Amministrazione americana, per ancor più assumere un suo profilo e un suo ruolo nell'evoluzione complessiva delle relazioni internazionali
".



Tags:  giorgio napolitano unione europea difesa forze armate istituto internazionale di studi strategici.iiss

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