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MENO TRUPPE E MEZZI PER L'ESERCITO ITALIANO

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 11 aprile 2012
(Il Sole24Ore) - Meno truppe ma anche meno mezzi e reparti. La riforma che il ministro della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, sta varando non senza difficoltà è in linea con la tendenza al ribasso assunta negli ultimi anni dalle spese militari europee. Un calo che raggiunge punte del 10%, come rilevato dall'Istituto Iiss di Londra, secondo il quale in questo settore nel 2012 i Paesi asiatici spenderanno più dell'Ue. In Italia la riduzione delle risorse è cominciata già da tempo rispetto alla Ue dove la spesa media è pari all'1,61 per cento del Pil....




 



Di Paola ha sottolineato che «nel periodo 2004-2012 il Pil italiano è cresciuto del 15% ma le risorse di bilancio destinate alla Funzione Difesa sono passate nello stesso periodo dall'1,01 allo 0,84% del Pil con una riduzione del 16%».

Anche sommando i fondi del Ministero dello sviluppo economico (1,3 miliardi nel 2012) che contribuiscono ad acquisire nuovi equipaggiamenti e mezzzi la percentuale di Pil non supera lo 0,92%. Risorse incompatibili con un modello di Difesa impostato su 190mila militari, oggi scesi a 183 mila e che Di Paola vorrebbe ridurre a circa 150 mila tagliando anche un terzo dei 30mila dipendenti civili della Difesa.

A riforma conclusa l'Esercito schiererà 90 mila militari (-17mila), 27mila la Marina (-7 mila) e 34 mila l'Aeronautica (-10 mila). Un taglio alle spese del personale, oggi pari al 71% del bilancio contro il 50 della media europea, allo scopo di recuperare risorse per l'esercizio e gli investimenti penalizzati con quote di budget rispettivamente al 12 e 18%. La nuova norma che innalza di tre anni l'età pensionabile dei militari non aiuterà la riforma di Di Paola, che valuta dii raggiungere gli organici previsti «entro il 2024». Previsti trasferimenti ad altre pubbliche amministrazioni, più ampia diffusione della cosiddetta «aspettativa per riduzione quadri» che manda a casa ufficiali e sottufficiali riducendone del 5% la retribuzione e consentirà qualche risparmio su infrastrutture e servizi.

Ma soprattutto tagli agli arruolamenti (-30% quest'anno) che però invecchieranno i reparti di prima linea. La riforma prevede tagli di 90 generali su 425 e 300 colonnelli su 1.400 ma su questo fronte si potrebbe forse fare di più considerato che gli Stati Uniti hanno 900 generali su oltre 1,5 milioni di militari. Tagli maggiori a livello di vertice quali la chiusura di comandi territoriali, di molti comandi a livello corpo d'armata ormai ridondanti e l'accorpamento di più battaglioni sotto i comandi di reggimento e di più reggimenti assegnati alle brigate permetterebbero di ridurre sensibilmente le spese salvaguardando le capacità operative che invece verranno pesantemente tagliate. Con un budget della Funzione Difesa di 13,6 miliardi in calo a 12 miliardi nei prossimi due anni per effetto dei tagli già previsti dal governo Berlusconi, diventa concreto il rischio di paralisi per forze armate in grado solo di erogare stipendi.

Di Paola intende ridurre di un terzo le infrastrutture incluse diverse unità operative. L'esercito perderà due brigate con reparti corazzati, elicotteri, blindati e di artiglieria, la Marina almeno una dozzina di navi e l'Aeronautica disporrà di 180 velivoli da combattimento divisi tra caccia Typhoon e cacciabombardieri F-35 dei quali è previsto l'acquisto di 90 esemplari contro i 131 iniziali con un investimento di circa 10 miliardi. Tagli che limiteranno le capacità operative mentre 7mila militari sono impegnati oltremare e il Mediterraneo torna area calda. Parte degli stanziamenti per le missioni all'estero (1,4 miliardi nel 2012) vengono già da anni impiegati per addestrare i reparti destinati a schierarsi in Afghanistan, Libano, Balcani ma, paradossalmente, tra due anni la fine della missione afghana (che assorbe quest'anno 750 milioni e oltre metà delle truppe schierate oltremare) rischia di far venir meno i fondi per l'addestramento al combattimento. La Nato da tempo raccomanda di far fronte ai bilanci austeri nazionali con la condivisione di mezzi e capacità. La cosiddetta “smart defense” nella pratica risulta però complicata dalla disparità di risorse finanziarie dei diversi Paesi e da iniziative quali l'intesa strategica tra Parigi e Londra che taglia fuori gli altri alleati da programmi e ricerca perseguendo, come ha evidenziato il conflitto libico, interessi prettamente nazionali.
 
di Gianandrea Gaiani




 

Tags:  forze armate tagli giampaolo di paola

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