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IL VOTO SULLE MISSIONI ALL'ESTERO A FINE GIUGNO E' L'INCUBO DEL PREMIER

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di: Redazione Nsd   
martedì 21 giugno 2011
(Il Sole24Ore) - Non sono i due giorni di verifica che Silvio Berlusconi teme, anche se l'abbandono della maggioranza dei liberaldemocratici fa venir meno due voti a sostegno del governo. E neppure lo scontro in atto tra Alemanno e la Lega sui ministeri, che probabilmente si tradurrà in una guerra tra contrapposti ordini del giorno. Quel che il premier avverte fin d'ora come un passaggio rischioso, è quando tra dieci giorni nell'aula della Camera si discuterà del rifinanziamento delle missioni all'estero, Libia in primis. A ricordare l'appuntamento non a caso è Roberto Maroni....







Il ministro dell'Interno del Carroccio ieri – nonostante il Capo dello Stato abbia sottolineato che compito dell'Italia è ottemperare al mandato Onu rimanendo schierata assieme agli alleati nella missione libica – ha ribadito che resta valido «quanto detto a Pontida» e quindi «vanno trovate soluzioni alternative» dando così appuntamento al «30 giugno» perché – avverte – «quella sarà la sede utile per discutere della Libia».


L'ipotesi che in quell'occasione Bossi e compagni si smarchino dalla maggioranza, con il premier costretto a far conto sui voti dell'opposizione, viene tutt'altro che esclusa. Il Cavaliere lo sa e per questo nel suo intervento di oggi pomeriggio proverà a presentare un'ipotesi di mediazione al momento molto complicata. Ieri se ne è parlato a lungo nel vertice tenutosi a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del Pdl e dove a sorpresa è giunto anche il leghista Roberto Calderoli per la stesura finale del discorso alle Camere.


Berlusconi deve infatti da un lato mostrare all'alleato di aver ben compreso il messaggio inviatogli da Pontida e dall'altro deve assolutamente evitare di mettere in crisi l'immagine internazionale dell'Italia di cui si è fatto garante per primo il Capo dello Stato. Il premier probabilmente punterà sulla carta diplomatica e sul rinvio all'autunno della decisione (come anticipato dal ministro degli Esteri Franco Frattini) sul prosieguo della missione. Del resto dopo Pontida ha avuto la certezza che Bossi, almeno per il momento non staccherà la spina. Al Senatur deve offrire però una sponda. Calderoli è stato chiaro. Per questo annuncerà l'allentamento del patto di stabilità interno, che serve ai comuni del Nord, e in prospettiva la diminuzione della pressione fiscale attraverso la riforma. Oltre non potrà però andare. Il monito della scorsa settimana inviato all'Italia da Moody's si è fatto sentire, tant'è che ieri Milano è stata la peggiore piazza europea (-2%).


Lo sa anche Bossi. L'obiettivo del Carroccio è guadagnare tempo per riconquistare la fiducia dell'elettorato. La battaglia sui ministeri è una delle fiches che il Senatur ha deciso di puntare. Ma si tratta solo di un cip per rimanere in gioco, visto che tutti sanno dell'impossibilità di tradurla in fatti. Una mossa propagandistica che è tornata utile anche a chi nel Pdl è intenzionato d'ora in poi ad alzare la voce.


Gianni Alemanno ha rotto gli indugi: prima ha presentato un ordine del giorno al decreto sviluppo (su cui si voterà la fiducia oggi proprio mentre il premier parlerà al Senato), per dire che ministri e ministeri non si possono muovere dalla Capitale; poi si è messo dietro a un banchetto allestito a poche centinaia di metri da Montecitorio per raccogliere le firme, assieme alla governatrice Renata Polverini, contro il tentativo di «scippo» del Carroccio. Alemanno si smarca, così come i parlamentari campani inferociti per il doppio rifiuto della Lega al via libera sul decreto per l'emergenza rfiuti a Napoli. Segnali, in vista del Consiglio nazionale Pdl del 1° luglio per la nomina di Alfano a segretario, che si sommano al distacco di Miccichè e dei suoi parlamentari di Forza del Sud e al probabile addio al partito di Micaela Biancofiore..

Barbara Fiammeri




Tags:  missioni all'estero rifinanziamento libia lega silvio berlusconi

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