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I MORTI DELLA MARINA: LO STATO PAGA IL SILENZIO

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di: Redazione Nsd   
lunedì 01 febbraio 2010
(L'Unità.it), di Bianca Di Giovanni - Spesso il diavolo si nasconde nei dettagli. E in questo caso ci è riuscito benissimo. È passato l’altro ieri alla Camera l’emendamento «salva-Marina» nella tutela dei militari esposti all’amianto. La norma si perde nella fitta trama di norme-vergogna del ddl lavoro (varato ieri a Montecitorio), che spazia dalla precarizzazione del lavoro al depotenziamento dell’obbligo scolastico. Un combinato esplosivo, nelle cui pieghe si è infilata anche un «piccolo» comma sulle tutele dei marinai. Disposizione a dir poco bizzarra.





Si presenta infatti come una norma di interpretazione autentica della legge sulla prevenzione degli infortuni e igiene nei posti di lavoro. In realtà va nella direzione opposta: invece di spiegare le regole, semplicemente le toglie. La disposizione, infatti, introduce una deroga dalle tutele previste per i lavoratori impiegati sulle navi militari. In altre parole, si crea un vuoto normativo: non c’è legge, quindi non c’è tutela.

«È paradossale che all’interno di un provvedimento che ha come compito principale la tutela del lavoro e quindi della sicurezza sul lavoro vengono approvate norme che determinano un vuoto legislativo proprio in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. I lavoratori a rischio amianto, dal soldato semplice agli alti ufficiali, devono essere tutelati ovunque questa esposizione si verifichi - dichiara Rosa Calipari - Dopo 55 anni si dice che la normativa generale non è applicabile anche al naviglio di Stato».

Ma la deputata Democratica va oltre, e avanza qualche «legittimo sospetto». «La disposizione - osserva Calipari - produce effetti (voglio pensare in buona fede), su un procedimento che vede rinviati a giudizio alcuni militari, a Padova, chiamati a rispondere per la mancata applicazione nei confronti del personale dipendente proprio delle norme della delega in questione». Il processo di Padova vede coinvolti otto ufficiali della Marina, e circa 500 militari che ritengono di essersi ammalati per l’esposizione all’amianto sulle navi. L’inchiesta inizia con due morti, un capitano di vascello e un maresciallo della Marina, per allargarsi poi a macchia d’olio. Oggi i pm Maurizio Block e Sergio Dini hanno ottenuto il rinvio a giudizio di otto alti ufficiali: due ammiragli, sei generali. I parenti delle vittime attendono giustizia. Ma proprio nei giorni in cui il procedimento è entrato nel vivo, si è pensato bene di costruire una norma ad hoc. Idea maliziosa? Forse. C’è tempo per correggere in Senato.




Tags:  marina militare amianto

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