GLI ARTIFICIERI: OGNI BOMBA E' UNA SFIDA CON LA MORTE |
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di: Redazione Nsd
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venerdì 30 luglio 2010 |
(La Stampa) - "Quando sei a mezzo metro da un ordigno, vita e morte sono distanti un millesimo di secondo. Meno di un soffio". Vita da artificieri. Passione, ragione, adrenalina. Il primo maresciallo Mauro Gigli era un leader. «Un veterano di bombe e trappole mortali», dicono i suoi compagni artificieri. Il capo del team sminatori della brigata alpina Taurinense. Oggi il suo gruppo lo onora, sotto il tricolore a mezz'asta, spiegando cos’ha di unico questo mestiere che non ammette errori....
«In Afghanistan per neutralizzare una bomba - spiegano i genieri - servono esperienza, abilità e una buona dose di intuito. Qui un ordigno non è mai uguale all’altro. Non è come rendere inoffensive mine o cluster bomb inesplose di cui si conoscono i meccanismi. Tutto è più complesso, improvvisato». Le bombe sono scatole a pressione, tubi con molle, tombini di scolo riempiti di esplosivi rudimentali. «In genere sono meno potenti del tritolo ma mortali. Uccidono senza fare distinzioni. Soprattutto tra la popolazione. Il rapporto di vittime tra militari e civili è di uno a tre». Spesso sono i bambini che giocano tra la polvere a trovare le bombe destinate ai soldati della Nato. «Dal primo gennaio a oggi nelle zone calde del Paese sono stati trovati e disattivati 119 ordigni. Quasi la metà, esattamente 50, ce ne siamo occupati noi italiani».
Soldati coraggiosi ma non avventati. «Ogni intervento è pianificato. Prima si valuta la situazione, poi si invia il robot a controllare da vicino il bersaglio. A quel punto si decide come agire. La telecamera e i bracci meccanici del robot diventano gli occhi e le mani dell’artificiere». Mauro Gigli chiamava il suo robottino Wall.e, come il piccolo robot spazzino del film della Pixar, ultimo superstite di un mondo pattumiera. E come l’artificiere-marine nel film «The Hurt locker», collezionava nel suo ufficio ordigni di ogni genere per insegnare ai più giovani quanto può essere facile morire. «Da questi parti tutto può diventare una bomba. I canali di scolo sotto le strade asfaltate di fresco sono un nascondiglio ideale. Infilano l’esplosivo al centro dei tubi di cemento e poi ne sigillano le estremità con la terra, così l’esplosione si espande verso l’alto». Da queste parti anche restituire fecondità a terre inaridite da anni di odio e sangue può essere pericoloso. Un banale fertilizzante a base di nitrato di ammonio può diventare letale. «Quando aiutiamo le popolazioni rurali a risollevarsi, facciamo attenzione agli ingredienti chimici contenuti nei fertilizzanti, a quegli elementi che in mani esperte potrebbero essere utilizzati come armi».
Diventare artificieri non è una passeggiata. «Ci vogliono almeno sei anni di scuola. E poi tanta esperienza, pratica sul campo. Ma non basta. Ogni giorno si impara qualcosa. Spesso tra team ci confrontiamo, ci scambiano conoscenze pratiche, soprattutto sulle caratteristiche degli ordigni artigianali». Confidenze che spesso possono salvare la vita. «A volte è come una sfida. Tra te e chi ha costruito la bomba. In un caso Mauro era rimasto molto colpito dall’abilità del creatore dell’ordigno. Dopo averlo disattivato, aveva detto «non siamo mica pivelli». Ci mancherà il suo buon umore». Il coraggio nessuno te lo può dare. Ma quando si è a tu per tu con la bomba come si domina la paura? «Col senso del dovere. Aggrappandosi a quelle motivazioni antiche che ti fanno scegliere un mestiere che non è solo un mestiere. Sei lì e sai che non ti puoi tirare indietro. Chiamiamolo senso di responsabilità. Mauro era considerato da tutti un angelo custode. Quando le cose si facevano serie lui c’era. Mai si sarebbe tirato indietro».Le salme di Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis sono attese per questa mattina alle 9 all’aeroporto militare di Roma Ciampino. Ad accompagnarle sull’aereo militare ci sarà il Generale di Corpo d`Armata Giorgio Cornacchione, Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze. I corpi saranno subito trasferiti nell’istituto di medicina legale del Policlinico militare del Celio e la camera ardente sarà aperta al pubblico alle 15. Il rito funebre ufficiale si terrà alle 18 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Ieri pomeriggio, nella base di Herat c’era già stata la «Ramp Ceremony», l’addio dei compagni.
Massimiliano Peggio
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