ESERCITO: PER ARRUOLARE GIUSY, SOLDATESSE PIU' BASSE |
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di: Redazione Nsd
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venerdì 24 luglio 2009 |
(La Stampa.it) di Giulia Palmieri - Da oggi Giusy ha numero fortunato. È il 150, da leggere però "1 metro e 50", e cioè il nuovo limite minimo di altezza richiesto dalla legge per chi vuole arruolarsi e indossare la divisa. Un improvviso abbassamento di 11 centimetri, rispetto a quel metro e 61 necessario, fino a ieri, per permetterle di mantenere la promessa che un anno fa fece al suo "eroe" durante il funerale: "Da lassù vedrai come riuscirò a realizzare il mio sogno, quello che non hai potuto portare a termine tu lo farò io, papà".
Giusy, 19 anni, è la figlia del primo maresciallo Giovanni Pezzulo, ucciso in Afghanistan a soli 44 anni il 13 febbraio dell’anno scorso e promosso sottotenente alla morte. Avrebbe compiuto 45 anni dopo pochi giorni, ma cadde in un agguato teso da terroristi taleban durante una missione di pace in cui stava distribuendo viveri e vestiti alla popolazione.
Dalla scuola alla divisa
La pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale la riempie di gioia: "Sono contentissima". Sapeva che qualcosa era nell’aria, che il Parlamento ci stava lavorando, ma solo ora il sogno di lasciare la piccola Oderzo per iscriversi alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo è realtà. Per la verità, le mancano ancora l’ultimo anno del liceo scientifico a Motta di Livenza, nel veneziano, e l’esame di maturità. "Ho avuto un incidente di percorso l’anno scorso - racconta serena - ma stavolta è andata bene". Ora gli ultimi mesi, poi "uscirò con 100/100", sorride, e via verso la Scuola militare. "Almeno spero", scherza.
L’unica incertezza è se chiedere o meno di prendere parte a missioni all’estero da subito. Per il resto, garantisce, è pronta e non ha dubbi: "Certo, so che dovrò rinunciare a qualcosa, ma sarà una crescita". Lapidaria ma dolce, Giusy. Ai piccoli sacrifici per le missioni del padre è abituata. Ha dovuto passare senza di lui anche i suoi 18 anni, tanto per dirne una. "Ma la mattina dopo mi ha fatto trovare un enorme mazzo di rose", racconta. E adesso niente può fermare la caparbietà di questa ragazza coraggiosa dai capelli castani, lisci come la seta, che ha saputo dell’agguato al padre dalla tv, mentre stava cenando. E se dalla mamma è quasi scontato che non arriverà alcun ostacolo all’arruolamento, anche con il fidanzato dovrebbe filare tutto liscio: "Sono sicura che sarà contento", dice. Gli unici a non essere d’accordo sono forse i nonni paterni. Da loro a Carinola, in provincia di Caserta, passa le vacanze e quando racconta dei suoi progetti sa che potrebbero non appoggiarla: "Non sono proprio contenti delle mie scelte - ammette -, hanno paura, dopo quello che è successo a mio padre". Ma niente da fare, "dovranno arrendersi", sorride. Dissuaderla è impossibile.
Il legame con la divisa è troppo forte e troppo intimo. Innanzitutto per gli insegnamenti paterni. Lui, il suo eroe, nell’anniversario della strage di Nassiriya metteva sempre la bandiera sul balcone, "in onore degli altri". Giovanni da quell’attentato era scampato per pochi metri. E lei, a un anno dalla morte, prosegue nel solco tracciato, e il 14 luglio ha esposto il tricolore su quello stesso balcone per salutare il caporal maggiore Di Lisio, ucciso in Afghanistan come suo papà. Il rispetto per le Forze Armate che le ha trasmesso è così forte da non poterne prescindere. "Ho sempre avuto la volontà di seguire le orme di mio padre da quando ero piccola", confessa. E seguire quella stessa scelta, entrare "in un reparto dell’esercito che si occupa di ricostruire, per portare pace e aiuto".
Troppo mite per covare alcunché di aggressivo, Giusy. L’esercito è una parte di suo padre, "l’ho sempre sentito vicino, in ogni momento", e lo ringrazia. E per rendere possibile il suo sogno, quello di voler mettere la propria vita "al servizio dello Stato e della pace", poteva fare qualcosa solo il Parlamento, con un provvedimento quasi ad personam. E lo ha fatto: abbassando da 161 a 150 il requisito minimo d’altezza richiesto alle donne soldato. O meglio, ad alcune donne soldato. Le parole che Giusy pronunciò durante il funerale del padre vennero infatti riprese nella relazione che presentava il disegno di legge che modificava i requisiti per l’arruolamento di coniugi o figli di militari deceduti. E ora Giusy potrà essere una splendida volontaria. In miniatura.
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