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DIFESA, POCHI SOLDI MA DI QUALITA'. UN RAPPORTO DELL'IAI ANALIZZA I BILANCI PER GLI ESERCITI EUROPEI

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di: Redazione Nsd   
martedì 24 maggio 2011
(Italia Oggi) - L'Italia risparmia più di altri paesi nelle spese per la difesa ma sta tagliando meno di altri stati negli investimenti per ricerca e sviluppo. È un quadro contraddittorio quello che emerge da una ricerca dello Iai (Istituto Affari internazionali). Nonostante i tagli al bilancio comuni a molti paesi europei, Gran Bretagna e Francia mantengono forti investimenti nel settore della difesa, mentre in l'Italia permane un problema di squilibrio tra le varie voci del bilancio della difesa che mette a rischio la tenuta stessa dello strumento militare, sottolineano i ricercatori dell'Istituto presieduto da Stefano Silvestri che hanno curato uno studio su "Economia e industria della difesa"...





Nel 2010 alcuni dei più importanti paesi europei hanno tagliato le spese per la difesa.

Rispetto all'anno precedente: il Regno Unito le ha ridotte di più del 10%, la Spagna di quasi del 4%, l'Italia di circa il 2%, mentre la Germania e la Francia le hanno mantenute sostanzialmente stabili (+0,3%).

«Ciononostante», scrivono Alessandro Marrone e Giulio Maria Raffa dello Iai, «la Gran Bretagna è ancora il paese dell'Ue che, in termini assoluti, spende di più, con 38,4 miliardi di euro, seguito dalla Francia e dalla Germania (32,1) e, a distanza, dall'Italia (14,3) e dalla Spagna (7,7)».

Se si rapportano queste spese al Prodotto interno lordo (Pil), si scopre che la Gran Bretagna ha speso per la difesa ben il 2,3% del Pil, la Francia l'1,7%, la Germania l'1,2%, l'Italia lo 0,9% e la Spagna lo 0,7%. Il calcolo si riferisce, sottolineano i ricercatori, alla «funzione difesa», ossia ai costi relativi al funzionamento delle Forze Armate.

Se si prendono in considerazione le spese per gli investimenti (ossia i fondi per l'acquisto di nuovi mezzi ed equipaggiamenti, inclusi i programmi internazionali) e quelle per Ricerca & Sviluppo (R&S) la classifica cambia: «Rispetto al 2009, Gran Bretagna e Germania hanno tagliato i fondi di quasi il 10%, la Spagna del 35%, mentre l'Italia li ha aumentati di circa il 10% e la Francia dello 0,6%».

Se si leggono i dati assoluti, tuttavia, il quadro che si delinea è il seguente: Francia e Gran Bretagna sono i paesi che, in Europa, spendono significativamente di più in investimenti e R&S (15,4 e 10,5 miliardi di euro), lasciando molto indietro la Germania (7,6), l'Italia (3,2) e la Spagna (1,1).

I paesi dell'Ue, che come aggregato hanno una popolazione e un Pil maggiori di quelli degli Stati Uniti, nel 2009 hanno speso complessivamente in investimenti circa un quarto degli americani.

Ma come impegnerà l'Italia concretamente le risorse per la difesa nel 2011? «Il calcolo non è facile né univoco», dicono gli autori della ricerca. La metodologia adottata dallo studio dello Iai include solo le voci che contribuiscono realmente a produrre sicurezza esterna per il paese, ossia la funzione difesa, le spese per le missioni militari all'estero, quelle per le infrastrutture e gli investimenti per l'acquisizione e lo sviluppo di armamenti.

Da questo esame emerge che nel 2011 la spesa per la difesa dell'Italia ammonterà a 17,8 miliardi di euro.

Nel conteggio vengono inclusi, oltre ai fondi per la funzione difesa (14,4 miliardi), le spese per le missioni internazionali per la parte riguardante le Forze Armate e i fondi gestiti da altri dicasteri, ma che sono funzionali alla produzione di sicurezza esterna.

«Una somma dunque inferiore ai 20,36 miliardi indicati nella Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2011» chiosano Marrone e Raffa dello Iai, analizzando i dati forniti dalle tabelle relative al ministero guidato da Ignazio La Russa. «Nello specifico, saranno destinati 10,77 miliardi al personale (funzione difesa, Carabinieri e fondo missioni), 1,81 all'esercizio e 3,76 alle infrastrutture».

Questi numeri, è la conclusione della ricerca, «confermano i forti squilibri nella composizione della spesa che si registrano ormai da diversi anni. Nonostante le spese per il personale diminuiscano rispetto all'anno precedente, esse rappresentano oltre il 65% dei fondi complessivi della funzione difesa: una percentuale molto lontana dal modello ottimale del 40-30-30 (rispettivamente per personale, esercizio ed investimento), fissato anni fa come obiettivo per la realizzazione del nuovo Modello di difesa».

 di Michele Arnese




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