CARABINIERI STIPENDIATI DAI CLAN: "AIUTAVANO GLI SCISSIONISTI" |
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di: Redazione Nsd
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martedì 16 marzo 2010 |
(La Repubblica.it), di Dario Del Porto - Quattro carabinieri sono stati arrestati dai loro stessi colleghi con l´accusa di corruzione aggravata. Avrebbero ricevuto 500 euro al mese dal clan degli Scissionisti di Scampia. Il boss della droga Giuseppe Bastone e i suoi uomini avevano registrato i colloqui con i militari, i nastri sono stati ritrovati in un covo. Uno degli indagati avrebbe manifestato la propria disponibilità a "consegnare" al clan due esponenti del gruppo rivale in cambio di 500 mila euro e avrebbe chiesto una ricompensa per non aver inseguito gli autori di un omicidio.
Quattro carabinieri stipendiati dal clan degli scissionisti di Scampia. Ricompensati, secondo l'accusa, con 500 euro al mese da malavitosi. Registrati a loro insaputa dai malavitosi durante gli incontri. E disponibili, almeno uno di loro, a chiudere entrambi gli occhi dinanzi a un omicidio oppure a "consegnare" al boss due esponenti del gruppo rivale in cambio di mezzo milione di euro. È l'allarmante scenario delineato da una delicatissima inchiesta che ha portato in cella quattro militari raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare per corruzione aggravata emessa dal gip Alberto Capuano su richiesta dei pm pool anticamorra Luigi Alberto Cannavale e Stefania Castaldi. Vicenda grave, che però è stata affrontata senza esitazione alcuna dal personale dell'Arma: gli arresti infatti sono stati eseguiti dagli uomini del Nucleo investigativo del comando provinciale che hanno condotto l'indagine d'intesa con la Procura muovendosi in uno strettissimo riserbo.
All'epoca dei fatti, compresi fra il 2006 e il 2007, gli indagati prestavano servizio nella periferia settentrionale di Napoli. A seguito dell'indagine sono stati sospesi dal servizio (uno era convalescente da tempo per ragioni di salute) ma erano già stati allontanati dalla Campania per essere destinati ad altro incarico.
Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche i presunti esponenti del gruppo camorristico che avrebbero corrotto i militari: si tratta del capoclan della droga Giuseppe Bastone, catturato proprio dai carabinieri ad agosto 2009, del fratello Ciro (entrambi assistiti dall'avvocato Gennaro Pecoraro) di Vincenzo Spera e del collaboratore di giustizia Salvatore Vizioli.
Il boss intercettava gli investigatori. Gli accertamenti erano partiti a febbraio di un anno fa, dopo la perquisizione di un covo nella periferia settentrionale di Napoli. Nel nascondiglio furono ritrovare le bobine di alcune intercettazioni ambientali dal contenuto apparso inizialmente oscuro. Poi, grazie anche alla interpretazione del pentito Vizioli, è arrivata la svolta: quando parlavano con i carabinieri oggi indagati, Giuseppe Bastone e i suoi registravano tutto, quasi certamente utilizzando un apparecchio nascosto negli abiti. Poi conservavano i nastri. Così le trascrizioni dei colloqui sono finiti agli atti dell'inchiesta.
"Se me li porti ti regalo 500 mila euro". In una delle conversazioni riportate nell'ordinanza notificata a tutti gli indagati si evince che Giuseppe Bastone avrebbe offerto a uno dei militari ora in carcere una ricompensa elevatissima in cambio di un "favore" molto particolare: il carabiniere avrebbe dovuto prelevare nel Rione dei Fiori due esponenti del clan Di Lauro, contrapposto agli scissionisti dai giorni della faida 2004-2005. "Ti regalo 500 mila euro", afferma il capoclan. Che poi aggiunge: "Se ne porti uno, 250 mila". E più avanti chiarisce: "Tu me li porti qua e ti do i soldi, mi devi solo dire come li vuoi". Il militare, almeno da quanto si evince dalle trascrizioni, non si tira indietro, chiede solo qualche chiarimento "Ma sono ricercati?".
L'episodio non è contestato nei capi d'imputazione, dunque non è possibile comprendere se si sia realmente verificato.
L'omicidio e l'inseguimento mancato. Lo stesso carabiniere del colloquio precedente viene registrato a sua insaputa durante un'altra conversazione allegata agli atti: si fa riferimento a un omicidio (ma non è specificato quando e dove sia avvenuto) che sarebbe stato commesso proprio mentre era di pattuglia insieme a due colleghi più giovani. Questi erano pronti ad inseguire i killer ma il militare corrotto sostiene di averli dissuasi dicendo che avrebbero rischiato a loro volta di essere uccisi. E dopo aver raccontato questi particolari al suo interlocutore, aggiunge: "Per questo però non sono stato ricompensato".
Gli interrogatori. Su questa come sulle altre vicende al centro dell'indagine gli indagati potranno replicare negli interrogatori che sono già iniziati davanti al gip Capuano alla presenza degli avvocati.
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