SOMALIA: COMANDANTE "MAESTRALE", FORSE "NAVE MADRE" DIETRO AD ATTACCO NEVERLAND |
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di: Redazione Nsd
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mercoledì 06 maggio 2009 |
Roma, 6 mag. (Adnkronos) - Potrebbe esserci una “nave madre” dietro all'attacco dei pirati alla petroliera italiana Neverland, sventato ieri dalla fregata Maestrale della Marina Militare impegnata nel golfo di Aden nell'ambito della missione Ue “Atalanta”. L'ipotesi prende corpo in queste ore ed il pericolo di un salto di qualità nell'organizzazione degli arrembaggi ai mercantili è confermato dallo stesso comandante del Maestra, il comandante di fregata Angelo Virdis.
"Abbiamo il sospetto che ci potesse essere una nave madre in zona, anche in considerazione della distanza dalla costa. Incontriamo diversi pescherecci, taluni effettivamente intenti alle attività di pesca, altri potrebbero essere utilizzati per il supporto ai barchini con i quali vengono attuati gli attacchi. Oltre allo “skiff' utilizzato per l'attacco, abbiamo infatti evidenze - spiega Virdis in videoconferenza con la sede del comando della squadra navale di Roma - che c'erano altri barchini nella zona".
Oggi le condizioni meteorologiche - 25 nodi di vento e mare forza 3 - dovrebbero rendere "più difficili altre azioni di genere. Al momento non abbiamo notizie di altri attacchi". Nel golfo di Aden stanno transitando in questo momento altri due mercantili italiani, la nave Enrico Ievoli e la nave Fast Nord.
"Siamo in pattugliamento nell'area da diversi giorni. Ieri, intorno alle 6;45 italiane - spiega il comandante della fregata Maestrale - mentre era in corso un rifornimento abbiamo ricevuto la chiamata di soccorso da parte della petroliera Neverland. Immediatamente abbiamo dato disposizioni per il decollo dell'elicottero di bordo, un AB-212, che in tempi brevissimi ha raggiunto il barchino dei pirati che stava attaccando il mercantile nel tentativo di prenderne il controllo. I pirati si sono dati alla fuga, l'elicottero si è rivelato un elemento estremamente utile per fronteggiare la minaccia".
Prima di attaccare il Neverland, l'imbarcazione dei pirati "aveva preso di mira un altro mercantile, contro il quale sembra che siano stati esplosi colpi di arma da fuoco. Successivamente hanno rivolto l'attenzione alla petroliera italiana", ma l'intervento dei mezzi della Marina ha fatto sì che i criminali rinunciassero al tentativo di arrembaggio senza neanche sparare un colpo.
Dal quartier generale operativo della Marina Militare, il “bunker” sotterraneo di Santa Rosa, alle porte della Capitale, il comando della squadra navale monitora costantemente il traffico mercantile che incrocia nell'area più “calda” sotto il profilo della minaccia, ovvero le coste somale e il golfo di Aden. "In questi ultimi mesi - rileva l'ammiraglio Cristiano Bettini, capo di stato maggiore del comando della squadra navale - abbiamo registrato un'escalation di attacchi. Il salto di qualità è testimoniato sia dell'utilizzo di navi madri per favorire le azioni criminali anche molto al largo delle coste, che dall'armamento utilizzato: ora i pirati fanno fuoco anche con i bazooka. Per questo motivo consigliamo a tutte le unità che transitano in zona di mantenersi il più possibile al largo delle coste".
Il fenomeno, sottolinea il contrammiraglio Amedeo Piroli, responsabile operazioni del comando in campo della squadra navale, "sta aumentando in maniera significativa". Attualmente sono 18 le navi mercantili ancora sotto sequestro, tra cui la Bucaneer alla fonda al largo delle coste somale. Solo nell'ultima settimana sono stati registrati quattro avvicinamenti sospetti, quattro attacchi veri e proprio ed un sequestro riuscito.
Il dispositivo di prevenzione e contrasto organizzato a livello internazionale prevede al momento l'attività di tre flotte distinte: la task force 465 all'opera nell'ambito della missione “Atalanta” dell'Unione europea (nella quale opera la stessa fregata Maestrale), il gruppo navale Nato di prontezza operativa Snmg1 e la task force multinazionale 151 posta sotto il comando statunitense. Per la prevenzione della pirateria sono poi in attività assetti navali inviati autonomamente da Cina, Russia, Giappone ed Arabia Saudita.
La Marina italiana ha attivato da diversi anni un dispositivo di contrasto al fenomeno della pirateria ed è stata tra le prime forze armate nel mondo ad elaborare contromisure adeguate: il primo intervento di questo genere risale al 2005, con l'invio nell'area di nave Granatiere. Nel golfo di Aden transitano ogni anno circa 600 navi italiane. L'area è stata lo scorso anno il teatro dell'85% degli attacchi da parte di pirati registrati nel mondo. Il 12% del petrolio mondiale attraversa il Canale di Suez sulle navi, transitando quindi per il golfo di Aden.
(Mac/Col/Adnkronos)
06-MAG-09 13:43
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