HomeESTERI GLI IMMIGRATI FALSI INVALIDI? IN SVIZZERA IERI GLI ITALIANI, OGGI...
GLI IMMIGRATI FALSI INVALIDI? IN SVIZZERA IERI GLI ITALIANI, OGGI...
di: Redazione Nsd
martedì 22 giugno 2010
(UIM), di Dino Nardi - Molti degli emigrati italiani in Svizzera più anziani si ricorderanno, per averlo vissuto sulla propria pelle, di quando in questo Paese vi era una veemente polemica con relativa denuncia dell’ITAL-UIL e degli altri patronati italiani per il fatto che, molto spesso, ai lavoratori italiani colpiti da qualche tipo di invalidità non gli veniva riconosciuta dai medici locali che li accusavano, invece, di soffrire di “renten neurose”, ovvero da neurosi da rendita. Una vera e propria ingiustizia infarcita da pregiudizi xenofobi!....
Anche a quell’epoca (non moltissimi anni or sono) la polemica verteva sul fatto che l’Assicurazione Invalidità federale svizzera (AI) doveva versare molte più rendite agli emigrati (una parola che nella Confederazione, a quel tempo, era sinonimo di “italiani” e viceversa) che ai cittadini elvetici. Ebbene ancora oggi, peraltro con una immigrazione multietnica a differenza del passato, il fatto che determinati gruppi di stranieri ricevano più spesso una rendita d’invalidità, rispetto alla popolazione di nazionalità svizzera e ad altri gruppi di migranti, suscita regolarmente discussioni e polemiche fomentate dalla Destra su eventuali abusi. Adesso due studi commissionati dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) fanno finalmente luce sulla questione, rispondendo ad alcuni interrogativi e rendendo così giustizia a tanti lavoratori immigrati ingiustamente accusati di abusi.
Infatti come informa nel suo sito la stessa Confederazione, secondo la statistica dell'AI, il tasso di nuovi beneficiari di rendita tra la popolazione in età lavorativa varia considerevolmente a dipendenza della provenienza degli assicurati: nel 2007, i cittadini turchi presentavano la percentuale più elevata di nuovi casi di rendita (0,83%), seguiti dagli ex jugoslavi, mentre i tassi dei cittadini dei paesi d’immigrazione tradizionali (Italia, Spagna e Portogallo) si situavano tra lo 0,37 e lo 0,53 per cento. Sempre nello stesso anno, il tasso di nuovi beneficiari di rendita dei cittadini svizzeri è stato dello 0,29 per cento, quello dei cittadini di Francia, Germania, Austria e Gran Bretagna ancora inferiore. Per individuare le cause di queste differenze, l’UFAS ha commissionato due studi.
Il primo analizza la procedura di esame delle richieste di rendita da parte degli uffici AI e dimostra che nel caso dei migranti l’accertamento del diritto alla rendita viene svolto in modo altrettanto accurato che nel caso degli svizzeri. Nella procedura dell’AI non sono pertanto riscontrabili fattori che determinino una diversa probabilità di ricevere una rendita.
Il secondo studio confronta la condizione sociale e lo stato di salute dei vari gruppi di popolazione. Dai risultati emerge che determinati gruppi presentano un tasso più elevato di nuovi casi di rendita rispetto agli altri, oltre che per la loro condizione professionale e sociale più bassa, anche e soprattutto a causa della loro maggiore vulnerabilità e del loro stato di salute peggiore. La somma di questi fattori permette di spiegare oltre il 90 per cento delle differenze nel caso dei cittadini ex jugoslavi e circa tre quarti nel caso dei cittadini turchi.
Di regola, dunque, le cause della concessione di queste rendite dell’Assicurazione Invalidità vanno cercate nei sistemi e nelle situazioni a monte dell’AI – quali il sistema educativo, il sistema sanitario, il mercato del lavoro e l’integrazione sociale – e vanno affrontate in collaborazione con essi. Attualmente sono in corso diverse iniziative in tal senso come, per esempio, ricorda sempre nel suo sito la Confederazione, il Programma Nazionale Migrazione e Salute (2008-2013), attuato dall’Ufficio federale della sanità pubblica, che prevede provvedimenti e progetti nei campi della prevenzione, dell’assistenza sanitaria, dell’educazione e della ricerca. Il loro obiettivo è quello di migliorare lo stato di salute della popolazione migrante, generalmente peggiore di quello della popolazione svizzera, e di promuovere l’integrazione di questi gruppi di persone. Nel quadro del programma è anche stato lanciato un secondo monitoraggio della salute della popolazione migrante in Svizzera, ancora in corso di svolgimento. I migranti di condizione sociale modesta hanno spesso difficoltà di comunicazione nei loro contatti con il sistema sanitario e le assicurazioni sociali svizzeri. Il ricorso a traduttori professionisti, promosso nel quadro del Programma nazionale Migrazione e salute, permette di regola di migliorare la qualità della terapia e delle cure. In Svizzera, vi sono già 650 traduttori interculturali ufficialmente riconosciuti.
Tutto questo non potrebbe essere preso da esempio anche in Italia prima che con gli immigrati si possano verificare situazioni analoghe già vissute in Svizzera dai nostri stessi emigrati e, adesso, dai nuovi flussi migratori?
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