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EMERGENGY, KABUL FRENA SULLE ACCUSE. L'ONG: FERMI SCADUTI, E' SEQUESTRO

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di: Redazione Nsd   
martedì 13 aprile 2010
(Il Messaggero) - Il portavoce del governo di Helmand smentisce quanto riferito dal Times, ossia che i tre italiani di Emergency arrestati in Afghanistan abbiano confessato di star preparando un attentato terroristico. Ma il quotidiano britannico oggi conferma la versione data. L'Ong intanto parla di fermo illegale per Marco Garatti, Matteo Dall'Aira e Matteo Pagani, perché scadute le 24 ore dopo le quali la procura avrebbe dovuto convalidare il fermo. E mentre il Pd parla di «montatura» e chiede che il governo riferisca in Parlamento, il sottosegretario agli Esteri Mantovani ribadisce....






E mentre il Pd parla di «montatura» e chiede che il governo riferisca in Parlamento, il sottosegretario agli Esteri Mantovani ribadisce i suoi dubbi su Gino Strada (fondatore di Emergency): il suo modo di agire non è neutrale, fa troppa politica. Strada parla di «guerra preventiva» contro gli operatori, testimoni della crudeltà della guerra e auspica che «non ci sia stato alcun coinvolgimento» del governo italiano. In un video la prova che all'operazione avevano partecipato anche soldati della Nato, cosa che inizialmente era stata negata.

Gino Strada: armi nascoste in ospedale, ma non da noi. «Qualcuno ha infilato le armi nel nostro ospedale di Lashkar-gah, ma certamente non i nostri internazionali arrestati dalle autorità afghane» ha detto stasera Gino Strada intervenendo a "Porta a Porta". «Noi siamo medici e infermieri, non siamo dalla parte di nessuno - ha detto Strada - Si è deciso di colpire il nostro ospedale. Questa è la prima guerra nella quale non c'è un giornalista del mondo a documentare quello che sta accadendo nella provincia dell'Helmand, mentre Emergency sta documentando quanto avviene. I nostri registri parlano in modo inequivocabile: il 34% dei feriti dai bombardamenti sono bambini sotto i 14 anni».

Smentita la notizia della confessione. «Il Times di Londra mi ha citato in modo sbagliato, soprattutto per il riferimento di un legame fra gli italiani ed al Qaeda, ed oggi ha chiesto scusa» ha dichiarato all'Ansa il portavoce del governo di Helmand, Daud Ahmadi.

Ma il Times insiste: Kabul mi ha detto che gli italiani avevano confessato. Il corrispondente del Times in Afghanistan, Jerome Starkey, conferma che il portavoce del governatore della provincia di Helmand ha parlato di confessione dei nove arrestati - tra cui i tre operatori italiani di Emergency - e di un loro coinvolgimento in un complotto per uccidere il governatore. «Posso confermare che in due occasioni, domenica 12 aprile 2010 - dice Starkey, raggiunto via email dall'Ansa - Daoud Ahmadi, portavoce del governatore di Helmand, ha detto al telefono che tutti i nove arrestati avevano confessato sul loro ruolo nel complotto per uccidere il governatore Gulab Mangal». «Ha fatto queste affermazioni al mio collega afghano e traduttore. Io sono rimasto abbastanza sorpreso quando ho sentito questa cosa, e ho chiesto che lo richiamassimo perchè chiarisse le sue frasi. È stato quello che ha detto nella seconda telefonata che è poi apparso nell'articolo sul Times», ha aggiunto il giornalista.

Emergency: ora è sequestro. Ormai per i tre sanitari italiani di Emergency possiamo parlare di sequestro. A sostenerlo è il responsabile comunicazione di Emergency Maso Notarianni, ai microfoni di CNRMedia. «A questo punto - ha dichiarato - possiamo parlare a tutti gli effetti di sequestro, dal momento che i tempi di un fermo legale sono scaduti. Sono scadute le 72 ore di fermo senza che vi sia stato un fermo restrittivo o qualsiasi altra comunicazione e non ci risultano notifiche a nessuna procura afgana».

Frattini: non li abbiamo abbandonati, parlare di sequestro è una polemica politica. «Non li abbiamo abbandonati. Vale anche per loro la presunzione di innocenza». Di fronte alle accuse di Emergency il ministro degli Esteri Franco Frattini, da Sarajevo, precisa che garanzie e tutele dei volontari di Emergency non si discutono e che l'Italia crede all' «impegno» preso dalle autorità afgane per il «rispetto dei loro diritti». A Emergency, che parla di «sequestro», dopo lo scadere delle 72 ore dall'arresto, il titolare della Farnesina risponde che si tratta di «frasi che hanno il sapore di una polemica politica che non aiutano» prima di tutto gli italiani. Frattini ha inviato a Kabul un magistrato italiano a seguire le «investigazioni» in prima persona. Parlare di sequestro, è il ragionamento di Frattini, significa trasformare in una «vicenda politica quella che è un'investigazione alle prime battute». Mercoledì 14 aprile, Frattini riferirà in Parlamento.

«Vi erano altre quattro persone che erano state trattenute in un primo momento a disposizione della polizia per indagini, ma sono intervenuto con il ministro degli Esteri e degli Interni afgani e abbiamo ottenuto che queste persone siano autorizzate a lasciare il paese - dice Frattini - Questo dimostra il mio impegno personale e dell'ambasciata fin dal primo momento».

«Se dovessero emergere accuse fondate nei confronti dei volontari di Emergency sarebbe per me, da italiano, un danno grave - ha detto Frattini - Se invece emergerà il contrario, ci saremmo risparmiati un danno orribile all'immagine dell'Italia».

Fassino: i fatti diranno che i tre sono innocenti. «Auspico che l'accertamento dei fatti sia il più rapido possibile, un accertamento che dimostrerà che questi tre italiani non c'entrano nulla con le accuse di terrorismo - ha detto Piero Fassino, responsabile Esteri del Pd - Lo dico sulla base della storia di questi tre cooperanti, che hanno prestato da anni azioni di volontariato in diverse parti del mondo. Non li vedo che armeggiano con giubbotti esplosivi. Insieme agli italiani lavorano 250 afghani: in mezzo a loro ci può essere di tutto, anche qualche amico dei talebani o qualcuno disponibile a una provocazione contro Emergency. Sappiamo anche che politicamente Gino Strada e gli altri hanno le loro posizioni politiche ed è legittimo. A qualcuno in Italia non è parso vero che i tre avessero confessato, ma questo è un gioco squallido».

Farnesina: il modo di agire di Gino Strada non è neutrale. A dichiararlo, in un'intervista a Sky Tg24 il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, in riferimento alle critiche del fondatore di Emergency nei confronti del governo italiano. «Credo che Emergency - ha detto il sottosegretario - che ha raggiunto obiettivi di altissimo livello umanitario e di grandissima tecnologia, non stia facendo una guerra alla Nato, non stia giudicando l'intervento in Afghanistan, non può e non deve giudicare le azioni di surge contro i talebani perché altrimenti si entra in politica e credo che la cosa si vada a complicare».

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa: Strada sia più prudente, capita di avere infiltrati accanto. Gino Strada dovrebbe essere più prudente e «evitare di accusare il governo afghano, di gridare al complotto della Nato e di tirare dentro il governo italiano». Sarebbe più saggio se «prendesse le distanze dai suoi collaboratori», perché «può sempre succedere di avere accanto, inconsapevolmente, degli infiltrati». Così ministro della Difesa Ignazio La Russa in un'intervista a La Stampa, nella quale paragona il caso che ha scosso l'Ong Emergency a quello di altri «infiltrati», come le Br con il Pci o i Nar con l'Msi.

Gino Strada: spero che il governo italiano non sia coinvolto. La presunta confessione degli operatori umanitari di Emergency arrestati in Afghanistan accusati di stare preparando un attentato ad un governatore locale è «la solita coglionata afgana, un clichè piuttosto vecchio, già visto troppe volte». A parlare, in un'intervista a La Stampa, è Gino Strada, leader di Emergency che sull'innocenza degli italiani metterebbe la mano sul fuoco e definisce l'arresto «una manovra coordinata», per la presenza, oltre ai servizi segreti afgani, anche dei militari dell'Isaf. L'auspicio di Strada è che «non ci sia stato alcun coinvolgimento» del governo italiano. «Spero con tutto il cuore - afferma parafrasando le parole del ministro Frattini - che il governo italiano non ne sapesse niente» e poi definisce «ridicole» le accuse del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, sui contatti «opinabili» di Emergency in Afghanistan. La vera ragione che sta dietro all'arresto, secondo Gino Strada, è che Emergency è «un testimone scomodo in un Paese occupato militarmente», dove «la guerra al terrorismo in realtà sta facendo molte vittime tra i civili inermi». Si tratta «di un copione già visto e stravisto più volte».

Pd: montatura. «La storia di Emergency e di Gino Strada è talmente limpida e trasparente che nessuno può venir meno al dovere di presumerne l'assoluta estraneità a qualsiasi connivenza», afferma il capogruppo del Pd nella commissione della Difesa della Camera, Antonio Rugghia. In mattinata i senatori Pd avevano presentato un'interrogazione urgente chiedendo a Frattini di spiegare in Aula se il governo era stato informato dell'azione contro l'ospedale di Emergency per fermare i tre cittadini italiani. Ad oggi, denuncia l'interrogazione firmata da Alberto Maritati, Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, non risulta che sia stata avanzata alcuna richiesta di consegna dei tre arrestati.

Buio sui tempi dell'inchiesta. Il ministero dell'Interno di Kabul sottolinea che l'inchiesta sulle armi trovate nell'ospedale di Emergency a Lashkar-Gah (Helmand) e sul fermo di nove persone, fra cui i tre italiani, è ancora in corso e per il momento non si può fare alcuna ipotesi sugli sviluppi della vicenda.

La procura di Roma sta seguendo l'evoluzione del caso. Nei prossimi giorni, indipendentemente dal fatto che le accuse ai tre esponenti di Emergency risultino fondate o no sarà aperto un fascicolo. Oggi, per fare il punto, c'è stato un incontro tra il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, capo del pool antiterrorismo, ed i carabinieri del Ros. Dopodomani, invece, sul caso dell'arresto degli operatori di Emergency, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sentirà il generale Adriano Santini, direttore dell'Aise.

Le accuse ai tre italiani. «Pistole, giubotti esplosivi, radio e altro equipaggiamento sono stati trovati nel magazzino dell'ospedale di Emergency supervisionato indirettamente dagli italiani». A ribadirlo è il portavoce del governatorato di Helmand, Daoud Ahmadi. Per le autorità afghane, inoltre, i 3 italiani avrebbero ucciso l'interprete del giornalista Mastrogiacomo, rapito nel 2007 in Afghanistan.





Tags:  emergency afghanistan helmand armi gino strada farnesina franco frattini marco garatti matteo dell'aira matteo pagani

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