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EMERGENCY: "VOLEVANO LIBERARSI DI NOI. ADESSO HANNO MANO LIBERA"

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 14 aprile 2010
(La Repubblica), di Rosalba Castelletti - Da quando Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani sono stati portati via dall'ospedale di Lashkar Gah dagli agenti dei servizi di sicurezza afgani, le giornate nella sede milanese dell'organizzazione umanitaria iniziano tre ore e mezzo prima. Tanta è la differenza di fuso orario con l'Afghanistan. A quattro giorni dal fermo, dei tre operatori dell'ong non si sa ancora nulla. "In questo momento - ci dice Cecilia Strada, presidente dell'ong - ci sono tre famiglie, centinaia di colleghi e un'intera organizzazione in ansia perché....






"In questo momento - ci dice Cecilia Strada, presidente dell'ong - ci sono tre famiglie, centinaia di colleghi e un'intera organizzazione in ansia perché sabato mattina eravamo al telefono con i nostri operatori a parlare di lavoro e il pomeriggio è calato il buio. Siamo tuttora nel buio".

A schiarire la mattinata di ieri è arrivata la notizia che gli altri cinque italiani sinora trattenuti presso i loro alloggi nella capitale provinciale di Helmand si trovino ora a Kabul. Ma non basta a risollevare Gino Strada: "Non è sicuro niente. Ci sono voci in un senso, poi smentite, poi riconferme, poi smentite. La sostanza è che non si hanno notizie". Quel che è certo, aggiunge il chirurgo fondatore dell'organizzazione, è che "da sabato nell'ospedale di Lashkar Gah non c'è più nessuno dei nostri. Un ospedale presidiato da polizia o forze di sicurezza che sia non è più un ospedale". Sono quattro giorni che denuncia che l'operazione di sabato altro non è che il tentativo di allontanare un testimone scomodo da un'area dove sotto i bombardamenti delle forze alleate il più delle volte finiscono civili e ora che nell'ospedale intitolato a Tiziano Terzani non c'è più personale internazionale, a Strada non resta che dire: "Se questo è il risultato che si voleva ottenere, lo scopo è stato raggiunto. Adesso hanno mano libera". Di un prossimo ritorno a Lashkar Gah al momento non si parla. "Per ora - dice Maso Notarianni, responsabile comunicazione dell'ong - la nostra prospettiva è portare a casa i nostri".

"Presto tutta questa montatura cadrà", ne è convinto Strada e, associandosi a Notarianni, aggiunge: "Adesso l'unica cosa che a noi interessa è che il governo afgano collabori con l'Italia per tutelare i diritti fondamentali dei nostri operatori che ad oggi sono trattenuti senza che si sappia a che titolo o perché, privati di un avvocato difensore, privati di poter contattare i loro familiari, non solo privati della loro libertà". In attesa che l'audizione del ministro italiano degli Esteri Franco Frattini prevista oggi in Parlamento faccia un po' di chiarezza, è proprio questa mancanza d'informazioni a spazientire. "Che il nostro ambasciatore non sappia dove si trovino i nostri e quali siano le accuse mosse contro di loro - continua Strada - la trovo una mancanza di rispetto nei confronti non tanto nei confronti di Emergency, che pure dal 1999 a oggi ha curato gratuitamente circa due milioni e mezzo di afgani, ma del governo italiano". E conclude: "Se l'Afghanistan vuole presentarsi come uno Stato di diritto, questo è davvero il momento di dimostrarlo rispettando la stessa legge afgana che prevede una serie di tutele che in questo momento non vengono garantite".

L'unica nota positiva nel "buio" di questi giorni sono le sempre più numerose sottoscrizioni all'appello "Io sto con Emergency" promosso sul sito dell'organizzazione - oltre 220mila in 48 ore, tra cui quelle di Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Stefano Bollani e Arnoldo Foà - e le crescenti adesioni alla manifestazione che si terrà sabato pomeriggio a Roma a Piazza Navona. "Speriamo che la mobilitazione si possa trasformare in una festa per il rilascio - conclude Cecilia Strada - Ma se anche ciò accadesse, a funestare la nostra gioia ci sarà sempre un pensiero: i milioni di afgani ancora "prigionieri" della guerra".





Tags:  emergengy gino strada lashkar gah arresti farnesina helmand karzai

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