EMERGENCY, ACCUSE AGLI ARRESTATI. GLI AFGHANI FRENANO: INCHIESTA APERTA |
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di: Redazione Nsd
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lunedì 12 aprile 2010 |
(La Repubblica) - C'è una battuta d'arresto nella vicenda che riguarda i tre operatori di Emergency fermati, con altre sei persone, a Lashkar Gah in Afghanistan con l'accusa di aver partecipato a un complotto per uccidere Goulab Mangal, governatore della provincia di Helmand. Fino a poche ore fa si era parlato di una presunta confessione dei cooperanti, stando alle parole del portavoce della stessa provincia, Daoud Ahmadi, citato dal Times. Ma Kabul frena: l'inchiesta dei servizi di informazione afgani sulla vicenda è ancora in corso, dichiara all'agenzia di stampa Ansa il portavoce del ministero dell'Interno a Kabul, Zamaray Bashary: "Le indagini continuano e - ha precisato - per il momento non si può fare alcuna ipotesi sugli sviluppi".
Matteo Dell'Aira, infermiere e coordinatore medico, il chirurgo d'urgenza Marco Garatti, veterano dell'Afghanistan e il tecnico della logistica Matteo Pagani sono in stato di fermo in una struttura dei servizi di sicurezza afgani. L'ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer, li ha incontrati e li ha trovati "in buone condizioni"; a lui le autorità afgane avrebbero assicurato un'indagine "rigorosa e spedita".
La precisazione di Kabul. Peraltro è lo stesso Ahmadi a smentire, o quanto meno a correggere il tiro sulle proprie dichiarazioni. Contattato da Il Giornale, precisa: "Non ho mai accusato gli italiani di Emergency di essere in combutta con al Qaeda, ho solo detto che Marco (Garatti, il chirurgo della ong, ndr) stava collaborando e rispondendo alle domande". Ahmadi ha aggiunto che il presunto attentato "è responsabilità di alcuni individui", "questo non significa che l'intero ospedale di Emergency doveva portare a termine la missione. Spero che gli italiani collaborino con noi per fare pulizia di certa gente con intenti criminali", ha aggiunto.
Tensione Strada-Farnesina. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini,"prega" che nessun italiano abbia direttamente o indirettamente compiuto "atti di questo genere", "sarebbe una vergogna per Italia". Emergency definisce "ridicole" le accuse delle autorità afgane. Secondo Gino Strada "si tratta di una sporca manovra" finalizzata a estromettere Emergency dal sud dell'Afghanistan, una "guerra preventiva" per "togliere di mezzo un testimone scomodo prima di dare il via ad un'offensiva militare". Durante una conferenza stampa a Milano, il fondatore di Emergency ha fatto riferimento a "un video che mostra la presenza, fuori e dentro l'ospedale, delle truppe Isaf", circostanza che confermerebbe il coinvolgimento della Nato nella vicenda - ieri un portavoce dell'Alleanza aveva smentito la partecipazione dell'Isaf attribuendo ogni responsabilità ai servizi di sicurezza afgani.
Il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica conferma la presenza di truppe Iasf ma, quanto alle accuse contro Emergency, si dice "perplesso" sul fatto "che la verità dia ragione a Gino Strada" e sostiene che l'ong fa "troppa politica". Più tardi lo stesso Frattini rincara la dose: "Quelle di Strada sembrano dichiarazioni politiche, non quelle di un medico che vuole salvare la vita alla gente".
L'appello: "Io sto con Emergency". L'ong ha pubblicato sul suo sito - dove tutti possono sottoscriverlo - l'appello "Io sto con Emergency". Si riassume la vicenda dei cooperanti arrestati e si ribadisce che "Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso". Fra i firmatari dell'appello, Maurizio Costanzo, don Gino Rigoldi, Ettore Mo, Marco Travaglio, Gianni Mura.
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