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AFGHANISTAN: KARZAI INCASSA APPOGGIO CONFERENZA KABUL, TRANSIZIONE NEL 2014

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di: Redazione Nsd   
mercoledì 21 luglio 2010
(Adnkronos) - Entro il 2014 l'Afghanistan tornerà agli afghani. Alla Conferenza internazionale di Kabul, a nove anni dall'inizio della guerra, Hamid Karzai ha incassato ufficialmente l'appoggio dei suoi alleati al piano per il trasferimento delle responsabilità in materia di sicurezza alle forze locali. Al nono appuntamento in una capitale blindata, ma non del tutto impermeabile alle minacce degli insorti, li ha anche convinti, puntando sul suo impegno per la ''buona governance'', a destinare il 50% degli aiuti direttamente alle casse di Kabul (rispetto al 20% attuale) per concentrare gli ''sforzi su un numero limitato di programmi nazionali e progetti destinati a trasformare la vita della gente e rafforzare la coesione tra Stato e cittadini''....






Via libera dalla Conferenza anche al piano di riconciliazione e reintegro dei Talebani voluto da Karzai e attenzione per la tutela dei diritti delle donne.

''La comunita' internazionale esprime il suo sostegno all'obiettivo del presidente dell'Afghanistan affinche' le forze di sicurezza nazionale afghane guidino e conducano le operazioni militari in tutte le province entro la fine del 2014'', si legge nel comunicato finale della Conferenza a cui hanno partecipato rappresentanti di oltre 60 Paesi, compreso il ministro degli Esteri Franco Frattini. Sul trasferimento di responsabilita' c'e' accordo, ma in ogni caso il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha spiegato che l'Alleanza rimarra' in Afghanistan anche dopo che le forze locali avranno preso il controllo della sicurezza.

La transizione, infatti, avverra' ''per gradi'' sulla base del realizzarsi di alcune ''condizioni'' e non su quella di un ''calendario''. D'accordo con Rasmussen, il titolare della Farnesina, Franco Frattini, secondo cui la ''presenza militare e' ancora necessaria''. E quando la transizione ''sara' realizzata - ha proseguito il segretario generale della Nato - le forze internazionali non andranno via, ma assumeranno un ruolo di supporto''. ''La nostra missione si concludera' - ha detto - quando e solo quando gli afghani saranno in grado di garantire la sicurezza in modo autonomo''.

Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha confermato l'inizio del ritiro per il luglio del 2011 (tre anni prima del 'passaggio di consegne' agli afghani) per l'avvio di ''una nuova fase'' e non come ''fine'' di un impegno, che invece si focalizzera', stando alle promesse, sullo sviluppo. Ma dal segretario di Stato e' arrivata anche la consueta esortazione a Karzai a fare di piu' nella lotta alla corruzione, con la richiesta di ''risultati'' concreti perche' ''c'e' ancora molto da fare''. Sulla necessita' di concentrare gli impegni per lo sviluppo dell'Afghanistan si e' soffermato anche Frattini, spiegando che l'Italia, oltre allo sforzo per la formazione delle forze di sicurezza afghane, e' impegnata in un lavoro di 'capacity building', di formazione di quadri afghani, e a dare piu' spazio all'intervento civile nell'opera di ricostruzione in Afghanistan con un ampliamento della componente civile del Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat, dove l'Italia guida il Regional Command West della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).

Nonostante l'appuntamento odierno non fosse una conferenza dei donatori, Kabul ha comunque ottenuto nuovi aiuti, anche in vista delle elezioni parlamentari in calendario per settembre. Con il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, le autorita' afghane hanno raggiunto un accordo per un nuovo piano triennale di interventi economici da 125 milioni di dollari.

Dalla Conferenza Karzai ha poi conquistato l'appoggio, che chiedeva da mesi alle cancellerie occidentali, per il suo piano di riconciliazione e reintegro dei Talebani, nonostante i timori per gli
effetti che potrebbe avere sulla condizione delle donne. I Talebani rappresentano ''un nemico comune che ci danneggia tutti e contro cui dobbiamo essere uniti'', ha detto il padrone di casa davanti ai suoi ospiti, da cui si aspetta ''sostegno per le iniziative di pace''.

E secondo il quotidiano britannico 'Guardian', la Casa Bianca, rivedendo la sua strategia, sta mostrando aperture rispetto all'idea di negoziati con esponenti dei Talebani, attraverso la mediazione di parti terze, possibilmente coinvolgendo Pakistan e Arabia Saudita. In alcuni documenti del governo afghano di cui l'agenzia 'Dpa' riferisce di aver preso visione, si legge che la strategia di Karzai mira a persuadere oltre 36mila Talebani ad abbandonare le armi entro il 2015. Concretamente, il piano di pace necessita di stanziamenti pari a 784 milioni di dollari.

Nonostante le imponenti misure di sicurezza, sulla Conferenza, tenutasi nell'aeroporto di Kabul, ben lontano dal centro della citta', ha comunque pesato la minaccia degli insorti. Nella notte alcuni razzi sono stati lanciati contro la capitale e sebbene non abbiano provocato vittime (pur costringendo l'aereo con a bordo il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il ministro svedese degli Esteri, Carl Bildt, ad atterrare in una base Usa) hanno dimostrato che gli obiettivi di Karzai sono piu' che ambiziosi.

Per consentire il ritiro delle forze della coalizione (circa 150mila soldati), Karzai ha proposto di portare nelle fila dell'Esercito 170mila uomini e in quelle della polizia 134mila agenti entro l'ottobre del 2011. Inoltre, 36mila ex insorti verranno reintegrati nella societa'. Ma il problema resta quello delle competenze di soldati e agenti, che, tra l'altro, dovranno sorvegliare i porosi confini dell'Afghanistan, primi tra tutti quelli con Iran e Pakistan. Dal 2008 le forze afghane hanno formalmente assunto il controllo della sicurezza a Kabul. Ancora oggi i militari della Nato continuano a pattugliare le strade della citta'. Quello che si mostra, nella logica della transizione senza calendario, e' il ''volto afghano''.





Tags:  afghanistan conferenza internazionale kabul karzai exit strategy

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