HomeATTUALITA' SICUREZZA: LA CONSULTA SALVA LE RONDE SOLO A META'. NO A INTERVENTI IN SITUAZIONI DI DISAGIO SOCIALE
SICUREZZA: LA CONSULTA SALVA LE RONDE SOLO A META'. NO A INTERVENTI IN SITUAZIONI DI DISAGIO SOCIALE
di: Redazione Nsd
venerdì 25 giugno 2010
(NSD) - Via libera alle "ronde" per segnalare fatti che rappresentino un rischio per la sicurezza urbana ma niente impiego in situazioni di "disagio sociale". Questa in estrema sintesi la decisione della Corte Costituzionale che ha, dunque, ha parzialmente bocciato le norme del pacchetto sicurezza (approvato in via definitiva al Senato lo scorso luglio fra molte polemiche), ma ha anche dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle regioni Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Umbria. Durissimo il Coisp: "il Governo ammetta l'ennesimo flop normativo in tema di gestione della sicurezza"....
La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle regioni Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Umbria sul provvedimento del governo istitutivo delle cosiddette ronde. Vale a dire, in merito alla possibilità degli enti locali di avvalersi, della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di Polizia dello Stato o locali eventi che possano recare danno alla sicurezza urbana. Ha invece dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 40, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole "ovvero situazioni di disagio sociale".
Dunque l’impiego di cittadini non armati ai fini della tutela della sicurezza urbana è legittimo, ma non per segnalare situazioni di “disagio sociale”.
Sul concetto di "sicurezza urbana", si legge nella sentenza redatta dal giudice Giuseppe Frigo, il "dettato della norma impugnata non è in contrasto con la previsione costituzionale", poiché "coerente" con una lettura di tale concetto "evocativa della sola attività di prevenzione e repressione dei reati. Significative in tale direzione appaiono segnatamente le circostanze che la decisione del sindaco di avvalersi delle associazioni di volontari richieda una intesa del prefetto, che le associazioni debbano essere iscritte in un registro tenuto a cura dello stesso prefetto, previo parere, in sede di verifica dei requisiti, del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che il sindaco debba preferire le associazioni costituite da personale in congedo delle forze armate o di altri corpi dello Stato, ossia da soggetti già impegnati istituzionalmente, o talvolta utilizzati in funzione integrativa nell'esercizio di attività di prevenzione e repressione dei reati, che, infine, le segnalazioni degli osservatori siano indirizzate in via esclusiva alle forze di polizia, statali o locali".
Inoltre, osserva la Consulta, bisogna tener conto del fatto che "le associazioni di volontari svolgono una attività di mera osservazione e segnalazione e che qualsiasi privato cittadino può denunciare i reati, perseguibili d'ufficio, di cui venga a conoscenza" e che tra i compiti istituzionali della Polizia di Stato vi sia l'esercizio delle funzioni "al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini, 'sollecitandone la collaborazione'".
Del tutto diversa, invece, la questione inerente l'impiego delle 'ronde' in "situazioni di disagio sociale": questo, secondo la Corte, è "elemento spurio ed eccentrico rispetto alla ratio ispiratrice delle norme", in quanto "gli interventi del prefetto e del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, la preferenza accordata alle associazioni fra appartenenti in congedo alle Forze dell'ordine, la circostanza che le segnalazioni dei volontari siano dirette alle sole forze di Polizia (e non invece agli organi preposti ai servizi sociali), previsioni tutte pienamente coerenti in una prospettiva di tutela della 'sicurezza urbana', intesa come attività di prevenzione e repressione dei reati in ambito cittadino, perdono tale carattere quando venga in rilievo il diverso obiettivo di porre rimedio a condizioni di disagio ed emarginazione sociale".
COMMENTI
EVANGELISTI (IDV): "Per fortuna che ancora esistono in questo Paese organi come la Corte costituzionale che ristabiliscono principi di equità e giustizia e rimediano ai pasticci di questa maggioranza".
SANTELLI (PDL): "La sentenza della Corte Costituzionale lascia inalterata la valenza delle associazioni di volontari che possono contribuire alla sicurezza urbana. Se, come appare, l'incostituzionalità della norma è relativa solo alle situazioni di disagio sociale è ovvio che la Corte si è espressa in modo favorevole sulla norma del pacchetto sicurezza riconoscendo il valore dell'ausilio che i cittadini-volontari possono dare all'attività di prevenzione e repressone dei reati svolta dalle Forze dell'ordine".
DI GIOVAN PAOLO (PD): "La bocciatura da parte Consulta delle ronde in situazioni di disagio sociale dimostra lo spirito demagogico con cui questa legge è stata fatta. Il disagio sociale è aumentato con la crisi e la maggioranza non riesce a dare risposte. Per la Consulta, l'impiego delle ronde in situazioni di disagio sociale è riconducibile alla competenza legislativa regionale residuale. Non c'è che dire: la Lega in sostanza si è data la zappa sui piedi, perché ha voluto una legge che va contro il federalismo e ogni forma di decentramento".
COISP: "Abbiamo perso il conto di quante siano state le norme, varate dal Governo Berlusconi, che la Suprema Corte ha dichiarato incostituzionali e già questo basterebbe perché il Governo Berlusconi lasciasse la guida del Paese per manifesta ignoranza (nel senso di ignorare). Ma la decisione di ieri in merito alle ronde rende finalmente giustizia al nostro buon senso contro gli atteggiamenti spot dell'esecutivo. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'impiego delle ronde in situazioni di disagio sociale. Questo, secondo la Corte, è elemento spurio ed eccentrico rispetto alla ratio ispiratrice delle norme. Elemento spurio ed eccentrico così scrivono i giudici e, ci si creda o no, a noi non fa proprio piacere leggere che chi è chiamato a legiferare su cose di vitale importanza, si serva di elementi spuri ed eccentrici. E più che non farci piacere ci preoccupa moltissimo. Ecco perché a questo punto ci aspettiamo che il Governo ammetta l'ennesimo flop normativo in tema di gestione della sicurezza. Sarebbe un gesto di enorme responsabilità che cancellerebbe l'onta di aver pensato a una legge spuria ed eccentrica”.
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